L'ignoranza e la costernazione del morente quando si trova
ad affrontare le condizioni, per nulla familiari, della vita non
più fisica. A questo si potrà rimediare soltanto quando
l'umanità capirà che la condizione non fisica dopo la morte non
è affatto nuova, ma anzi molto antica. Un estratto dal lavoro di
Michael Eastcott (2) sulla morte illustra questo punto in modo assai
chiaro:
La morte per l'uomo medio rappresenta il cataclisma
finale che coinvolge la fine di tutte le relazioni umane e la
cessazione di tutta l'attività fisica. Essa gli sembra analoga
al lasciare una stanza illuminata e calda, amichevole e
familiare, dove i suoi cari sono radunati, per andare fuori nella
notte fredda e buia.
Purtroppo le persone non sanno, o lo dimenticano, che ogni
notte, nelle ore di sonno, esse cessano di essere attive nel
piano fisico ed iniziano a vivere e funzionare a un livello del
tutto differente. Il fatto che non sono in grado di riportare
nella coscienza del cervello materiale il ricordo di
quell'uscita, e di ciò che hanno fatto, le fa' dimenticare che
hanno già raggiunto una certa facilità nel lasciare il corpo
fisico. Questo è il motivo basilare per cui falliscono nel
mettere in relazione il sonno con la morte.
La morte, dopo tutto, è solo un lungo intervallo in cui non
vi è più la tangibile esistenza nel piano fisico; colui che si
pensa morto è solo "andato fuori" per un tempo
maggiore di quello relativo al sonno ordinario. Comunque il
processo del sonno ordinario è assai simile a quello della
morte.
La sola differenza che distingue questi due fenomeni consiste
nel fatto che nel sonno la funicella d'argento (o corrente di
energia) lungo la quale passa la forza vitale che collega il
corpo materiale con quelli sottili resta collegata, e costituisce
il mezzo che, al risveglio, permette di ritornare nel corpo
denso. Nella morte questa funicella vitale si spezza ed il
ritorno non è più possibile. Quando questo succede il corpo
fisico, mancando dei principi di coerenza che lo tenevano
insieme, si disintegra.
La morte, se solo potessimo rendercene conto, è una delle
attività che abbiamo già praticato in tante occasioni. Noi,
infatti, siamo morti molte volte e moriremo ancora e poi ancora.
La morte è essenzialmente una questione di coscienza; siamo
coscienti per un breve periodo sul piano fisico, ed un momento
dopo ci ritiriamo su un altro piano dove siamo attivamente
coscienti.
Fintanto che identifichiamo noi stessi con il nostro corpo, la
morte sarà per noi causa di un grande timore: timore le cui
origini risalgono nella notte dei tempi. Non appena ci renderemo
conto di non essere dei "corpi" ma delle
"anime" che abitano nei corpi, ci troveremo pure in
grado di focalizzare la nostra coscienza in ogni forma fisica (o
piano di esistenza). Saremo pure in grado di focalizzarla in ogni
direzione entro la forma di Dio, è non conosceremo più il
fenomeno chiamato "morte".
Io parlo della morte come uno che conosce l'argomento sia per
l'esperienza avuta nel mondo esterno, sia per ciò che concerne
la vita interiore. La morte non esiste. Esiste invece l'ingresso
in una vita più piena; una vita libera dalle limitazione create
dal corpo fisico. Il processo di brutale separazione tanto temuto
non ha affatto luogo, se non nel caso di morte improvvisa e
violenta. Gli unici fenomeni veramente sgradevoli sono un
istantaneo e terribile senso di morte e imminente distruzione, e
qualcosa che si avvicina ad un elettroshock. Niente altro.
Per i non evoluti, la morte è letteralmente un sonno di
oblio, questo perché la mente non è sufficientemente sveglia
per reagire e l'area che contiene la memoria è praticamente
vuota. Per un onesto ed intelligente cittadino mediamente la
morte non è altro che la continuazione della vita in piena
coscienza; egli può, nella sua vita nell'aldilà, portare ancora
avanti i suoi interessi e le tendenze che aveva durante la vita
fisica. La sua coscienza ed il suo senso di consapevolezza sono
gli stessi e non si sono alterati. Egli non nota una gran
differenza, è ben curato, e spesso ignora addirittura di essere
passato attraverso l'episodio della morte." (2).
Prima di illustrare il processo della morte, o il
"passaggio nei mondi sottili" come lo chiamano gli
esoterici, diremo che, nel corpo umano, l'uscita della forza
vitale può avvenire tramite due orifizi primari ed un orifizio
intermedio. Vi è una tela fittamente intessuta di materia
eterica protegge ciascun orifizio e, durante il processo della
morte la forza vitale colpisce ripetutamente questa tela ed alla
fine produce un'apertura attraverso la quale può uscirsene fuori
dal corpo fisico.
Nel tempo, poi, si spoglierà anche del corpo eterico, astrale
e mentale, cosicché essi potranno potranno dissolversi nel
momento più opportuno.
