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Aspetti sconcertanti della Medicina UfficialeCome ti smonto il business dei vacciniIntervista al dottor Di CeccoTratta da: www.ilribelle.com - 20 gennaio 2012.Raffaele Di Cecco, medico friulano specializzato in Igiene e
Medicina preventiva ed in pneumologia, ma con una particolare
passione per l'epidemiologia e le vaccinazioni, ha accettato di
fornirci il suo punto di vista "ribelle" sull'argomento, nonostante
i rischi e le noie a cui potrà andare in contro in questo modo. Il
business dei vaccini si è fatto decisamente pervasivo, in questi
anni, ma le decisioni sono prese, oltre che dalle multinazionali
farmaceutiche, da persone che non hanno neppure cognizioni di causa.
Ringraziamo il dottor Di Cecco per la disponibilità, e per il
coraggio.
Dottore, c'è chi afferma che con un sistema immunitario supportato da acqua pulita, un sonno adeguato, condizioni di vita decenti e cibo abbastanza buono, pochi saranno a rischio di morire per un'infezione. Cosa ne pensa? È un'affermazione verissima. Dobbiamo realisticamente accettare il fatto che ad ogni epidemia influenzale qualcuno ci lasci. È un fatto normale, come quando camminando in un bosco ci si imbatte in un albero vecchio: lo si riconosce perché, a differenza di quelli più giovani, è avviluppato dalle piante parassite, testimonianza del suo indebolimento. L'influenza ha questa caratteristica, ma per quasi tutti, compresi gli anziani in buona salute, è un'affezione leggera, benigna e a risoluzione spontanea. Non è la peste di Milano. È pericolosa sì per i soggetti più deboli, ma purtroppo in questi ultimi la vaccinazione è poco efficace, mentre in tutti gli altri serve a poco o nulla. Inoltre, il numero di persone colpite durante un'epidemia influenzale non supera il 4% dei soggetti non vaccinati. Anche perché il virus "cambia d'abito" anche durante l'epidemia. In altre parole, ci si vaccina per un virus che qualche tempo dopo potrebbe essere diverso da quello per cui ci si era vaccinati. Inoltre, la maggioranza assoluta delle cosiddette "influenze" in realtà influenze non sono. Sono malattie causate da altri virus. Un altro aspetto interessante, è che in caso di vaccinazione di soggetti in età lavorativa si hanno prove poco convincenti dell'efficacia della stessa nella riduzione delle assenze per malattia. In realtà, molti non si infetteranno neanche. Cosa sono veramente i vaccini? La vaccinazione può essere rivolta contro agenti patogeni (batteri o virus) o contro proteine (tossine). Quando si parla di vaccinazioni è sempre bene tenere presente la gravità della malattia che andiamo a prevenire, e mettere sullo stesso piano i diversi tipi di vaccinazione è un grosso errore. Che cosa ne pensa della continua promozione di questi vaccini attraverso la prevenzione? Quando un uomo politico fa il suo programma, ci mette sempre dentro la prevenzione (anche se in pochi sanno cosa sia), rimanendo sempre un concetto molto vago. Del resto, è un concetto che paga molto bene in termini elettorali. Quando il politico viene eletto a livello nazionale in seguito alle sue promesse, trasforma il programma politico in progetti, che si traducono a loro volta in azioni finanziate a livello di Regioni. A livello regionale il politico locale adotta le medesime strategie elettorali sapendo, inoltre, di avere il vantaggio di ottenere il finanziamento delle sue promesse elettorali. Scendendo, in termini di responsabilità riguardo ad un programma vaccinale, dal livello di Consiglio regionale si arriva ai direttori generali delle aziende sanitarie, che sono in gran parte laureati in discipline diverse dalla Medicina, trattandosi di tecnici che decidono il "come", più che il "cosa" fare. Pochi sanno infine che i direttori generali sono soggetti a meccanismi premianti attraverso incentivi economici qualora centrino l'obiettivo di vaccinare oltre una certa percentuale della cosiddetta "popolazione target". Da quel punto in poi non ci sarà più nessuno nella condizione di bloccare l'operazione. Scendendo ancora ci sono i responsabili dei distretti (questa volta si tratta di medici); poi i medici, che operano direttamente sul territorio. Gli interessi dei medici, appunto. È vero che i professionisti della salute sono paradossalmente esclusi dalla possibilità di esprimere una loro opinione in tema di vaccinazione antinfluenzale? I medici hanno da una parte interessi e dall'altra paura. Gli interessi sono evidenti: il medico che vaccina è soggetto alla lusinga del premio economico, ricevendo una quota per ogni dose iniettata, più un ulteriore premio se vaccina oltre il 70% della sua popolazione target (tutti noi ad inizio stagione vaccinale riceviamo l'elenco dei soggetti vaccinandi: operazione molto costosa in termini organizzativi). Questo è il lato economico, ma ce n'è uno molto più potente: quello della paura. Un medico che si ritrova di fronte ad una proposta vaccinale che alla fine diventa un'imposizione, non ha voce in capitolo nel momento in cui volesse denunciare la scarsa, o meglio, nulla efficacia