Tesina di Cristiana Di Stefano
su
Correlazione
tra Malattie
Croniche
– Autoimmuni - Terminali
&
Metalli
Pesanti - Sostanze Tossiche
Sommario

La
malattia non è un «fulmine a ciel sereno», e nemmeno un castigo del cielo, ma
una situazione biologica nella quale l’organismo, cronicamente intossicato, non
riuscendo ad eliminare le tossine, piuttosto che soccombere le accumula in un
distretto e manda dei segnali che si percepiscono come dolore.
Se
si sopprimono i sintomi, attraverso l’uso eccessivo di medicine di sintesi, ma
si continua sulla strada intrapresa, quel tipo di disturbo scomparirà, ma con
il tempo ne apparirà uno nuovo in un altro luogo e l’intossicazione, lungi
dall’essere stata eliminata, si aggraverà.
Dal
punto di vista strettamente biologico per evitare la malattia occorre mantenere
efficienti le funzioni degli organi (fegato, reni, pelle ed intestino) che
provvedono alla disintossicazione ed alla eliminazione degli scarti. Le vie per
operare in tal senso non sono molte: curare con particolare attenzione
l’alimentazione e la digestione, in modo da non aumentare il carico
intossicante, e controllare lo stress, decidendo di vivere secondo le nostre
possibilità ed accettandoci per quello che siamo.
Se
si è sotto tensione si mangia frettolosamente e si abusa soprattutto dei cibi
più stimolanti senza porre particolare attenzione al loro valore nutritivo. Gli
alimenti mal masticati o privi di fattori vitali provocano una eccessiva
stimolazione ed un superlavoro degli organi preposti alla digestione (pancreas,
stomaco e intestino), e nel contempo squilibrano la flora batterica intestinale
per la presenza di cibo mal digerito; i batteri patogeni si moltiplicano e
producono numerose tossine infiammando la mucosa intestinale e rendendola più
permeabile. Questo facilita il passaggio delle tossine - o addirittura dei
batteri stessi - all’interno del circolo sanguigno e linfatico. Quello che
passa nel sangue deve essere filtrato dal fegato, mentre quello che giunge al
sistema linfatico mette in allarme le cellule immunitarie, rallenta il flusso
della linfa e riduce le possibilità di difesa.
Con
il persistere della situazione le ghiandole digestive si esauriscono sempre di
più, la flora batterica diventa sempre più aggressiva, il fegato, costretto ad
un superlavoro, crolla ed il sistema immunitario non riesce più ad essere
governato. Nascono così le malattie che possono essere
schematicamente suddivise in quattro categorie, a seconda della gravità:
•
malattie non serie ma ricorrenti e difficili da guarire (immunità indebolita);
•
allergie, iperreattività (immunità esagerata);
• malattie degenerative e autoimmuni (immunità deviata e
incontrollata);
•
AIDS (immunità assente).
Il crollo delle funzioni digestive, eliminatorie e disintossicanti
colpisce in modo particolare il fegato ed i reni ed impedisce la disattivazione
e l’eliminazione di acidi, metaboliti, tossine, metalli pesanti che si
accumulano nel sangue e nei tessuti alterando le funzioni organiche ed il
delicato equilibrio tra i vari tipi di cellule del sistema immunitario. L’irritazione che ne consegue
provoca uno stato di acidosi che solubilizza i sali e consuma le riserve
alcaline creando una situazione di alterazione nervosa e ghiandolare. Compaiono
i primi «sintomi», che non hanno nessun riscontro oggettivo alle analisi
cliniche e vengono facilmente etichettati come «disturbi psicosomatici», ma non
sono altro che i segni di una avanzata intossicazione. Se non si fa nulla, ma
anzi si assumono in abbondanza farmaci sintomatici o psicofarmaci, i tessuti e
gli organi, prima solamente sofferenti, incominciano a lesionarsi. E se a
questo punto si subisce un importante shock emotivo, che non si riesce a
gestire, il debole equilibrio di una salute precaria si rompe e compariranno le
malattie degenerative.
E’ stato osservato che le malattie autoimmuni
sono in netto aumento statistico e che sono caratterizzate da sintomi
importanti e spesso molto gravi.
Artrite Reumatoide, Lupus, Sclerodermia, Periarterite Nodosa, Rettocolite,
Morbo di Crohn, Tiroiditi Autoimmuni, Psoriasi, Sclerosi Multipla, ecc., sono
termini che sentiamo sempre più spesso e che allarmano perché indicano malattie
ritenute incurabili. Inoltre, la medicina convenzionale non riesce a
spiegarne l’origine ma solo il meccanismo d’azione che, come è noto,
consiste nell’aggressione da parte del sistema immunitario del paziente verso
strutture proprie dell’organismo (autoimmunità).
Tale
autoaggressione, non essendone spiegati i motivi di base, viene descritta sui
libri e dalla bibliografia medica come una sorta di “impazzimento” del sistema
immunitario che “perderebbe” la capacità di riconoscere le strutture proprie da
quelle estranee (riconoscimento del self – non self).
Vedremo
però che non è così.
La moderna Omotossicologia, disciplina medica di cui stiamo per parlare, ha,
fra i tanti meriti, anche quello di aver dato la spiegazione scientifica del
meccanismo alla base dell’autoimmunità.
L’Omotossicologia è la scienza che studia i “fattori tossici”
dell’organismo; è stata codificata dal Dr. Reckeweg, medico tedesco, che per
primo ha evidenziato l’importanza del mesenchima (che chiameremo connettivo)
come substrato fondamentale delle cellule.
Il connettivo è il tessuto più esteso e grande dell’intero organismo
(rappresenta il 20% del peso corporeo) ed è costituito da una matrice
intercellulare che costituisce l’ambiente, l’habitat dove sono immerse e vivono
le cellule del nostro organismo: la cellula sta al connettivo come l’uomo sta
all’aria che respira.
Secondo questa prospettiva il connettivo è l’organo più importante che esista:
infatti svolge svariate funzioni fondamentali per il nostro organismo. Per
citarne solo alcune, diremo che tutte le reazioni immunitarie avvengono nel
connettivo (che, dunque, da questo punto di vista rappresenta e viene indicato
come il “campo di battaglia”, la sede dove avvengono tutte le reazioni di difesa
del nostro organismo). Inoltre svolge la funzione di nutrizione per le cellule,
di immagazzinamento di sostanze di rifiuto prodotte dalle cellule (scorie
metaboliche e tossine), di sostegno strutturale e molte altre.
FISIOLOGIA DEL CONNETTIVO
Una delle funzioni del connettivo è, come già detto, quella di essere
ricettacolo di tossine che vengono convogliate dal sangue ed immagazzinate nel
connettivo stesso.
Queste tossine provengono principalmente dal metabolismo cellulare (tossine
endogene) ed anche dall’esterno, per esempio i virus, i batteri, i farmaci, i
metalli pesanti, varie sostanze chimiche, ecc. (tossine esogene). Sia le
tossine endogene che quelle esogene ogni giorno devono essere smaltite e tale
lavoro viene effettuato dal sistema linfatico che, proprio come un operatore
ecologico, porta via giornalmente i rifiuti che si sono accumulati.
Per consentire ciò il connettivo, nell’arco delle 24 ore, attraversa due fasi
di circa 12 ore ciascuna: una fase di smaltimento di scorie metaboliche e
sostanze estranee, ed una fase di ricostruzione della matrice connettivale e
delle sostanze indispensabili alla vita delle cellule.
