"MENTE SERENA" N. 18
Un percorso per conoscere se stessi e gli altri
Sommario percorso
Il pensiero è la sola forza che dà vita o distrugge, a seconda che è diretta in
bene o in male (Prentice Mulford).
La ragione principale per accostarci ad una tecnica di
meditazione è quella per cui con la meditazione è possibile
acquisire il controllo della mente e di conseguenza la pace
mentale. Tutti noi siamo alla ricerca della gioia e nel contempo
desideriamo evitare la sofferenza. Con l'acquisizione della pace
mentale arriveremo ad un approccio della vita che soddisferà
molto di più queste nostre esigenze.
Non soltanto gli esseri umani ma tutte le creature, insetti
compresi, cercano in tutti i modi di evitare la sofferenza.
L'uomo è l'unica creatura che, tramite la ragione, può
acquisire delle tecniche ed affrontare, con piena consapevolezza,
la ricerca di un controllo mentale. Per poter avere una vita
senza sofferenze dobbiamo tagliare alle radici le cause che ci
provocano le medesime, con l'uso intelligente del nostro
intelletto noi siamo in grado di discriminare tra ciò che è
bene e ciò che è male e evitare tutte le azioni, che essendo
non virtuose, creano delle cause i cui effetti ci verranno poi
incontro come sofferenze.
La felicità non viene da sola, possiamo aspettarla per anni ma
essa non arriverà se non quando inizieremo seriamente a seguire
un certo modo di agire. Il giusto modo di agire ci è stato
presentato dai grandi Maestri ed è la base di tutte le
religioni.
Gli insegnamenti dati dal Budda e dal Cristo, qualora messi in
pratica nella vita quotidiana, sono in grado di tagliare le
radici alla sofferenza, essi non sono sempre facili ed è
necessario avere il controllo mentale per evitare che la nostra
parte istintiva ci accechi con le sue istanze egoistiche.
Gli insegnamenti dei Maestri sono come un seme. Noi non possiamo
assaporare un frutto se prima non procuriamo di seminare ed
accudire alla pianticella in crescita, finché essa non ci
ripagherà del nostro lavoro. Così gli insegnamenti, se vissuti
giorno dopo giorno, non mancheranno, nel tempo dovuto, di
produrre quelle trasformazioni mentali che ci porteranno ad un
agire diverso e questo, di conseguenza, ad evitare le azioni non
virtuose, i cui effetti sono la sofferenza. La trasformazione
della nostra mente non dovrebbe essere fatta al solo scopo di
migliorare questa vita ma anche in considerazione che il
giovamento si farà sentire anche nelle prossime esistenze.
Tra chi segue gli insegnamenti e chi non li segue vi è una
notevole differenza. La prima persona è calma e gentile e sa
affrontare le contrarietà della vita con un approccio calmo e
fiducioso mentre la seconda è irascibile e tempestiva, le sue
soluzioni, qualora riescono a sistemare un problema, ne fanno
sorgere, con tutta probabilità, uno di riflesso. Per meglio
chiarire questo ultimo concetto possiamo pensare a chi dopo una
vendetta è soddisfatto di aver fatto del male a colui che lui
crede suo nemico ma non sa che il male che lui ha fatto è
scritto sul suo conto di dare e avere e prima o dopo gli
ritornerà addosso come sofferenza o malattia.
In una discussione, la persona che ha acquisito il controllo
mentale, riesce ad essere obbiettiva ed a valutare anche i propri
torti, che di solito non mancano mai. Questo atteggiamento porta
questa persona ad osservare il suo avversario con comprensione e
misericordia, egli ha pazienza e può cercare di capire le
motivazioni dell'altra persona evitando così di agire in modo
tale da creare delle cause i cui effetti si presenteranno più
avanti come sofferenze.
Le religioni, pur essendo diverse nella presentazione della
stessa essenza, sono tutte dirette a fornire dei consigli di vita
per mettere in condizione di saper distinguere tra il vero bene
ed il vero male. Senza tale guida il nostro discernimento ci
porta a considerare come vero bene quello che ci porta beneficio
ed un vero male quello che ci porta una sofferenza. Come si può
vedere la mancanza di una guida, che ci illumini nella
discriminazione, farà in modo che la nostra scelta sia dettata
dagli istinti animali, sempre pronti a farsi avanti, o
dall'egoismo, sempre presente in quanto risultato dall'istinto di
autosopravvivenza.
