STRUMENTI PER DIAGNOSI E TERAPIA
LA RADIESTESIA
SOMMARIO:
- La Radiestesia è stata definita "l'arte di scoprire,
grazie al pendolino o alla bacchetta, ciò che è nascosto alle
facoltà normali ma la cui esistenza è reale".
- Con "Radiestesia medica" si indica la
possibilità di fare un'accurata valutazione delle condizioni di salute e dell'ambiente in cui vive una data persona. Un
radiestesista competente può localizzare le zone ammalate in un organismo ed anche le aree con energie insalubri o stress
elettromagnetico (alta tensione, TV, computer, telefonini, ecc.), all'interno di un edificio.
Queste condizioni potrebbero essere la causa di alcune disfunzioni o malattie.
La parola "Radiestesia" (coniata dall'abate Alex Bouly nel 1929)
deriva da due radici, una greca radius, raggio e l'altra latina
aistetis, sensibilità.
La Radiestesia è una forma di percezione extrasensoriale che
permette all'uomo di mettersi in contatto con il mondo che lo
circonda in un modo tutto particolare, assai più preciso e
profondo di quanto non riuscirebbe a fare con i suoi cinque
sensi. Tuttavia per poter praticare con successo la Radiestesia
è necessario esercitarsi con costanza e pazienza, e questo non
solo per affinare la propria sensibilità e sviluppare le proprie
doti psicofisiche, ma soprattutto per impadronirsi con sicurezza
delle tecniche e dei metodi di questo tipo di ricerca.
Una persona sufficientemente sensibile, utilizzando la
Radiestesia a scopo medicale, può analizzare l'organismo umano e
stabilirne le condizioni. In un secondo tempo potrà anche fare
una scelta al fine di determinare la dieta o le cure più adatte
per mantenere o riconquistare uno stato di buona salute.
Malcom Rae, nato nel Cheshire nel 1913, un pioniere nel campo
della radiestesia medica, disse che il senso radiestesico
"ha molte caratteristiche in comune con i sensi più umili:
vista, udito, tatto, gusto e olfatto. Non dovrebbe quindi essere
considerato misterioso, solo più sottile e meno compreso".
Durante una conferenza sul suo lavoro, nel 1970, Rae
dichiarò: A lume di logica, ritengo di poter credere che questo
senso funzioni benissimo in ogni circostanza, quando esiste
qualcosa da scoprire. Gli occhi vedono dove c'è luce. Il senso
radiestesico dovrebbe quindi scoprire l'esistenza di qualsiasi
cosa a cui esso reagisce.
Rae ritiene che, quando due operatori diversi ottengono due
risultati diversi in fase di diagnosi, la discrepanza non sia
dovuta ad una differenza nel loro senso radiestesico, ma nel modo
in cui essi l'hanno usato. Gli occhi di due persone vedono la
stessa immagine, se guardano lo stesso punto e dallo stesso punto
di vista. Nello stesso modo il pendolo deve dare le stesse
risposte se viene tenuto da due individui forniti di senso
radiestesico, purché i due formulino esattamente le stesse
domande e che nessuno dei due si sforzi di lavorare in
circostanze sfavorevoli.
Rae pensa, quindi, che sia tassativo per coloro che
usufruiscono di questo sesto senso, che la formulazione delle
domande da sottoporre al loro senso radiestesico sia fatta con la
massima precisione possibile.
Rae stabilisce anche i seguenti punti che ritiene molto
importanti:
- Dobbiamo allontanare l'idea che il senso radiestesico sia
qualcosa di "spiritico"; è un senso perfettamente
naturale, presente in tutti allo stato latente e sviluppato in
varia misura in molti. Non c'è quindi ragione di supporre che
esso sia meno attendibile e meno utile degli altri sensi, purché
lo si usi bene. Anzi, in un certo modo può risultare più utile
degli altri sensi, perché ci può dare accesso immediato a fonti
di informazione che gli altri sensi non percepiscono.