di certi vaccini, se non esponendosi drammaticamente in prima persona. Infatti, il medico che dovesse provare a mettersi contro una macchina così bene organizzata, in caso di influenza di un suo paziente che dovesse finire male sarebbe indifendibile. Per il medico, quindi, la vaccinazione assume un valore "consolatorio", una sorta di rifugio in cui si ripara dalle cacce alle streghe che ormai si scatenano per ogni nonnulla. Ma chi fornisce dati e statistiche relative all'uso dei vaccini, chi si occupa della letteratura medica in questo senso? La maggior parte della letteratura è finanziata dall'industria farmaceutica. La letteratura, fonte dalla quale noi medici ci abbeveriamo per capire e per conoscere, spesso dice cose l'una opposta all'altra. Il fatto che l'opinione corrente sostenga che la vaccinazione è sicura ed efficace è il frutto di una scelta accurata della letteratura, appunto, che è pro-vaccinazione. Quella contro, invece, essendo una voce contraria ad un grosso interesse, che annoda settori sociali che come abbiamo visto arrivano fino a quello politico, rimane un po' indietro. Chi ha accesso alla letteratura medica una sua opinione, comunque, se l'è già fatta: gli operatori sanitari (medici ed infermieri) che decidono di vaccinarsi sono, secondo i dati, una minoranza assoluta. Ci si è mai chiesto perché? Sono davvero tutti degli irresponsabili? Eppure mai nessun medico oserà mai dire nulla sull'affidabilità della vaccinazione anti-influenzale. Perché anche solo dirlo significa esporsi moltissimo. C'è chi considera quello nella "fede" nei vaccini come un vero e proprio dogma, seppure la loro sicurezza spesso non sia provata. I dati sull'efficacia vaccinale esistono e sono robusti ed affidabili solo per alcuni vaccini, per altri sono molto discutibili. E disquisire apertamente dei dubbi circa l'utilità della vaccinazione antinfluenzale è salutare per le vaccinazioni sulla cui efficacia di dubbi non ne esistono per niente: un'opinione pubblica che scopra le perplessità esistenti circa la vaccinazione antinfluenzale rischia di estenderle alla vaccinazione il che sarebbe sbagliatissimo e potenzialmente pericoloso. Ma come sono riusciti a diffondere questa convinzione della necessità della vaccinazione? L'industria sta condizionando sempre di più il nostro agire. Noi ne siamo a conoscenza, ma sta alla coscienza ed alla serietà del medico riuscire a capire quanto è vero e quanto invece non lo è. Ho lavorato per anni nel comitato etico dell'ospedale di Udine, ed ho avuto modo di vedere come l'industria del farmaco si insinua nelle scelte del professionista. Posso assicurare che i metodi dell'industria farmaceutica sono estremamente sottili ed efficaci, e lo sono sempre di più. Ma insisto col dire che il fattore principale è la paura. È molto più rassicurante, e redditizio, vaccinare e non dire nulla. Dopo tutti i soldi pubblici sprecati, in un inceneritore del Magdeburgo, in Germania, si stanno bruciando 16 milioni di dosi scadute del vaccino contro la suina. Ad essere incenerito è l'85% della fornitura, costata 239 milioni di euro. In Italia quali sono le cifre? L'unica cosa che sappiamo per certo è che l'anno scorso abbiamo speso 28 milioni di euro per una vaccinazione che in pochissimi hanno fatto. Non ho purtroppo dati sulle cifre relative allo smaltimento. In ogni caso è sicuro che abbiamo pagato per prenderli, ed abbiamo pagato anche per distruggerli. Cosa la spinge come medico a vincere "la paura" e a denunciare queste cose? L'etica professionale. Ma anche l'etica civile di chi si rende conto del fatto che se noi rafforzassimo gli ospedali in maniera da potere accogliere le persone che dall'influenza hanno avuto dei problemi di salute seri, probabilmente saremmo più efficaci che non vaccinando tutti gli altri. Secondo me è dunque anche una questione etica di allocazione delle risorse. Ma se penso alla carenza di personale, alla carenza di macchinari, alla carenza di finanziamenti, mi si rivolta la coscienza quando vedo buttare dalla finestra decine di milioni di euro per comprare un vaccino e cifre non da poco per smaltirlo. Ci sono altre persone come Lei? Nonostante io sia stato etichettato come "personaggio bizzarro", ho capito di non essere solo: ci sono degli interi gruppi di studio che potremmo definire delle voci fuori dal coro, e addirittura dei centri che si occupano in maniera molto più competente di me (io sono solo un umile medico di medicina generale) di questi argomenti. La Cochrane Collaboration (una associazione intitolata ad un medico britannico che a metà '900 ha inserito nella medicina il rigore e la metodologia della statistica e della matematica, ovvero l'uso più sistematico dei numeri), che ha una sede anche a Roma. Un altro gruppo di studio estremamente competente si trova ad Alessandria, in Piemonte, ed è il Servizio regionale di riferimento per l'epidemiologia dell'Azienda sanitaria locale. E ce ne sono molti altri ancora, sparsi in tutto il mondo. Intervista curata da Andrea Bertaglio. |
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