L'insegnamento più importante della religione è quello di
essere gentili, comprensivi e misericordiosi con tutte le
creature, uomini o piante ed animali, insetti compresi. Questo
modo di agire non è facile e bisogna acquisirlo con uno sforzo
costante, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Vi sono persone che leggono molti libri e ascoltano molte
conferenze allo scopo di trovare la pace mentale e di eliminare
la sofferenza. Purtroppo per loro tutto quello che fanno non
porterà a loro nessun giovamento a meno che non si sforzino di
mettere in pratica ciò che hanno imparato a livello
intellettuale. Se consideriamo la legge di causa ed effetto
possiamo comprendere che tutte le sofferenze che ci vengono
incontro altro non sono che "effetti di azioni non
virtuose" da noi compiute, in un passato recente o remoto
che sia. Se non cambiamo la nostra condotta saranno le nostre
azioni di oggi a condannarci nel futuro.
Vi sono persone che imputano tutti i loro mali ad azioni cattive
da loro compiute in qualche vita passata ed assumono un
atteggiamento passivo pensando che comunque non è in loro potere
il mutare delle circostanze ormai passate. Questo atteggiamento
è assai pericoloso e denota una sfiducia nella misericordia
divina. Non si deve mai dimenticare che noi possiamo essere
infedeli verso Dio ma Egli non lo sarà mai nei nostri confronti.
Nel cosmo esiste la legge dell'equilibrio ed il bene che noi
compiamo può benissimo esaurire l'eventuale male compiuto in
passato. Il bene ed il male non hanno etichette per cui il male
di uno schiaffo dovrà necessariamente essere scontato con uno
schiaffo. Tutto il male produce sofferenza e pertanto tutte le
azioni che portano gioia sono un antidoto per quelle che hanno
portato dolore.
La tecnica della meditazione è rivolta a portare la mente sotto
il nostro controllo; da questo controllo nascerà poi la
capacità di pensare solo quei pensieri che sono positivi e
costruttivi. Quando nella nostra mente non vi sarà più spazio
per i pensieri negativi e distruttivi avremo raggiunto la pace
mentale.
La tecnica di meditazione che verrà esposta comporta alcuni
suggerimenti riguardo alla posizione da assumere durante la
meditazione stessa. La meditazione va fatta, preferibilmente,
stando seduti. Le posizioni Yoga del loto o del mezzo loto (gambe
incrociate) sono suggerite però ciò che conta non è tanto la
posizione fisica quanto la costanza dell'esecuzione ed il
proponimento di imparare a meditare non soltanto per finalità
egoistica, ma perché ciò che abbiamo acquisito possa esserci di
aiuto per aiutare altri fratelli che ne avessero la necessità.
Una cosa importante è la posizione della spina dorsale che
dovrebbe essere tenuta eretta il più possibile. Questa
posizione, infatti, permette che l'aria ed il prana possano
circolare liberamente nei vari centri energetici del corpo.
Le mani vanno poste sul grembo in modo che la sinistra abbracci
la destra, le dita delle mani, pollici esclusi, dovrebbero
sovrapporsi mentre i pollici vanno uniti con le punte formando un
cerchio con le mani sovrapposte. Va qui notato come la mano
sinistra è simbolo di saggezza mentre la destra lo è per il
metodo e l'azione, ne consegue che il metodo e l'azione
dovrebbero essere sempre circondati dalla saggezza.
La testa si deve tenere leggermente inclinata sul davanti per
evitare che il sangue vi arrivi facilmente e possa creare dei
problemi in quanto l'attività cerebrale è molto ridotta.
Le spalle vanno tenute aperte, questo è un simbolo di apertura
per ciò che stiamo imparando e per tutti i suggerimenti che la
nostra guida interiore ci vorrà proporre.
La bocca va tenuta chiusa con la lingua che appoggia sui denti
superiori, questo è suggerito perchè in tale posizione si evita
che la bocca possa diventare secca per mancanza di saliva.
Gli occhi meritano un'attenzione particolare. La loro posizione
è altamente soggettiva in quanto vi sono persone che con gli
occhi chiusi cedono alla sonnolenza mentre altre, con gli occhi
aperti, sono distratte dalle immagini che l'ambiente esterno
propone loro. Viene suggerito di tenere gli occhi semiaperti e di
guardarsi la punta del naso. Questo dovrebbe evitare gli
inconvenienti citati.