In ogni fase il connettivo cambia la sua struttura. Nella prima fase della
giornata, che va dalle 3 alle 15 circa, esso appare come una gelatina sciolta,
solubilizzata (stato di sol) ed in questa prima parte della
giornata avviene la demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine (fase
di smaltimento). Nella seconda fase, che va dalle 15 alle 3 circa, il
connettivo appare, invece, come una gelatina che si ricondensa (stato di
gel) ed in questa seconda parte della giornata avviene la
ricostituzione della matrice connettivale e delle proteine (fase di
ricostruzione).
In sintesi, ad ogni demolizione segue una ricostruzione e
viceversa.
Questo equilibrio, però, può rompersi per una serie di ragioni: ad esempio, per
un trauma, infezioni virali o batteriche, insufficienza funzionale del sistema
linfatico, eccessiva produzione di tossine dovuta ad errata alimentazione o
all’assunzione di sostanze chimiche, ecc. Tutti questi eventi portano ad un
aumento di scorie nel connettivo.
Quando l’organismo è particolarmente sovraccaricato da questo punto di vista,
si mettono in moto meccanismi di detossicazione e drenaggio supplettivi, grazie
alla produzione di alcuni enzimi (per es. la ialuronidasi) che producono uno
stato continuativo di sol del connettivo (fase di smaltimento): questa fase,
però, non dura più solo 12 ore, ma continua fino a quando non viene ottenuta
una pulizia profonda e completa. Tale meccanismo supplettivo prende il nome di INFIAMMAZIONE!
Quindi la gelatina disciolta (stato di sol) della matrice connettivale
rigelificherà (stato di gel) solo quando sarà fatta completa pulizia del
connettivo stesso. Solo allora, dopo aver svolto la sua funzione di drenaggio
supplettivo, l’infiammazione finirà e verrà ripristinato il normale bioritmo
giornaliero tra fase di sol e fase di gel del connettivo.
Da questa prospettiva l’infiammazione e, ovviamente, la febbre
che ne costituisce il sintomo più generale, rappresentano un meccanismo
biologicamente opportuno e non una malattia da combattere come, invece,
vengono normalmente considerate.
La scienza, negli ultimi anni, ha dimostrato che il nostro sistema immunitario
inizia a funzionare in maniera ottimale a partire da una temperatura di 38,4°
C. Inoltre, nei centri più all’avanguardia nella cura dei tumori viene usata
l’ipertermia, cioè l’induzione di un’infiammazione molto alta prodotta
artificialmente nella zona da trattare, proprio perché si produce un forte
stimolo immunitario.
IL PROBLEMA
Se l’infiammazione e la febbre non vengono considerate correttamente, cioè come
meccanismi biologicamente opportuni, bensì come malattia da combattere, si
cercherà, ovviamente, di combatterle con anti-infiammatori, antibiotici,
cortisonici, ecc.
Tutti questi farmaci hanno una caratteristica comune, quella di produrre un
immediato viraggio dalla fase di sol (fase in cui agisce
l’infiammazione) a quella di gel (stasi), senza prima aspettare che sia
stata fatta “pulizia”. Di conseguenza, si produrrà una gelificazione forzata
del connettivo e quindi l’infiammazione passerà, così che medico e paziente
saranno apparentemente soddisfatti del risultato ottenuto, convinti di aver
ottenuto la guarigione eliminando i sintomi.
In realtà tale guarigione è solo apparente perché il fine ultimo, la causa per
cui si era accesa l’infiammazione, non è stato raggiunto: le tossine rimangono
nel connettivo ed il problema è solo rimandato. Infatti, una volta passato
l’effetto dei farmaci gli stessi stimoli che avevano provocato il primo
episodio di infiammazione ne faranno riaccendere un altro. Purtroppo medico e
paziente tenderanno a riprodurre lo stesso meccanismo ogni qual volta si
ripresenti un’infiammazione, accorgendosi però che gli effetti ottenuti non
sono più quelli attesi in quanto, nel corso del tempo, le infiammazioni si
riaccendono sempre più frequentemente e non sono più facilmente gestibili.
Sopprimendo
sistematicamente le infiammazioni abbiamo visto che si produce un accumulo
sempre maggiore di tossine in quanto se ne impedisce il drenaggio per lunghi
periodi. In tal modo il connettivo si “impregna” sempre più profondamente di
tossine ed è sempre più intasato di sostanze estranee (proteine batteriche,
virus, sostanze chimiche, ecc.). L’uso dei farmaci (anti-infiammatori,
antibiotici, cortisonici, ecc.) provoca, come già detto, un viraggio forzato
verso la fase di gel senza che si sia prima pulito il connettivo.
Ma noi sappiamo anche che la fase di gel è caratterizzata dalle nuove
sintesi proteiche che dovrebbero essere attuate in un connettivo “pulito”. Se,
invece, si verificano sintesi proteiche in un connettivo sempre più
contaminato, “impregnato di materiale estraneo” (ripetiamolo, proteine
batteriche, virus, molecole chimiche e farmacologiche) si produrranno nuove
proteine che, purtroppo, includeranno nella loro struttura anche materiale
estraneo all’organismo, cioè non proprio (non self). Detto in altri termini, si
produrranno delle “proteine anomale” in quanto formate non solo
da materiale proprio (self) ma anche da “pezzi” estranei (non self). Verranno
sintetizzate quindi quelle strutture abnormi che i tedeschi hanno chiamato
“proteine selvagge”.
Queste proteine anomale saranno considerate estranee (non self) dal nostro
sistema immunitario che, quindi, le attaccherà. Infatti, nonostante le proteine
selvagge siano costituite quasi totalmente da molecole proprie dell’organismo
contengono nella loro struttura anche piccole parti estranee sufficienti a far
considerare queste proteine “non opportune” e quindi da combattere da parte del
sistema immunitario: si creano così le basi della malattia autoimmune.
Pur essendo state classificate svariate malattie autoimmuni abbiamo volutamente
parlato di malattia autoimmune al singolare in quanto essa è la malattia
del connettivo e, poiché il connettivo è ubiquitario (in quanto è presente
ovunque nell’organismo) la classificazione delle malattie autoimmuni dipende
solo da quale zona connettivale viene colpita (per esempio, la Sclerodermia
al livello del derma, il Morbo di Crohn e la Rettocolite a
livello intestinale, l’Artrite Reumatoide a livello delle articolazioni,
la Sclerosi Multipla a livello della guaina mielinica, la Glomerulonefrite
a livello renale, la Tiroidite al livello della tiroide, ecc.)
Alla luce di quanto detto è evidente che negli ultimi anni l’uso indiscriminato
ed inopportuno di farmaci anti-infiammatori sia stato accompagnato da un forte
aumento statistico della patologia autoimmune.
Pensiamo, per esempio, a quante persone bloccano sistematicamente infiammazioni
e febbri con farmaci anti-infiammatori o antibiotici oppure ai danni provocati
nei bambini con problemi alle tonsille, ai quali viene prescritta una terapia
con penicillina a lunga azione per la durata di molti mesi o anche anni. Tutto
ciò provoca uno stato di gelificazione prolungata del connettivo che impedisce
la normale, fisiologica disintossicazione del connettivo stesso e facilita la
formazione di grandi quantità di proteine anomale.
Quanti di questi bambini da grandi si ammaleranno!
Infatti nella maggior parte dei casi accade quanto descritto finora ed intorno
ai 20-30 o 40 anni, quando compare la malattia autoimmune, il destino sembra
segnato.
Ma non è così: dalla malattia autoimmune si può guarire.
