Progetto Caduceo
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LA VERITÀ SUL FENOMENO "MUCCA PAZZA"

Testo tratto dal sito: http://digilander.libero.it/liberamenteonline/articoli/muccapazza.htm

Prima di avanzare l'ipotesi, vera o falsa che sia, di una possibilità di contagio con il "prione" di mucca pazza, occorre chiarire in quali condizioni viva una vacca lattifera ad alta produzione. Contrariamente a chi non vuole condannare l'addomesticamento come una forma di schiavismo forzato, crediamo si possano definire, non a caso, "cattività", tutte quelle forme di allevamento di animali che comportano una coercizione della loro libertà e della loro esistenza.

Ebbene, gli allevamenti intensivi zootecnici privano ogni animale della sua individualità: per questo la prima vacca risultata positiva in Italia al prionic test è stata chiamata la "CF120". Analogamente al codice dei carcerati non c'è più un nome, ma un numero.

L'opinione pubblica, purtroppo, non è a conoscenza delle condizioni di allevamento degli animali da reddito; in effetti, senza fare dell'animalismo estremistico, occorre notare come l'insalubrità delle condizioni d'allevamento - dal pollo insonne al tacchino cieco, al fegato d'oca, al vitello a carne bianca, all'uovo non fecondato - renda legittimo il sospetto della insalubrità dei rispettivi prodotti alimentari di origine animale.

Nella civiltà dei consumi, dove si lotta per garantire la vita ad un embrione nato in provetta, e contemporaneamente si permette l'espianto d'organi a cuore battente, l'unica forma di pseudoecologismo è il riciclaggio della carne avanzata da tagli troppo ricchi e dal fast food che sostituisce con un hamburger il brodo di carne con verdure o lo stufato della nonna, con la conseguenza di restituire al mittente i tre quarti della carne di una carcassa dopo aver utilizzato solo i tagli nobili: e il resto? Tutto ciò viene riutilizzato per la produzione di farine di carne.

La natura ha fornito un esempio eclatante di adattamento con la comparsa di animali poligastrici talmente evoluti da riuscire a nutrirsi e a vivere con alimenti poveri come l'erba e il foraggio. Nel giro di qualche lustro si è sconvolta la fisiologia digestiva del ruminante fino a ridurlo a monogastrico, somministrandogli alimenti ipernutrienti sia in termini qualitativi che quantitativi, al di sopra delle sue originali capacità enzimatiche, fino ad accumulare prodotti del catabolismo proteico come acido urico, ammoniaca, urea, indolo, scatolo, mercaptani ecc... (rifiuti tossici derivati dalla degradazione delle proteíne animali).

Queste sostanze, oltre a rallentare il flusso vascolare, determinano un'alterazione della permeabilità della membrana vasale col passaggio nel cervello di dette sostanze tossiche che, accumulandosi, creano degenerazioni morfofunzionali cerebrali con un tropismo particolare del mesencefalo (il che, in altre parole, significa patologie degenerative da accumulo di sostanze tossiche). Già nel 1923 Rudolf Steiner (fondatore dell'antroposofia e dell'agricoltura biodinamica) scriveva: "se un bovino mangiasse direttamente carne i sali urici andrebbero direttamente nel cervello e lo farebbero impazzire".

Parimenti, a dimostrazione delle similitudini fisiopatologiche, si può menzionare la sindrome di Parkinson come alterazione degenerativa multifattoriale e dietetica della "substantia nigra" di Sómmering (che è una parte del mesencefalo) a livello di tronco del mesencefalo che, limitando la produzione del mediatore neurochimico "dopamina" (un farmaco usato dai malati di Parkinson), determina la mancata modulazione dell'attività motoria, con la comparsa del noto tremore, guardacaso, molto simile al parkinsonismo della nota mucca pazza televisiva vista e rivista.

Riguardo alla possibilità di un contagio attraverso il consumo di carne bovina, occorrerebbero considerazioni molto più coerenti e meno estremistiche: limitare il consumo della omeopatia, "fiorentina" è un'assurdità che sa di un dogmatismo pseudoscientifico e politicizzato oltre modo. I dati epidemiologici, non confortati dalla statistica, sono poco chiari e molto evasivi. Si potrebbe comunque inoltrare un'ipotesi riguardo al cammino della scienza e alla sua attendibilità.

Gli uomini di scienza infatti non sono scevri da fenomeni di corruzione o di arrivismo, ed è qui che la scienza viene manipolata dai centri del potere economico/politico fino alla ricerca di un agente nosologico causale, il prione, indicato dagli scienziati come una proteina replicante nata e venuta chissà da dove e con un fine ancora sconosciuto, che può distruggere la materia cerebrale così come si dice che un buco nero divori la galassia. Come nella migliore tradizione dei film di fantascienza "di serie B", dove il "mostro" alieno - gigantesco o microscopico che sia - verrà infine distrutto dallo scienziato buono (e naturalmente americano) che salverà l'umanità!!