Dopo aver spiegato le modalità della posizione è bene
sottolineare, ancora una volta, che la postura assume una grande
importanza per coloro che meditano, continuamente, per giorni e
giorni. Per noi la cosa più importante è di scegliere una
posizione che non arrechi ulteriori disturbi alla mente che,
all'inizio delle esperienze di meditazione, recalcitra come
un'animale selvaggio. Ciò che ci proponiamo è di porre la mente
sotto controllo, evitiamo perciò di crearci ulteriori ostacoli
nell'assumere una posizione a noi non congeniale e che diventerà
ulteriore fonte di disturbo mentale.
La meditazione vera e propria consiste nel portare (e mantenere)
la nostra attenzione alla radice del naso e nel contare i cicli
della respirazione. Ogni inspirazione/espirazione vale un ciclo,
perciò conteremo uno dopo aver inspirato/espirato una volta e
così di seguito. La respirazione deve essere normale, ciò che
ci proponiamo è di seguirne consapevolmente lo svolgersi, ciclo
dopo ciclo, dobbiamo osservarla non alterarla.
Può essere utile, specialmente i primi tempi, di contare fino a
6 e poi riprendere da uno. Questo porta una piccola variazione
sul tema che rappresenta un diversivo per la mente che ne è
sempre assai desiderosa. Più avanti si potrà aumentare il
conteggio portandolo a 10 o 15 cicli. Il traguardo da raggiungere
nel tempo potrebbe essere di 25 cicli.
Vi sono quattro errori da evitare:
- 1) inspirazione lunga seguita da espirazione corta
- 2) respirazione forzata con l'emissione di suoni udibili anche da altre persone
- 3) errori nel conteggio
- 4) disappunto per gli errori commessi, la mente va guidata con
calma e dolcezza, se ci ritroviamo a fare un conteggio sbagliato
dobbiamo ripartire da uno.
Va ricordato che nella meditazione non vi è soltanto la
circolazione dell'aria ma entrano in gioco pure delle sottili
energie (prana) che partono dall'ombelico e salgono attraverso la
spina dorsale, fino alla testa. Queste energie passano da alcuni
centri energetici (chakras) e li stimolano portando una rinnovata
vitalità anche sul piano fisico.
Il tempo da dedicare alla meditazione deve essere scelto in modo
da non intralciare il nostro normale modo di vita, così pure la
durata è lasciata al discernimento di ognuno dei partecipanti.
Viene comunque suggerito di praticarla ogni giorno e
possibilmente alla stessa ora. Non si dimentichi che noi siamo
creature dell'abitudine; l'abitudine di meditare è difficile da
conseguire ma una volta acquisita sarà mantenuta facilmente
perchè sarà entrata nel nostro normale ordine delle cose.
Fondamentalmente tutti gli esseri cercano la felicità e nello
stesso tempo fanno di tutto per evitare la sofferenza. Se
arriviamo a comprendere che le nostre sofferenze SONO il
risultato di azioni non virtuose da noi commesse in un passato
prossimo o remoto, ci risulterà ovvio che per evitare la
sofferenza vi è un solo modo: quello di non commettere azioni
non virtuose. Le religioni, generalmente, offrono una soluzione
ai problemi della vita ed i loro insegnamenti, quando fedelmente
seguiti, sono il modo di evitare di commettere azioni negative
che nel tempo ci si ripresenterebbero quali sofferenze.
La mente dovrebbe essere sempre allerta ed avere sotto il suo
controllo il corpo e gli istinti, i quali, proprio perché
rivolti alla sopravvivenza del corpo fisico, ci propongono delle
soluzioni prevalentemente egoistiche. Quando vediamo un oggetto
(o lo immaginiamo) esso viene subito afferrato dall'interesse o
dal rifiuto, non vi è una pacata osservazione in cui la mente
osserva e basta. La mente viene posta al servizio delle passioni
e da ciò nasce il desiderio di ottenere o alla paura di perdere
ciò che si possiede.
Se la mente è stata educata adeguatamente, i sensi non potranno
far nulla per accaparrare la sua attenzione, essa osserverà
qualsiasi oggetto e saprà dargli il valore effettivo, non quello
che gli viene attribuito dalla nostra interiorità. Ogni volta
che ci si presenta un oggetto, od una persona, e la mente non è
in grado di discernere il suo valore effettivo, interviene il
desiderio che ci porta a pensare che noi non possiamo vivere
senza tale oggetto. Questa è la causa di ciò che viene definito
delusione.
Non è il corpo che ci priva della pace mentale bensì la mente
che, non essendo controllata, è influenzata dalle emozioni e dai
sentimenti e ci porta a degli errati comportamenti. Per una mente
non educata la stessa situazione può divenire oggetto di
desiderio o di paura e ciò porterà delle delusioni.