Occorre conoscere tutti i possibili meccanismi che facilitano e creano le basi
della malattia: qui abbiamo esposti quelli che, a nostro parere, sono i
fondamentali. Attualmente solo pochi medici ne sono a conoscenza ed hanno un
bagaglio olistico completo che li metta in grado di curare una malattia
autoimmune ed al tempo stesso di rendere più consapevole e cosciente il
paziente nel seguire un protocollo di medicina naturale che ha già dimostrato
di dare risultati eccezionali.
La
sclerosi a placche o sclerosi multipla(SM) è una delle più comuni malattie del
sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). La SM è una malattia infiammatoria
demielinizzante. La mielina è una sostanza grassa che riveste i nervi, simile
al rivestimento dei fili elettrici, permettendo la trasmissione veloce degli
impulsi. Sono la velocità e l'efficienza con le quali sono condotti questi
impulsi a consentire l'esecuzione, con poco sforzo coscio, di movimenti
armonici, rapidi e coordinati. Nella SM, la perdita di mielina
(demielinizzazione) è accompagnata da un disturbo nell'abilita' dei nervi di
condurre gli impulsi elettrici ad e dal cervello producendo i vari sintomi
della SM. Le zone di perdita della mielina (placche o lesioni) appaiono come
zone indurite (cicatrici): nella Sclerosi Multipla queste cicatrici appaiono in
tempi ed in zone differenti del cervello e del midollo spinale - il termine sclerosi
a placche significa letteralmente cicatrici multiple.
Solventi organici e rischio di sclerosi multipla
Studi
epidemiologici hanno fatto ipotizzare che fattori ambientali possano
contribuire all'insorgenza della sclerosi multipla.
Studi caso-controllo hanno mostrato che alcuni pazienti colpiti da sclerosi
multipla erano stati esposti ai solventi organici.
In Norvegia sono state esaminate a partire dal 1970 e fino al 1986, 3 coorti
composte da : 11.542 imbianchini, 36.899 muratori, 9.314 lavoratori dell'industria
alimentare.
Tra i soggetti studiati , 9 imbianchini, 12 muratori, e 6 lavoratori
dell'industria alimentare hanno ricevuto una pensione d'invalidità per essere
stati colpiti da sclerosi multipla.
Il rischio relativo di sclerosi multipla per gli imbianchini rispetto ai
lavoratori non esposti ai solventi organici è stato di 2 (0,9-4,5).
Questi risultati risultano compatibili con l'ipotesi che i solventi organici
siano un fattore di rischio per la sclerosi multipla. ( Xagena_2002 )
[Riise T et al, Epidemiology 2002; 13 : 718-720 ]
Amalgama dentale e rischio di sclerosi multipla
La storia
insegna che le istituzioni avviano le politiche necessarie a proteggere dalle
intossicazioni croniche di sostanze nocive, solo quando ci sono state ormai numerose
vittime. E’ accaduto, per esempio, con il fumo di sigaretta o con l’amianto.
Secondo molti, anche l’amalgama, usata per le otturazioni dentali, deve essere
messa immediatamente al bando. Da anni, infatti, si è aperta una controversia
tra alcuni scienziati, che ne hanno dimostrato la pericolosità, e gli organismi
scientifici di controllo, che continuano a sostenere il contrario.
L’amalgama
è una polvere composta da diversi metalli, come rame, stagno e argento, tenuta
insieme con del mercurio liquido (ca. 50%) che, come noto, è la
sostanza non radioattiva più inquinante sulla Terra. Quando viene
trasportato (vietato portare termometri al mercurio in aereo), conservato dal
dentista oppure smaltito nei rifiuti, il mercurio viene classificato come
materiale tossico; nella bocca dei pazienti è ritenuto innocuo e stabile perché
legato agli altri metalli.
Da molti
anni uno dei più grandi esperti al mondo di tossicologia clinica, noto per
essere stato chiamato ad intervenire in incidenti chimici gravi, come quelli di
Seveso e di Bhopal, il prof. Daunderer dell’università di Monaco di Baviera
(oggi in pensione), insiste sulla grave pericolosità dell’amalgama, alla luce
della sua esperienza di oltre 20 mila casi trattati.
Secondo il
tossicologo tedesco, bisogna capire, innanzitutto, che l’intossicazione da
amalgama è di tipo cronico e, in quanto tale, raramente mostra tracce di
tossine nel sangue (intossicamento acuto) e nelle urine. Grazie al test del
chewing-gum (usato per stimolare la salivazione), il professore è riuscito a
dimostrare che l’amalgama rilascia grandi quantità di metalli nella saliva e
che questi vengono assorbiti e trasformati, dalla flora batterica e dai funghi
(la candida) presenti nel tratto intestinale, in composti più pericolosi
(metilmercurio e stagno organico).
Il
prof. Daunderer è riuscito, inoltre, a verificare la presenza di mercurio nel
corpo, con il test del DMPS, un chelante (una sorta di antidoto usato per il trattamento degli
avvelenamenti da mercurio) che riesce a legarsi ad esso e a portarlo fuori dal
corpo attraverso i reni. Secondo le sue analisi, i portatori di amalgama
mostrano alti livelli di mercurio nelle urine, solo dopo stimolazione del test
del DMPS, a dimostrazione che il mercurio si deposita nel corpo.
Nel 1992
due ricercatori canadesi, Frizt M. Lorscheider, professore di fisiologia
all’università di Calgary (Canada) e Murray Vimy, dentista universitario e
consulente dell’OMS, hanno voluto scoprire con esattezza in quali organi si
deposita il mercurio dell’amalgama, impiantando nei denti di alcune capre delle
otturazioni fatte con un mercurio marcato radioattivamente, in modo da poterlo
individuare ai raggi X. Dalle radiografie si poteva vedere che il mercurio
passava dai denti all’apparato digerente, ai reni, al fegato e al cervello.
Molti hanno tentato di screditare l’esperimento denunciando che le pecore
ruminano e corrodono le otturazioni più degli uomini.
Secondo
il prof. Daunderer, i diversi metalli presenti nell’amalgama e nelle protesi in
lega, attaccano prima il sistema nervoso, poi quello endocrino e, infine,
quello immunitario.
Ne ha dato una prova importante l’analisi del sangue (LTTS-MELISA) adatta a
verificare la reattività dei linfociti (immunitaria) messi a contatto con i
metalli. Grazie a questo nuovo test, nel 1999 alcuni studiosi svedesi hanno
potuto suggerire un’interpretazione
immuno-tossicologica, su
base genetica, di malattie come sclerosi
multipla, sindrome da stanchezza cronica, sclerosi laterale amiotrofica e
sensibilità chimica multipla.
In realtà molti
ricercatori accusano l’amalgama di provocare un’infinità di gravi malattie
(sindrome di Daunderer):
- nervose, come depressione, epilessia e polineuropatie;
- autoimmunitarie, come sclerosi multipla, artrosi, celiachia e tiroiditi autoimmuni;
- degenerative, come cancro (linfoma di Hodgkin), Alzheimer, Parkinson;
- cardiache, come infarto, ictus e sindrome di “morte nella culla” (per l’intossicazione di derivazione materna,
tramite placenta e allattamento);
- infezioni batteriche resistenti;
- sensibilità chimica multipla (MCS).
Ci
sono diverse testimonianze, in tutto il mondo, di malati che hanno notevolmente
migliorato il proprio stato di salute rimuovendo le amalgame (con un protocollo
sicuro). In Italia sono numerosi i malati che hanno trovato una
strada per curarsi grazie ad una delle tre puntate su questo tema del programma
televisivo Report (Rai 3).
