CORSO DI TERAPIA BIORADIANTE
L’energia bioradiante è costituita da onde elettromagnetiche, in parte
di tipo termico, in parte di tipo bioelettrico. Il bioterapeuta non
possiede quindi poteri paranormali e tanto meno soprannaturali.
È infatti accettato da tutti gli scienziati che ciascun essere vivente,
vegetale o animale, emette attorno a sé alcune radiazioni. Questo tipo
di energia non è altro che l’insieme delle particelle che si irradiano
all’esterno di un organismo, proveniente dal complesso dei fenomeni
vitali che si verificano in ciascuna cellula: viene quindi convogliata
alle mani, che possono essere utilizzate come elettrodi per la
trasmissione, ad altri corpi, dell’energia bioradiante.
La sua intensità riflette l’equilibrio psicofisico della persona che la
emana e può variare a seconda delle condizioni di salute del terapeuta
(www.donnamoderna.com/).
Sommario
Il termine "Terapia bioradiante" sottintende il
trattamento per mezzo dell’energia vitale (prana) che pervade tutto
lo spazio così come il corpo umano.
Il terapeuta agisce attraverso l’imposizione delle mani o con altri
mezzi, trasmettendo un fluido vitale prodotto dalle radiazioni
psicofisiche. Secondo il dottor Piero Cassoli, del Centro Studi
Parapsicologici di Bologna, i "terapeuti sono coloro che possono e
intendono influire sullo stato di malattia di un altro essere vivente,
anche del mondo animale e vegetale, con la semplice imposizione delle
mani sul corpo del paziente (per contatto o a breve distanza) senza
l’uso di alcun altro mezzo".
Per alcuni il ricorso alla Terapia bioradiante rappresenta l’ultima spiaggia,
dopo aver vagato da un medico all’altro alla ricerca di risultati mai
raggiunti; per altri è in parte curiosità, e per altri ancora paura di
sottoporsi a cure mediche lunghe e dolorose. Vi è però un’altra ragione,
quasi sempre presente: la possibilità di trovare nel terapeuta un
"amico" e un confidente, che si prende a cuore il caso personale: lontani da ogni
pericolo di isolamento o di trattamento fatto soltanto a scopo
speculativo.
L’azione risanatrice di questa forma di terapia naturale dipende dal
fatto che esiste un’energia vitale che il terapeuta riceve dal cosmo
e trasmette al soggetto. Questa energia bioradiante è reale ed effettiva
in quanto agisce sullo sviluppo delle piante e dei vegetali in genere,
sulla cicatrizzazione delle ferite e sulla guarigione di organi malati.
Durante il trattamento, il soggetto generalmente avverte una sensazione
di calore diffuso e una leggerezza generale. Per certo l’applicazione
della Terapia bioradiante può essere molto vantaggiosa, i risultati raggiunti
sono ampiamente documentati e numerose ricerche sono in atto allo scopo
di conferire dignità scientifica a questa pratica poco ortodossa.
La Terapia bioradiante, se praticata correttamente, può effettivamente
condurre a un miglior utilizzo dell’energia vitale, senza provocare
effetti secondari o dare assuefazione. Va precisato che questa
forma di terapia non mira alla semplice inibizione del sintomo, ma
alla rimuozione delle cause originarie.
Leggiamo in una dispensa, scritta da A. Bianchi e distribuita
durante il secondo Congresso internazionale di Pranoterapia (Milano,
gennaio 1984): "Il soggetto, che ricorre a questa terapia, chiede non solo
di risolvere i problemi del suo corpo, ma anche di ritrovare la sua
identità personale e di riempire la sua solitudine attraverso un
rapporto di fiducia e di solidarietà.
(...) La riscoperta della semplicità e della naturalezza,
il ritorno all’essenzialità dei rapporti, con la naturale
disponibilità in contrapposizione alla disumanizzazione operata
dalla tecnologia, è a mio avviso un motivo del successo e dei
risultati ottenuti con la Terapia bioradiante, a condizione che la stessa
sia praticata da persone che, oltre alla accertata idoneità,
ne esaltino e ne caratterizzino la profonda forza innovatrice con
quella carica umana e quel carisma che le distinguono dalle altre".
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