- Poiché dobbiamo mettere a fuoco questo senso mediante i
nostri pensieri e domande, le informazioni ottenute saranno
precise nella misura in cui lo sono i nostri pensieri.
Analogamente, gli occhi ci danno informazioni precise se noi li
dirigiamo e mettiamo a fuoco correttamente, cosa che facciamo
senza rendercene conto; e le orecchie ci daranno risposte esatte
se noi ci concentriamo sui suoni che ci portano.
Nota: nella lingua italiana il termina rabdomante indica colui che per fare le sue
ricerche usa la bacchetta e radiestesista colui che usa il pendolino.
I Cinesi usavano già l'arte della rabdomanzia circa duemila
anni prima della nostra Era, ed erano divenuti cercatori molto
esperti di nella ricerca di acqua, minerali, ecc. Per effettuare
le ricerche utilizzavano una bacchetta che differiva da quella
classica perché era biforcuta ed ogni estremità veniva
sostenuta da un diverso operatore.
Si dice che un Imperatore cinese, appartenente alla dinastia
Hia, sia stato uno dei più grandi cercatori di acqua
dell'antichità. Un'incisione su legno, datata 147 b.C., lo
rappresenta con in mano un oggetto la cui forma richiama quella
di un diapason. Uno scritto spiega, senza possibilità di
malintesi, che tale attrezzo veniva usato come strumento
rabdomantico.
In Egitto, le ricerche effettuate nelle tombe della Valle dei
Re, hanno permesso di scoprire alcune bacchette ed anche un certo
numero di strumenti stranamente simile ai pendolini usati dai
radiestesisti. A cosa servivano? Sembra che fossero usati dal
Faraone, i suoi sudditi ed i sacerdoti nei templi. Si trattava
certamente di una scienza magica e segreta.
Sembra anche che Mosè fosse stato un rabdomante. Egli era un
profondo conoscitore della scienza e dei segreti degli Egiziani e
questo, tra gli altri prodigi, gli ha permesso di trovare l'acqua
in pieno deserto.
Si racconta anche che quando Romolo fondò Roma, un ragazzo
sensibile, probabilmente un rabdomante, sali insieme a lui in
cima al colle e, bacchetta alla mano, decise dove si trovava
l'area con le energie più favorevoli per la costruzione della
città.
Scorrendo la storia scopriamo che quando le legioni Romane
avanzavano verso la Gallia e la Germania, i loro eserciti erano
preceduti da "portatori di bacchette," la cui missione
consisteva nel trovare l'acqua, spesso sotterranea, essenziale
per il rifornimento dei soldati. In questo modo fu scoperto anche
un certo numero di fonti termali.
Il vantaggio della Radiestesia, qualora applicata alla
medicina, consiste nel fatto che diventa possibile acquisire
molte informazioni che non potrebbero essere ottenute in altro
modo; neppure con le apparecchiature più sofisticate. Si possono
perciò aggiungere utili informazioni a quelle ottenute con un
esame clinico ed aiutare moltissimo a risolvere i problemi del
paziente.
Vi sono alcune informazioni che si possono ottenere con gli
esami tradizionali, ma è bene sottolineare che un esame
radiestesico può essere eseguito in qualunque luogo tranquillo
ed in tempo brevissimo, purché sia disponibile un testimone
della persona da esaminare (campione di saliva, fotografia,
firma, ecc.).
Mentre alcuni operatori sviluppano un interesse piuttosto
ristretto nel campo delle ricerche radiestesiche, non esiste
alcuna ragione perché delle persone formate scientificamente
ritengano che l'intero argomento non meriti assolutamente la loro
attenzione. È comunque provato che la sensibilità
umana ha una tale potenzialità operativa che spesso, utilizzando
dei metodi assai semplici di verifica. si possono conseguire dei
risultati preziosi ed affidabili.
- 1. Michel Moine, Guida alla Radiestesia.
Armenia Editore.
- 2. Brani tratti da: An Introduction to Medical Radiesthesia and Radionic,
by Vernon D. Wethered, B.sc. The C.W. Daniel Company Limited, London, 1974.