E’ accaduto al padre di Eleonora M., una ventiseienne di Cagliari
affetta da una dolorosissima malattia autoimmunitaria al sistema circolatorio
(ematomi), mai migliorata nonostante due anni di ricoveri, trasfusioni e
farmaci di ogni genere. Dopo aver visto la trasmissione del ’97, il sig. M. è
riuscito a convincere gli specialisti del reparto di patologia speciale
odontostomatologica dell'Università di Cagliari a fare una rimozione di
prova, che ha scatenato, però, nella ragazza un collasso. Nel corso della
rimozione delle otturazioni in amalgama si libera, infatti, una quantità di
sostanze tossiche e di vapori di mercurio, per effetto della vaporizzazione e
della frammentazione, tali da compromettere la salute, soprattutto nei pazienti
più sensibili.
attivato per costituire
un'associazione tra le vittime documentate dell'amalgama. In
seguito, gli specialisti dell’università di Cagliari hanno sperimentato la
rimozione di tutti gli amalgami con protocollo di protezione e la ragazza è
miracolosamente guarita entro pochi giorni (caso presentato al 6° congresso nazionale
"Collegio dei Docenti di Odontoiatria" nel 1999),
anche se oggi lamenta patologie residuali presumibilmente causate dal mercurio
ancora presente nel corpo.
L'esempio di Cristiana:
“Ad inizio 1988 mi venne l'ennesimo ascesso al premolare
sinistro superiore. Il dentista di allora dopo avermi fatto fare le lastre, nel
marzo dello stesso anno mi consigliò di devitalizzarlo, anche perché il dente
risultava compromesso da cisti e tre granulomi. Per devitalizzarlo occorse
circa un mese, poi altre due sedute per coprirlo con ...l'amalgama (al primo
tentativo non riuscì bene, quindi mi trapanò l'amalgama che aveva messo la
volta precedente e me ne fece una nuova). Nel giugno dello stesso anno ho avuto
la formazione della prima placca al cervelletto, anche se la sofferta diagnosi
di Sclerosi Multipla, riuscii ad averla solo nel giugno del ’96, fino a quella
data tutti gli specialisti che mi avevano visitato mi avevano detto che ero una
malata immaginaria, che la mia stanchezza era solo poca voglia di lavorare e
che cadevo per indurre gli altri a soccorrermi….
Durante l'estate di quel
fatidico 1988, dopo essere tornata a casa dall’ospedale senza nessuna diagnosi,
ma imbottita di inizioni di cortisone (mi ero gonfiata come un pallone ed il
corpo era coperto di foruncoli), avevo dolore ad dente devitalizzato e mi venne
un ascesso. Tutti a dirmi che era impossibile, eppure hanno dovuto ammettere
che l'ascesso c'era, anche se non accettavano che era il dente devitalizzato a
procurarlo. Lo curai con sulfamidici, dato che sono intollerante agli
antibiotici e la gengiva si sgonfiò. Negli anni successivi non so quante volte
si sono ripetute queste stesse vicende, ascessi secondo i dentisti inspiegabili
mandati via a dosi massicce di sulfamidici e nessuno di loro ha mai voluto
togliermi quel dente, anche se avrei firmato qualsiasi autorizzazione mi
avessero chiesto, ma continuavano ad insistere che il dente era ben
devitalizzato, che mi ero “fissata” come per il problema di non riuscire a
tenermi in piedi…. quindi secondo loro quel dente non poteva darmi problemi.
Quando nel 2002 ho conosciuto il dott. L. S. al quale mi
ero rivolta per togliermi tutte le amalgame in modo protetto (dopo aver visto
una puntata di Report su Rai 3), mi visitò con tanto di lastra in mano, la
prima cosa che ha notato erano le gengive completamente bianche vicino ai denti
otturati. Ha notato anche che la gengiva intorno al dente devitalizzato era
anche particolarmente gonfia e dolorante al tatto. Così gli ho raccontato tutto
e che avevo tante volte chiesto di toglierlo, ma nessuno voleva farlo. Gli
raccontai anche che fino al 96 nessuno aveva capito che avevo la SM, che guarda
caso era arrivata subito dopo la devitalizzazione del dente nel 1988.
Prima
di iniziare a togliermi le amalgame ha ritenuto opportuno estrarmi quel dente
devitalizzato completamente avvolto da amalgama e, dato che l'infezione aveva
raggiunto l'osso, il dentista ha dovuto raschiarlo ben bene e togliermene un pezzettino,
per eliminare e pulire tutto il gran macello che aveva trovato. Oggi sono
ancora affetta da sclerosi multipla, ma l’infezione cronica alle vie
urinarie e il deterioramento del nervo ottico dell’occhio sinistro (guarda
caso dalla parte del premolare incriminato) sono scomparsi. Il
neurologo mi aveva fatto credere che erano problemi collaterali alla malattia.
L'oculista mi aveva detto che stavo perdendo la vista dall'occhio sinistro,
vedevo uno strano bastoncino camminarmi davanti agli occhi, a mezzogiorno la
luce era come se fosse già il tramonto e altre cose. Già qualche ora dopo
l'estrazione del dente, quel bastoncino davanti agli occhi era diventato più
fino e corto..... pochi giorni dopo è scomparso del tutto e a tutt’oggi non ho
problemi con la vista, come è scomparsa 'infezione alle vie urinarie che
avevano attribuito alla SM (volevano mettermi un catetere fisso....).
Anche
altri disturbi come stomatiti, herpes, mughetto, disturbi fisici tipo candida
sono scomparsi pochi giorni dopo l’estrazione del dente infetto. Io sto
molto meglio, anche se la lotta contro la malattia e quello che ha lasciato in
15 anni non è archiviata affatto. Attualmente sto cercando di disintossicarmi
totalmente con antiossidanti, vitamine e aminoacidi.
Comunque di certo si può dire che vari disturbi che i
neurologi attribuivano alla Sclerosi Multipla sono andati via con la bonifica
della bocca”, anche se nessuno ha mai voluto farmi analisi tossicologiche
(per anni durante i tipi di lavori svolti sono stata esposta ad inalazione e
contatto di sostanze altamente tossiche) ed io posso solo dimostrare che mi
sento meglio.
Da un’altra parte la persona con denti focali viene palleggiata di qua e di là
dai vari specialisti medici cui si rivolge per abbattere la o le sintomatologie
inspiegabili che egli accusa. Raramente però (anzi mai) qualcuno degli esperti
interpellati viene a capo della matrice eziologica dentale.
L'esempio di Salvatore:
A fine febbraio 2001, devitalizzazione di un dente ripetuta
due volte, e seguita dopo circa un mese da diarrea persistente con conseguente
perdita di peso, trattata per 10 gg, con Bimixin, e similari. Il 7 maggio 2001
iniziano fortissimi dolori muscolari in tutto il corpo, come se avessi preso il
colpo della strega, disturbi di sensibilità e febbre alta con seria difficoltà
ad urinare.