Possiamo dire che vi sono tre veleni principali da cui dipendono le sofferenze
dell'umanità, essi sono:
- attaccamento,
- ignoranza della legge di causa ed effetto,
- odio e rancori.
L'attaccamento è il peggiore di tutti e merita qualche
delucidazione in quanto è assai facile che il medesimo venga
confuso con l'affetto o l'amore. E' facile infatti sentire
qualcuno che dice di essere molto attaccato ad una persona e che
la ragione di un tale legame va ricercato nel grande amore
portato alla persona stessa. La prova del fuoco per determinare
se ciò che proviamo è vero amore o semplice attaccamento la
possiamo avere analizzando che cosa porta il legame in oggetto a
noi ed all'altra persona. Il vero amore porta gioia ad entrambi,
se ciò non accade non si tratta di vero amore. Il vero amore non
va alla ricerca della sua soddisfazione e della sua felicità
bensì di quella della persona amata.
Disse Paramansa Yogananda: "Quando cesserai di voler
riempire la tua coppa di felicità ed inizierai a riempire quella
degli altri, scoprirai, con meraviglia, che la tua sarà sempre
piena".
L'attaccamento è la causa di tante sofferenze; forse la causa
più importante. Noi lottiamo per ottenere un oggetto (o una
persona) e ciò è causa di sofferenza. Poi, non appena lo
abbiamo ottenuto, iniziamo a preoccuparci per paura di perderlo.
Possiamo essere attaccati anche a delle situazioni o al nostro
corpo, entrambe queste cose sono causa di sofferenza. La paura di
morire è causa di molte sofferenze perché la mente pensa che
senza il corpo essa sarà perduta. Anche qui è in gioco
l'attaccamento che però, in questo caso, è coadiuvato
dall'ignoranza della legge della vita. Tutte le brutture del
mondo, guerre comprese, possono portarci a verificare che la loro
sorgente primaria va ricercata nei tre veleni primari:
attaccamento, odio e ignoranza.
L'ignoranza della legge di causa ed effetto è quanto di più
pericoloso vi possa essere. Il non conoscere che la nostra
sofferenza è nata a causa di nostre azioni non virtuose non ci
permette di prendere la decisione di cambiare i nostri
atteggiamenti con la forza necessaria per farlo davvero.
Specialmente la parola ci è causa di molte sofferenze perché
parlare è assai facile e l'ignoranza della "Legge di causa
ed effetto" non ci fa riflettere e preoccupare per ciò che
andiamo dicendo (Gia. 1:19-27, Gia. 3:1-12).
Domanda: "Mi rendo conto che ho parlato male, posso
rimediare?".
Risposta: "Un'azione fatta è fatta, si può però mitigarne
l'effetto negativo con un sincero pentimento e chiedendo scusa a
chi, eventualmente, abbiamo fatto del male".
Domanda: "Se mangio carne posso evitare il male che
scaturisce dal fatto che l'animale è stato ucciso?".
Risposta: "Se la carne ti è necessaria per dei motivi di
salute non hai colpa alcuna, in caso contrario la colpa esiste e
puoi mitigarla cercando di essere compassionevole verso l'animale
che era in vita ed ora ne è privo anche per causa tua. Un simile
atteggiamento ti porterà facilmente al distacco di un tale
nutrimento. Va peraltro considerato che anche gli altri cibi
possono essere causa di azioni non virtuose quando sono mangiati
con avidità o con spirito egoistico. E' certo in una posizione
miglioro il carnivoro che spartisce la sua bistecca con chi ha
fame che non il vegetariano che si fa un abbondante pasto di
cereali, frutta e verdura, e non si interessa del problema della
denutrizione e della fame nel mondo".
Domanda: "Io considero la mia testa sufficientemente
sotto controllo, però mi capita di fare delle azioni che non
vorrei fare" (vedi Rom. 7:14-25).
Risposta: "Per tanto controllo che noi possiamo esercitare
sulla nostra mente cosciente vi è pur sempre qualche momento in
cui la mente subconscia, sede degli istinti, passioni e desideri,
riesce a prendere il controllo ed a farci agire in modo
prettamente egoistico. Una tale situazione si può risolvere con
un esame obbiettivo delle nostre azioni negative per scoprirne il
movente che ne sta alla base (solitamente orgoglio o egoismo).
Una volta che abbiamo scoperto la causa dobbiamo lavorare per far
crescere in noi le virtù opposte ai difetti che vogliamo
eliminare".