I tre orifizi principali da cui può uscire la forza vitale
sono:
- L'uscita alla sommità del capo, generalmente utilizzata dai
tipi intellettuali e dagli esseri umani orientati spiritualmente.
- L'uscita nella regione del plesso solare, utilizzata dalle
persone in cui le emozioni prevalgono sul ragionamento e da
quelle che possiedono una forte natura animale. Questo tipo di
persone costituisce la maggioranza dell'attuale umanità.
- L'uscita appena sotto l'apice del cuore; questa uscita è
usata da tutte le persone buone e gentili, cioè da coloro che
sono onesti, socievoli e lavorano per il benessere dei loro
simili.
La terza uscita è entrata in uso per agevolare quelle persone
che, a causa del progresso dell'umanità, hanno superato le
persone del secondo gruppo ma non sono ancora arrivati a far
parte del primo.
Prima di esaminare l'aspetto tecnico della morte vi preghiamo
di considerare attentamente il fatto che quando un individuo
passa attraverso gli stadi della morte incontra delle persone
familiari a lui care che lo aiutano a passare nei mondi sottili
ed a liberarsi del corpo fisico.
Vi sono attualmente molte testimonianze di questo fatto;
testimonianze che sono state raccolte facendo delle ricerche nei
mondi sottili restando nei pressi di persone in procinto di
morire. Queste documentazioni, che hanno portato a conoscere gli
aspetti invisibile della morte, hanno fatto molto per sollevare
il tragico velo solitamente associato con il trapasso.
L'individuo in procinto di morire, oltre ai propri cari,
fruisce pure di una gentile assistenza da parte di alcune
presenze angeliche. Nel momento che appare l'Angelo della Morte i
devas della guarigione (esseri spirituali) si ritireranno
definitivamente. A questo punto potranno svolgersi le varie fasi
che culmineranno con la morte definitiva del corpo fisico. Ogni
fase è comunque assistita da una opportuna e radiante Presenza
angelica.
Il fatto che il morente veda le persone amate che lo hanno
preceduto nell'aldilà spiega il sorriso che spesso si riscontra
sul suo viso; l'apparizione dell'Angelo spiega invece la luce
tenue e delicata che appare sul suo volto per un breve tempo.
Questi sono alcuni aspetti assai belli della morte.
Per maggiori dettagli sulle varie fasi delle morte vedere il volume:
"Esoteric Healing" p. 529, di A. Bailey. Edizioni Nuova Era.
Nel suo volume Colloqui con l'altra dimensione l'autore
ci dice che che Esse accolgono nella nuova dimensione le
anime appena disincarnate per confortarle, per aiutarle a
prendere coscienza della situazione nuova, per dargli un primo
orientamento, per seguirle invisibilmente. Assistono anche le anime in espiazione.
Sono, infine, sempre queste Guide che, intervenendo in forma visibile
nel mondo astrale, sollecitano le anime a intraprendere il
cammino evolutivo. Non fanno mai mancare, anche in seguito,
l'esortazione, il consiglio, la correzione opportuna.
Con le Guide le anime hanno colloqui individuali e seminari di gruppo.
La Guida insegna loro a meditare, a pregare, e ad adorare la Divinità nel modo migliore.
Le anime possono trovare, così, chi le guidi ad ogni livello:
sia allo stadio in cui hanno ancora la forma, sia agli stadi
successivi, informali.
Dialogo con Mes, una persona che ha deposto il suo corpo fisico.
Domanda. Che esperienze hai provato durante il trapasso?
Risposta. Prima mi sono sentito meglio. Avevo voglia di vivere. Poi ricordo un
torpore nel quale vedevo un affollarsi di tanti visi noti e mi
dicevo: strano, tutti qui.
Domanda. Chi erano?
Risposta. Alcuni erano persone ancora vive, altre defunte.
Domanda. I vivi dov'erano?
Risposta. Nella stanza.
Domanda. E i defunti chi erano?
Risposta. Parenti e amici. Sai, è strano, non ti rendi conto del passaggio.
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Morire è soltanto come girare l'angolo di una strada, mio caro,
solo il girare l'angolo della strada.
Dietro la curva c'è una luce più luminosa,
fede per i nostri dubbi, pace per la nostra paura,
e riposo dopo i tediosi pesi della Vita.
Sorridi, è soltanto il girare l'angolo di una strada, mio caro, solo
svoltare l'angolo.
Non piangere! Ti attenderò, mio caro, amandoti tutto il tempo:
Se il mio destino è di svoltare l'angolo,
e il tuo di attendere, ancora per un poco,
e imparare ad attendere, e lavorare, con un sorriso.
Non piangere! È solo per un attimo, mio caro, solo per un attimo.
Caterine A. Miller
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- 1. Tratto da Mental Healing Therapy.
- 2. Sundial House, The phenomenon of death, p. 7 e 9.
Sundial House, Tunbridge Wells, 1976.
- 3. Filippo Liverziani, Eternità.
Riverdito Editore.