* dal 14 al 22 Maggio ricovero presso L’Ospedale di
Cernusco Sul Naviglio, dopo essere stato sottoposto agli esami di routine,
si dimette con la diagnosi di: “Sindrome depressiva”;
* dal 23 al 29 Maggio ricovero nel reparto di Urologia
della Clinica Latteri di Palermo dove, sottoposto nuovamente a tutti gli
esami di routine, ed esami specifici urologi, è accertata la natura neurologica
dei disturbi, scompare la febbre e viene dimesso con la diagnosi di “sospetta
vescica neurologica”;
* dal 6 al 14 giugno (insorge diplopia) viene trasferito
nel reparto di Neurologia dell’Ospedale Villa Sofia di Palermo: ripete
gli esami di routine, PEV, RMN, con terapia Deltacortene per 20 gg. regredisce
la diplopia; viene dimesso con la diagnosi di “mielite”;
* dal 26 giugno al 5 luglio, ricovero all’istituto
“C.Besta” di Milano (resosi necesasrio per l’andatura incerta e
barcollante, le parestesie e la mancanza di forza agli arti inferiori): qui si
ripetono gli esami di routine e del liquor che evidenzia un modesto aumento di
proteine, RMN; dimesso con la diagnosi di “encefalomielite post-infettiva” e
con una terapia cortisonica (Delta cortene forte, sostituito da Dedracon per
iniezione).
* a settembre viene ripetuta la RMN a Palermo le placche
restano ma non sono attive, c'è un parziale recupero delle funzionalità
urologiche.
Rientrato a casa, pur mantenendo un’andatura barcollante ed
un certo deficit di forza agli arti inferiori, ritorna alla sua attività
lavorativa dove rimane una ventina di giorni.
Ma per un probabile affaticamento fisico, la situazione si
aggrava impedendogli di camminare completamente. Riprende il cortisone senza
risolvere questa volta.
* dal 21 novembre al 3 dicembre 2001 viene ricoverato
presso il reparto di Neurologia della Clinica Stagno di Palermo, ripete
gli esami di routine, PEV, PEA, e dalla RMN cervico-dorsale, le lesioni
risultano riattivate; viene dimesso con la diagnosi di “malattia
demielinizzante”. Viene somministrato il SoluMedrol da 1 gr. per 5 giorni e si
stabilisce un piano terapeutico a base di terapia immunosoppressiva: una flebo
al mese per tre mesi, e successivamente un flebo ogni tre mesi per un periodo
massimo di due anni. Si eseguono le infusioni il 31 gennaio, il 4 marzo di
Novantrone da 7,4 mg, e il 3 aprile 2002 in dose più alta.
* dal 4 al 7 aprile, visto il precipitare delle situazioni,
s’infondono 2 gr. al giorno di Solumedrol; i probabili effetti collaterali
accentuano i disturbi già esistenti. All’impossibilità di reggersi in piedi,
parestesie, gonfiori agli arti inferiori, si aggiungono dei forti bruciori
dolorosi e difficoltà a compiere anche piccoli spostamenti. Assume Neurontin
cpr da 100 mg mattina e sera solo per un giorno, successivamente da 200 mg. Tre
volte al giorno.
* fine aprile 2002, si decide per un ennesimo ricovero alla
“Casa Sollievo e Sofferenza” di San Giovanni Rotondo; stessi esami di
routine, Risonanze Magnetiche (RMN), Potenziati evocati vari, per concludere
con la medesima diagnosi di probabile “malattia demielinizzante”.
Al 29 aprile 2002 risale la tramissione di Report (Raitre)
sull'amalgama. Viene indirizzato da un dentista informato e, vista la presenza
di mercurio al mineralogramma e considerato che l'esame galvanico metteva in
evidenza bimetallismo con intensità di correnti anche elevate, si effettua la
rimozione delle nove otturazioni in amalgama (da giugno a settembre 2002).
Marzo 2003: non si riscontrono più alla Risonanza Magnetica le lesioni cervico
e dorsali notate in precedenza. Dopo la rimozione amalgama ha potuto
interrompere i medicamenti per la malattia e i vari sintomi. Il miglioramento
c’è, ma è lentissimo: le gambe hanno difficoltà a rilasciare l’acido lattico
accumulatosi. Situazione a questo punto: riesce a camminare per brevi tratti
con una stampella, ma senza esagerare, perché successivamente anche dopo
qualche giorno, paga lo sforzo precedente e di conseguenza deve restare fermo
per più giorni. Permangono quelle crisi di tosse asciutta per periodi anche di
due mesi primaverili, che lo hanno accompagnato negli ultimi anni.
La situazione rimane stazionaria per i due anni successivi
alla rimozione amalgama: non sembra che il paziente riesca a riacquistare la
forza nelle gambe per poter fare a meno della sedia a rotelle, nonostante
tentativi di terapie drenanti e chelanti di vari medici olistici.
Nell'aprile 2004 estrae il famoso dente devitalizzato che
abbiamo citato all'inizio di questa storia, e quasi immediatamente riprende
forza alle gambe e può camminare.
Venendo a mancare al dentista il concetto di focalità e
anche gli strumenti di valutazione delle focalità dentali, le radici dentali di
una persona con malattia cronica o disturbi periferici di varia entità vengono
trattate e ritrattate anche per 20 anni e sono sempre un “successo”.
“Insuccesso” è quando la formazione di pus è incontrollabile, solo allora ci si
arrende, ma non prima che il dentista abbia dato sfoggio delle sue
straordinarie abilità di domare questo cavallo impazzito che caccia pus e dà
fastidio.
L'esempio di Maria Teresa:
questa donna passa anni di sofferenza tra due dentisti, il
primo che le devitalizza 17 denti sani e glieli riempie di perni, l’altro che
le toglie i perni del primo dentista e alcuni denti li tratta con riduzione a
moncone, in altri rifà le devitalizzazioni, in altri sostituisce i perni. Dopo
un po' di tempo decide alla fine di estrarre qualche dente, ma non raschiando
causa formazione di tasche ossee. In tutto questo periodo la paziente gli
chiede di valutare le infezioni sub-dentali e lui sempre nega tutto arrabbiato
per l'insinuazione che ci siano. Ma ormai la paziente si dirige verso l'ipotesi
delle infezioni e queste vengono confermate al Vega test (pulpite gangrenos.,
osteitis), e alla fine le cavitazioni sono così gigantesche che si vedono
persino alla Tac. Il dentista improvvisamente si dà (!?P°ço.. ) alla medicina
alternativa: applicazioni di ozono, coenzima Q10, acido lipoico, ... Maria
Teresa alla fine deve arrendersi al fatto che per qualche motivo questo
dentista non le vuole fare e non le farà la bonifica chirurgica delle grotte
ossee. Se vedo questo dentista con la diagnosi di tasche ossee e la sua
ritrosia ad intervenire nella loro bonifica mi rendo conto dell'imbarazzo che
nasce dalla non abitudine.
Di racconti del genere se ne raccolgono centinaia, quando uno tenta di andarne a
fare una sintesi ognuno di essi da solo prende una dozzina di pagine.
La cronaca procede più o meno così: i denti devitalizzati venivano
periodicamente ritrattati per anni fino a quando si riusciva ad intervenire sul
pus- ascesso bloccandone la formazione (e nessuno sospettava la focalità di
denti devitalizzati in assenza di pus).
Scrive tipicamente uno di questi pazienti: “Sono andata in continuazione
da specialisti per capire cosa mi succedeva, ma dicevano che era lo stress, il
sistema nervoso, malattia psicosomatica: sono andata da allergologi,
otorino-laringoiatri, stomatologo, infettologo, ho fatto tanti esami ematici di
screening, RX al cranio, elettromiografia agli arti inferiori, Ecodoppler arti
inferiori, E.E.G., etc, RX al torace, pneumologo, neurochirurgo, etc., ..”.
In
Italia, due donne gravemente malate, con allergia (tipo IV) al mercurio, hanno ottenuto dalla
propria Asl parere favorevole per il rimborso delle spese mediche in centri di
alta specializzazione in Svezia e in Germania, precisamente a Monaco dal dott.
Ottaviano Tapparo, che ha iniziato 15 anni fa a collaborare con il prof.