Domanda: "Quando ho fatto la meditazione per un tempo
necessario e la mia mente è sotto controllo in un modo
soddisfacente che cosa debbo fare?".
Risposta: "Questa tecnica non è una vera tecnica di
meditazione ma una pratica preparatoria. Quando la nostra mente
è sotto controllo dobbiamo usare la nostra volontà per
applicare la nostra forza mentale contro i tre veleni:
attaccamento, odio ed ignoranza. Dobbiamo bloccarli sul nascere
in modo da non lasciar loro nessuno spazio. In questo modo si
elimineranno dai nostri pensieri (Mat. 12:29-30). Con il tempo
potremo iniziare a meditare su qualche qualità astratta, come
l'amore o la bontà".
Quando la mente è sotto controllo in modo soddisfacente è
necessario cambiare il suo ruolo. Se fino a quel momento essa è
stata al servizio dei tre veleni ora non deve più permettere che
essi interferiscano con il corso dei pensieri. Questa non è
certamente una battaglia facile. Se vogliamo uscirne vincitori
dobbiamo togliere lo spazio ai tre veleni e coltivare le virtù
che sono antagoniste ai difetti che desideriamo eliminare ln noi
stessi.
E' anche importante che prima di meditare ci si prepari
spiritualmente in modo da farlo a scopo non egoistico. Non si
dovrebbe mai meditare perché si vuole diventare più bravi o
più riconosciuti. Il nostro movente deve essere altruistico:
dovremmo meditare per diventare migliori, per essere in grado di
far vivere meglio chi ci è vicino e di aiutare i nostri simili a
liberarsi dai tre veleni citati più sopra. Se non vi è il
desiderio di meditare a favore di tutti, noi compresi, non
potremmo ottenere tutti i benefici che una tale pratica può
portare.
Dobbiamo essere gentili con tutti, amare tutti ed essere contenti
di ciò che abbiamo. Per vivere basta poco e le nostre sofferenze
sono spesso causate più dal superfluo che dal necessario. Il
nostro comportamento deve essere di esempio, in questo modo
l'amore si estenderà da noi alla famiglia, da questa alla
società e da questa a tutto il genere umano.
Per concludere vi consiglio che ogni volta che avete accumulato
dei meriti facendo qualcosa di buono (ad esempio, venire a questo
corso piuttosto che spendere il vostro tempo in svaghi o
divertimenti), dedichiate tali meriti per evitare che vadano
perduti. L'idea è di dedicarli a favore di tutti gli esseri
umani: questa grande umanità di cui pure noi siamo parte
integrale. Prendete perciò l'abitudine di dedicare le vostre
azioni meritorie a favore di tutti, come scopo primario, e come
stimolo ad essere generosi, come scopo secondario.

La più grande creatrice di malcomprensioni è la lingua
dell'uomo. Non conta ciò che diciamo ma come e quando, misura
perciò le tue parole con il metro della cortesia, del sentimento
e della gratitudine. Il tatto e la delicatezza non toglieranno
mai l'Ego dal suo piedistallo. L'interesse, in una conversazione,
si basa sul far sentire importante il nostro interlocutore e
rimpiazzando il dire con il chiedere.
Meno cose diciamo e meno dovremo pentirci. La natura sapeva ciò
che faceva quando ci diede due orecchie ed una sola lingua. Una
lingua incontrollata, anche una sola parola sbagliata, può
distruggere la felicità di una intera vita. Per prevenire
l'atteggiamento critico, sarcastico o ironico:
- non criticare, dai i meritati riconoscimenti,
- riconosci subito i tuoi errori e non esitare mai a dire:
"Mi dispiace".
Cerca sempre di trovare un accordo il più presto possibile, ogni momento di
ritardo non farà che aggiungere legna al fuoco della discordia.
Per concludere ecco una serie di regole per fattiva
conversazione:
- guarda in faccia il tuo interlocutore,
- sii un buon ascoltatore,
- non interrompere,
- sii comprensivo,
- modula il tono di voce,
- evita sgradevoli riferimenti al passato,
- dai consigli solo quando ti sono richiesti,
- applaudi ciò che gradisci ed ignora ciò che non ti piace,
- custodisci le tue parole e le tue parole custodiranno te.
-- S. L. Katzoff --
- Ghesce Tenzin Gompo, Corso di meditazione.
Corso tenuto presso il Centro DO-IN, in Merate (Lecco) il 12 e 13 marzo 1983.