Il modello meccanicistico, che non spiega l'esistenza della vita, traspare nella sua forma spettrale: così come il viagra avrebbe dovuto rivoluzionare il costume culturale della coppia del duemila, rivelandosi poi un bluff, allo stesso modo la presenza di un prione nel cervello non può spiegare l'insorgenza di una encefalopatia a seguito di contagio in una mucca distrutta, come detto in premessa, dalle modalità di vita che conduce e da ciò che è costretta a mangiare! Perché la BSE (encefalopatia bovina spongiforme) si manifesta solo in animali adulti, e non in vitelli e vitelloni che pur hanno organismi immunodepressi? Perché, ovviamente, non si tratta di patologia contagiosa ma degenerativa.

D'altronde moltissimi scienziati indicano altresì addirittura già milioni di anni fa la presenza di prioni, ovvero di proteine "impacchettate" in soggetti ed organi perfettamente sani; così come l'induzione di fenomeni di encefalopatia sperimentale non racconta le tragiche condizioni di allevamento e alimentazione degli stessi soggetti da esperimento. Ad esempio, per indurre la BSE nel visone (che essendo un carnivoro è più resistente di un erbivoro), solo inoculando per via intracerebrale dell'omolisato (che è un omogeneizzato del cervello) di cervello di pecora si possono osservare dopo un anno fenomeni degenerativi! Ripetiamo, a costo di essere pedanti, degenerativi, e non dovuti a contagio! Come del resto la stessa scienza immemore dovrebbe spiegare le encefalopatie indotte nell'uomo verso la fine della seconda guerra mondiale con l'inoculazione di un vaccino antirabbico (ceppo Fermi) ottenuto coltivando il virus su cellule cerebrali umane.

I biologi molecolari sostengono che il prione o proteina denaturata e "impacchettata" (assomiglia di più ad un rifiuto metabolico come le lipofuscine, che sono i detriti catabolici delle cellule nervose cerebrali) sia una sorta di veleno che può causare una patologia da accumulo, seguendo le regole della tossicoIogia, ma escludendo - a ragione - ogni ipotesi, e quindi ogni fobia di contagio.

Concludendo, la BSE è una sindrome da speculazione sensazionalistica che riempie i giornali di scoop, aumenta la psicosi del "dagli all'untore" e la dipendenza acritica alle notizie date dimostrando quanto anche la nostra sia una democrazia manipolativa. La bassissima casistica delle encefalopatie correlabili alla BSE come altre patologie degenerative descritte dalla letteratura medica (ci sono almeno una ventina di patologie analoghe a carattere degenerativo, quali morbo di Alzheimer, sindrome di Jacob-Kreutzeld, sclerosi senile, paralisi mutisistemica, paralisi bulbare, paralisi sopranucleare, ecc...) ci lascia fuori da ogni attendibile previsione epidemica ma soprattutto ci toglie ogni ossessione di epidemie possibili, poiché, con un minimo di buonsenso, si comprende che il presunto "morbo" è statisticamente inesistente.

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  • Non siamo esseri o malati "statistici", e come tali pertanto ci sottraiamo alla concezione meccanicistica della malattia; crediamo altresì nel concetto vitalistico e cioè che la volontà di salute si traduca anche in un allontanamento della ricerca di nesso causale nosologico con la malattia, incentrando le nostre energie nel recupero della omeostasi, ovvero dell'equilibrio della salute, e rifuggendo quindi anche dalla psicosi indotta dalla malattia in quanto di fatto inesistente a proposito di "mucca pazza"; (si intende per psicosi un eccesso di risposta di emergenza per uno stimolo minimo o inesistente);
  • la mucca pazza è un animale malato e sofferente allevato in condizioni che ne angustiano l'esistenza e quindi non è impossibile ipotizzare come il suo latte e la carne non siano portatori di vita, ma il risultato di un'agonia coincisa con la nascita.
  • esprimiamo il monito ad allevare animali semibradi in agricoltura biologica per scelta e non per incentivi dì legge;
  • riduciamo il consumo di carne ricercandone la qualità, evitiamo gli sprechi, bandiamo farine di carne dall'alimentazione degli erbivori, impediamo che come effetto paradosso le farine di soia geneticamente modificate vengano importate per sostituire le farine di carne così come le carni ormonate di oltreoceano;
  • impegniamoci, infine, nella prevenzione totale, ovvero quella che prevede la riflessione attenta dei fenomeni usando il buonsenso generato dalla riscoperta della fruizione del sé come esseri capaci di porci innanzi alla vita in maniera critica e realistica, per non cadere vittime di una facile fobia del tutto.
    Perché la vita stessa è un rischio e quello di "mucca pazza" lo sarà solo per chi non se la sente di riflettere.

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Tel. 051490439 - 0534.62477. Fax 051491356.
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