Daunderer e ha visto guarire pazienti da narcolessia, paralisi, epilessia, difetti
della vista, ecc.
La
Sclerodermia è una rara malattia ad andamento cronico di probabile origine
autoimmune, che affligge da 150.000(1) a 500.000(2)
Americani, principalmente donne dai 30 ai 50 anni. Ha una incidenza di 30
persone su 100.000 con un rapporto fra il sesso femminile e maschile di 4 a 1.
La strada
per una corretta diagnosi della Sclerodermia è spesso lunga e difficoltosa,
perchè è una malattia rara e ci sono pochi medici capaci di riconoscerla
subito. Ad un primo esame clinico la sclerodermia
potrebbe assomigliare ad alcune malattie del tessuto connettivo, come il Lupus
Eritematoso, la Polimiosite, l'Artrite Reumatoide etc.
Spesso
l'incertezza diagnostica e la frustrazione fanno pagare un grosso prezzo in termini
psicologici ai pazienti che riferiscono la diagnosi la parte più difficoltosa
della loro malattia.
Le
varianti principali della sclerodermia sono: Localizzata e Sistemica.
Le forme localizzate sono la Morfea e la Lineare, che colpiscono solo la cute
(e qualche volta i tessuti sottocutanei) ma non attaccano mai gli organi
interni. Le forme sistemiche colpiscono i vari organi ed apparati (cute, vasi
sanguigni ed organi interni). Queste forme prendono, a seconda delle
manifestazioni cliniche, nomi di Diffusa, Limitata, CREST ed Overlap
(sovrapposizione).
La forma
sistemica della Sclerodemia evolve verso la fibrosi (tessuto cicatriziale,
indurimento tissutale) colpendo la cute e/o gli organi interni. Ecco perchè la
Sclerodermia è conosciuta comunemente come "malattia che trasforma l'uomo
in pietra".
Le
cause della sclerodermia sono sconosciute. Alcuni casi sono stati associati ad
esposizioni chimiche (quali il benzene ed il cloruro di vinile ).
Confermata la causa tossica 11/09/2003
Sull'ultimo
numero di Neurology (Giornale dell'Accademia Americana di Neurologia) come
sempre una grande varietà di pubblicazioni interessanti e importanti (v. indice di tutto il fascicolo).
Uno studio che analizza i
certificati di morte di più di 20.000 operai inglesi morti tra il 1967 e il
1997 conferma che l'esposizione prolungata a tossine industriali aumenta il
rischio di ammalarsi. Soprattutto se l'esposizione è prolungata e se si
tratta di solventi. L'esposizione a solventi organici per più di 30 anni
aumenta il rischio di ammalarsi del 350%. Un precedente studio italiano aveva già
evidenziato una simile associazione di rischio. Anche i pesticidi sembrano
poter causare la malattia, come dimostrato da studi sia epidemiologici che sperimentali ed è famoso l'episodio in cui l'uso di una droga chimica causò la
malattia in molti pazienti giovani. Consumando frutta e verdura siamo tutti
esposti ai pesticidi e sembra irresponsabile la leggerezza con la quale
questo argomento è finora affrontato dalla pubblica amministrazione in Italia.
"Assolta" (solo per il Parkinson) invece l'ecstasy: è stato ritirato
(la cosa peggiore che può succedere ad un gruppo di ricerca) uno studio
pubblicato su Science un anno fa (v. questa notizia su neurologia.it). La versione
ufficiale è che le etichette delle fiale fossero state scambiate e le scimmie
avrebbero ricevuto metanfetamina ('speed') invece dell'ecstasy... Comunque sia,
qui come altre volte in campi di grande interesse la scienza ha funzionato nel
senso che chi pubblica dati falsi, deve rispondere se altri non possono
ripetere lo stesso esperimento. Sono molto più problematici campi meno seguiti
o esperimenti complessi che spesso permettono di pubblicare risultati dubbi
senza che questi vengano mai messi pubblicamente in discussione da altri
ricercatori.
Tra le cause si sospetta l’avvelenamento da mercurio
Se un
Dottore dice ad un genitore che suo figlio soffre di avvelenamento da arsenico,
la sola cosa che il genitore vorrebbe sapere e' " Come posso eliminare
l'arsenico?". Non dovrebbe essere diverso per l'avvelenamento da mercurio.
La cosa piu' importante che un genitore puo' fare per guarire il figlio
avvelenato dal mercurio e' mandar fuori dal corpo e dal cervello del figlio il
mercurio, la seconda sostanza piu' tossica della terra.
Questa
cosa e' controversa solo perche' e' controversa la fonte primaria di
esposizione al mercurio, i vaccini infantili. E' controversa perche' la maggior parte
dell'avvelenamento ha cause iatrogene, o causate dai dottori, e molti sono
coloro che non vogliono che la verita' emerga. Questo pero' non cambia i
fatti: autismo, Asperger, PDD-NOS, ADHD/ADD, e molti altri problemi dello
sviluppo e di salute dei bambini sono tutti sintomi di avvelenamento da
mercurio. La tossicita' del Mercurio si manifesta in molti modi diversi
nelle diverse persone sulla base della diversa biochimica, eta' e quantita' di
esposizione, sesso e presenza di altre tossine durante l'esposizione stessa. La
cosa piu' importante e', comunque, che la rimozione del mercurio risolvera' la
maggior parte di tutti i sintomi.
Il seguente
e' il miglior tentativo possibile da parte di Generation Rescue di fornire ai
genitori un punto di partenza per curare il proprio figlio ed e' basato sui
protocolli generali usati dai medici che stanno trattando oggi l'avvelenamento
da mercurio. Non sono consigli medici. Sono opinioni di genitori, non di
medici. La cosa piu' importante da fare ora e' trovare un medico qualificato
per aiutarti a trattare il tuo bambino. Cio' che e' scritto qui ha solo scopo
informativo.
IN
GENERALE
Il Mercurio e' una devastante neurotossina e crea problemi multisistemici al
corpo. La tossicita' del Mercurio puo' portare ad un abbassamento delle difese
immunitarie, allergie ai cibi, problemi gastrointestinali, con il sonno e
neurologici come ritardo del linguaggio, disordini di integrazione sensoriale,
disturbi della coordinazione grosso e fine motoria, isolamento sociale, ansia,
irritabilita' e depressione. I sintomi varieranno in ogni persona e in genere
saranno più pronunciati nei bambini più piccoli.
L'obiettivo ultimo del trattamento e' rimuovere il mercurio dal corpo del
vostro bambini attraverso un processo detto chelazione (key - LAY - shun) o
attraverso altre procedure di detossificazione. La chelazione/detossificazione
richiede che il bambino sia in buona salute e supportato nutrizionalmente. Per
i bambini più gravi, la rimozione del mercurio può necessitare di due anni o
più. Per quelli colpiti in maniera più moderata può occorrere meno tempo.
Leggere dei trattamenti biomedici per l'autismo e per altri disordini
neurologici indoitti dal mercurio può essere stressante, e può essere utili
tenere in mente questi concetti generali. Le 5 parti più importanti del
trattamento sono le seguenti:
- 1. Abbassare il livello di tossine
- 2. Aiutare l'intestino a guarire
- 3. Aumentare il livello dei nutrienti
- 4. Dare gruppi metilici
- 5. Portare i metalli fuori.
In primo
luogo fra i metalli con azione tossica annoveriamo i cosiddetti metalli pesanti
(piombo, cadmio, mercurio, cromo, manganese), ma in generale, con effetto
tossico naturalmente commisurato alle quantità, effetti variamente nocivi
possono essere indotti dall’assorbimento in varie forme di moltissimi altri
(compresi alluminio, stagno, tallio, bismuto, arsenico, rame, oro, zinco,
etc.).
Numerosi
prodotti di uso comune contengono metalli pesanti.
L’inalazione di polveri o vapori attraverso l’apparato respiratorio (per
esempio veicolate dallo smog o durante operazioni di taglio o di
sverniciatura), è il più importante veicolo di penetrazione nell’organismo.
Le fonti più comuni sono vernici e altri prodotti di finitura e in particolare
il loro sfarinamento dovuto ad usura o a operazioni di rimozione; combustioni
di materiali plastici in PVC; fumo di sigaretta; scarichi di auto; polvere
domestica (in cui si deposita lo smog); rilascio negli alimenti da vecchie
stoviglie e da ceramiche dipinte realizzate senza precauzioni; pile, termometri
a mercurio.
L’inquinamento
da metalli è strettamente legato alle attività industriali e di combustione che
ne causano la movimentazione nell’ambiente.
Benché siano elementi naturalmente presenti nell’ecosistema, la loro
mobilitazione determinata dalle attività umane ne causa l’accumulo nella
biosfera e l’ingresso nella catena alimentare con gravi danni per l’uomo,
animali e piante.
Il piombo è tra i metalli pesanti più diffusi, sorgente di malattie o di
intossicazioni anche gravi, ma tutti i metalli pesanti tendono ad accumularsi
nell’organismo, determinando numerosi effetti sul breve e sul lungo periodo,
diversamente connotati a seconda del metallo. Possono causare danni ai reni,
al sistema nervoso e al sistema immunitario, in certi casi avere effetti
cancerogeni e teratogeni. I sintomi più classici di intossicazione irritabilità
ed instabilità dell’umore, depressione, cefalee, tremori, perdita di memoria,
ridotte capacità visive, parestesie.
Il saturnismo (inquinamento da piombo) influisce su tutti i sistemi
dell’organismo, ma le alterazioni principali riguardano il sistema nervoso
centrale, l’apparato digerente e il sangue con effetti quali coliche addominali
(spesso confuse con appendiciti), gotta, anemia.
Feti, neonati e bambini sono i soggetti più a rischio in quanto il piombo viene
assorbito più facilmente dagli organismi in crescita.
L’intossicazione di mercurio nella madre è assorbita dalla placenta:
pertanto anche se la madre non riporta danni si determinano nel feto gravissime
conseguenze e malformazioni. L’esposizione al piombo determina nei bambini
ritardi nella crescita fisica e mentale, problemi comportamentali, difficoltà
di concentrazione.
Nel caso
di forte inalazione dei vapori emanati da solventi possono sciogliersi i grassi
contenuti nelle cellule nervose e nel cervello, modificandone le proprietà
elettriche e causando alterazioni della memoria e delle capacità reattive. La
lenta evaporazione dei residui di solventi delle vernici e delle colle può
anche dare origine a malattie croniche.
Per sostanza
pericolosa si intende qualsiasi sostanza liquida, gassosa o solida, chimica o
biologica che presenta un rischio tossicologico per la salute del lavoratore,
ad esclusione di sostanze radioattive, infiammabili ed esplosive. L’esposizione
a tali rischi può avvenire sotto forma di contatto diretto o indiretto con il
prodotto, ad esempio mediante delle superfici contaminate.
La grande diffusione di queste sostanze sul luogo di lavoro
Prodotti
chimici
- Stando al Chemical Abstracts
Service, che individua le sostanze citate nei testi scientifici, esistono
all’incirca 16 milioni di prodotti chimici nel mondo, anche se soltanto
1500 tra essi rappresentano il 95% della produzione chimica complessiva
mondiale. Dal 1930 la quantità di sostanze chimiche prodotta annualmente a
livello globale è passata da 1 milione a 400 milioni di tonnellate.
- In Europa sono registrate e
commercializzate 100.195 sostanze chimiche, di cui 10.000 sono vendute in
quantità superiori alle 10 tonnellate. L’industria chimica rappresenta il
terzo più grande settore europeo, che occupa direttamente 1,7 milioni di
persone, ed indirettamente, dà lavoro ad altri 1,3 milioni di persone.
Anche se la produzione è dominata da svariate multinazionali di elevate
dimensioni, il 96% di tutte le attività in questo settore ( pari a 36000
aziende ) è costituito da piccole e medie imprese (PMI), che per la
maggior parte posseggono una competenza nulla o scarsa in campo
tossicologico.
- Vi sono 30000 sostanze
chimiche registrate all’interno dell’Unione europea che sono normalmente impiegate
sul luogo di lavoro: dai negozi di parrucchiere ai cantieri edili, agli
uffici, alle tipografie e all’agricoltura.
- Circa 20 000 delle sostanze
chimiche europee registrate ( due terzi delle sostanze d’uso comune ) non sono
state sottoposte a test tossicologici completi e sistematici. Del 21%
delle sostanze chimiche europee ad elevato volume di produzione non si
conoscono i dati tossicologici. Dal 18 settembre 1981 (direttiva
79/831/CEE) soltanto i nuovi prodotti chimici devono essere controllati
metodicamente per quanto riguarda il loro impatto occupazionale, sui
consumatori e sull’ambiente. Le sostanze impiegate od originate prima di
tale data sono note come sostanze chimiche esistenti e l’Unione europea
sta attualmente sviluppando una strategia per controllarle in modo
sistematico. Delle sostanze chimiche registrate i cui effetti
tossicologici sono noti, 350 risultano cancerogene, mentre 3000 sono
segnalate come allergeni.
Agenti
biologici
Gli
agenti biologici,
che raramente sono visibili a occhio nudo, lasciando così molti
lavoratori ignari dei rischi reali, si trovano in tutti i settori che trattano
le sostanze organiche, come terreno, rifiuti, cibo, fluidi corporei e campioni
microbiologici, ad esempio i laboratori di ricerca. Tra gli agenti biologici
che si incontrano più comunemente sul luogo di lavoro ci annoverano batteri,
virus, microrganismi fissatori di azoto, funghi (lieviti e muffe) e
parassiti.
Livelli di esposizione per forza lavoro e per settore
- Il 21% dei lavoratori
dell’Unione europea (155 milioni) - pari a 32 milioni di persone è esposto
ad agenti cancerogeni.
- Il 22% dei lavoratori afferma
di respirare fumi, vapori, polveri ed altre sostanze pericolose per almeno
un quarto dell’orario lavorativo.
- Il 16% dei lavoratori
nell’Unione europea maneggia o ha contatto con sostanze pericolose per un
quarto dell’orario lavorativo.
- Un numero stimato intorno a
6-9 milioni di lavoratori è esposto ad agenti biologici in settori
lavorativi quali i laboratori sanitari e di ricerca, l’industria
alimentare, lo smaltimento dei rifiuti e le società biotecnologiche.
- Virtualmente tutti i campi di
attività sono esposti in misura diversa a sostanze pericolose, ma i
settori a rischio più elevato sono i seguenti:
- agricoltura
- Industria chimica
- Pulizie
- Edilizia
- Industria alimentare
- Lavoro di parrucchiere
- Assistenza sanitaria
- Industria meccanica/officine
- Stampa
- Industria tessile/conciaria
- Raccolta/trattamento dei
rifiuti
Conseguenze per la salute
Nota bene -
Le informazioni presentate vogliono fornire un quadro puramente indicativo, e
non esaustivo, delle questioni chiave attinenti alla salute, nonché delle
sostanze e dei settori interessati.
In
generale si riscontra una carenza di dati per quanto riguarda l’impatto delle
sostanze pericolose, e ciò costituisce un vero e proprio problema.
- Secondo l’Organizzazione
mondiale della sanità (OMS), l’esposizione sul lavoro a sostanze
pericolose è la causa di 2 631 000 nuovi casi di malattie croniche
respiratorie ogni anno.
- La ricerca francese ha stimato
che il 5-10% circa di casi di asma sono collegati al lavoro. Nel Regno
Unito, si verificano fino a 3 000 nuovi casi di asma allergica
professionale ogni anno ed il numero sale a 7 000 se si includono i casi
aggravati dal lavoro. Coloro che lavorano in ambienti polverosi come
panettieri, agricoltori, falegnami e altri tipi di manovali, presentano un
elevato rischio di asma. Le sostanze che causano l’asma allergica
professionale sono, tra le altre, gli isocianati impiegati nelle vernici;
la polvere di farina, di grano e di legno; il lattice di gomma naturale
presente per esempio nei guanti chirurgici e nelle attrezzature mediche,
nonché i vapori di alcune colle e resine.
- Secondo uno studio, in
Germania l’asma dei fornai costituisce all’incirca il 70% dei casi di asma
allergica professionale. Da una ricerca finanziata dall’Unione europea è
emerso che degli enzimi di sempre più vasto impiego nella produzione
alimentare, come l’amilase e la cellulase, costituiscono la principale
causa di asma in questo settore.
- Molte delle sostanze chimiche
europee catalogate scatenano malattie respiratorie allergiche, tra cui la
rinite. Alcuni degli agenti chimici ed organici che determinano questi
disturbi sono: coloranti reattivi (settore tessile), enzimi (produzione di
biodetersivi), persolfati (parrucchieri), anidridi (verniciatori).
- La polmonite allergica da
sostanze esogene, detta anche il polmone dell’agricoltore, è causata
dall’esposizione a muffe ed a virus agricoli. Tra i sintomi si segnalano
affanno, tosse e dolori muscolari e delle giunture.
- La silicosi costituisce un
problema nell’edilizia, in agricoltura ed altri settori in cui la polvere
è prodotta da cristallini a base di silicio.
Secondo
l’Institut de Veille Sanitaire, almeno il 4% di tutti i tumori, pari a 10 000
nuovi casi nella sola Francia, hanno origine sul luogo di lavoro. Tra i tumori
professionali più comuni vi sono:
- Cancro della cavità nasale
causato da polvere di legno e dal nickel, diffuso soprattutto tra i
lavoratori di attività come la silvicoltura e la carpenteria e di settori
che si occupano del trattamento di superfici.
- Leucemia, in seguito
all’esposizione a benzene, un solvente utilizzato nel carburante ed in
vari altri prodotti.
- Cancro al polmone e
mesotelioma da amianto. Questa fibra rappresenta tuttora un grave pericolo
in molti edifici vecchi. Nonostante l’impiego dell’amianto sia attualmente
vietato nell’Unione europea, si stima che le malattie da esso provocate
causino in totale da 250 000 a 400 000 decessi.
- L’esposizione a solventi
organici, quali alcool, eteri glicolici ed esteri, può causare perdita di
memoria, grave affaticamento ed altri problemi
a livello di sistema nervoso centrale. Questi tipi di solventi,
che possono provocare anche danni ai reni e problemi riproduttivi tra i
molti altri disturbi di salute, si trovano normalmente in pitture, colle e
vernici. Numerose attività prevedono l’utilizzo di solventi organici, tra
cui l’edilizia, l’industria tessile, tipografica,
il settore delle materie plastiche e della pulizia a secco. Gli studi
hanno evidenziato un rischio superiore di prepensionamento tra decoratori
e pavimentatori a causa della sindrome da solventi, nel momento in cui si
manifestano sintomi di natura neuropsichiatrica, come la perdita di
memoria.
- E’ stato scoperto che alcuni
pesticidi impiegati in agricoltura aumentano il rischio di contrarre il
morbo di Parkinson del 15%- 20%.
- L’eczema è lo stato cutaneo
professionale più diffuso in quanto interessa il 10% circa dei lavoratori,
prevalentemente quelli esposti regolarmente ai liquidi, che possono
distruggere la naturale barriera difensiva della pelle. I parrucchieri
sono tra gli individui maggiormente a rischio (principalmente a causa
dell’effetto combinato di acqua e sostanze chimiche, come quelle usate
nelle permanenti), e si stima che un parrucchiere su dieci debba cambiare
lavoro a causa di questo problema. Anche i manovali di cantiere che usano
cemento umido contenente cromo VI sono vulnerabili. Da uno studio su 5 000
muratori impiegati nella costruzione del tunnel sotto la Manica è emerso
che la metà aveva problemi di pelle e di questi la metà era
sensibile al cromo VI. Tra le altre professioni ad alto rischio vi sono i
cuochi, gli addetti alle pulizie, le assistenti alla poltrona
odontoiatrica, gli operai della catena di montaggio ed i meccanici.
- Tutta una serie di altre forme
di dermatite professionale, molte delle quali scatenate da reazioni
allergiche alle sostanze chimiche, si verifica con uno spettro di sintomi
altrettanto ampio, da eruzioni e gonfiori della pelle a sensazioni di
prurito e di bruciore. In uno studio condotto su oltre 1 000 tipografi, è
emerso che il 41% ha
sofferto di problemi dermatologici, di cui quasi i due terzi (58%) erano
legati al lavoro. Nel Regno Unito l’OMS stima che ogni anno 66 000 persone
contraggono delle dermatiti professionali.
Esistono
numerose altre malattie legate alle sostanze chimiche ed agli agenti biologici
presenti sul lavoro. Chi lavora in impianti per il trattamento dei liquami e
dei rifiuti, per esempio, è particolarmente vulnerabile alla gastroenterite,
nonché ad allergie, mentre gli operatori sanitari sono esposti a una vasta
serie di infezioni batteriche e virali come l’epatite B, la pertosse e la
tubercolosi.
Questa tesina è il risultato di una ricerca su vari siti internet
appartenenti a testate giornalistiche, riviste mediche conosciute e
ospedaliere, siti specializzati, istituzionali, di categoria, ad associazioni
di malati, di sindacati.
Giunta a questo punto mi pongo le seguenti domande:
- Quando i ricercatori
di tutto il mondo si decideranno a fare un’indagine seria volta a verificare se
le varie malattie sopra descritte (indagine tossicologica) siano causate da
esposizione più o meno prolungata ad agenti tossici, veleni e metalli pesanti
in genere?
- Perché durante il
periodo di degenza ospedaliera, anche se nell’anamnesi viene riscontrata
l’esposizione e/o contatto a vari metalli pesanti e/o sostanze tossiche, quasi
mai vengono fatti accertamenti e analisi tossicologiche per verificarne
l’intossicazione, neanche dietro richiesta del paziente stesso?
- Quando una volta accertato che la causa della malattia sia dovuta ad
intossicazione-avvelenamento, le persone colpite potranno guarire? Esistono
antidoti a queste sostanze tossiche? C’è la volontà da parte degli organi
competenti, medici e ricercatori di diagnosticare malattie dovute ad
intossicazione/avvelenamento e curarle?
- Perché la ricerca
scientifica non si è mai dedicata a perseguire la strada
dell’intossicazione-avvelenamento, prediligendo quella della genetica ed altre?
- Quando si faranno
vera informazione e prevenzione volte a ridurre i rischi di malattia nella
popolazione mondiale?