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GLI INSEGNAMENTI ESOTERICI

LA MORTE E LA VITA OLTRE LA MORTE (2/2)

Sommario



La Morte è uno stadio della Vita. La nascita non è un inizio; la morte non è una fine. C'è esistenza senza limiti; c'è una continuità che non ha un punto di partenza. C'è la nascita, c'è la morte, c'è un andare fuori e c'è un entrare dentro. Quella dimensione attraverso cui uno entra ed esce senza vedere la sua forma; quella è la Porta del Tao Divino (Lao Tze).


LA VITA OLTRE LA MORTE

I nostri morti vivono nella luce e tengono i loro occhi risplendenti fissi sui nostri velati di lacrime. E sanno meglio di noi ricordare e pregare (S. Agostino).

Nel momento del decesso lo spirito di una persona lascia il corpo fisico e i due eteri più grossolani ritrovandosi in un corpo aereo formato dai due eteri più sottili e tutti gli altri veicoli di cui poteva disporre durante la sua esistenza terrena.

Nei tre giorni che seguono al decesso il defunto imprime nel suo corpo del desiderio tutto il panorama della sua vita, evento dopo evento, dal concepimento in poi. Questo è un lavoro assai importante ed è buona norma che il defunto non venga disturbato con grida o pianti. Anche il trapianto di organi non è da considerarsi consigliabile.

Il Purgatorio

Finito questo lavoro inizia la fase chiamata "Purgatorio". La persona inizia a vedere il panorama della sua vita e soffre per ogni sofferenza che gli altri hanno subito a causa sua. Questa fase dura all'incirca un terzo degli anni vissuti nel corpo fisico e viene fatta a ritroso, ovvero dalla morte alla nascita, affinché si vedano prima i dolori arrecati e poi le azioni che li hanno causati.

L'ultima parte del Purgatorio viene anche definita come "Primo Cielo". Questo esame è assai importante perché permette al defunto di rendersi conto di quanto male ha causato per il modo in cui ha agito. Questa consapevolezza imprime nello spirito la coscienza di ciò che non deve essere fatto e sarà la voce della coscienza nella vita successiva.

Quando uno spirito entra nel Purgatorio, è esattamente lo stesso personaggio che era prima di morire; ha gli stessi gusti, gli stessi desideri, le stesse avversioni di prima. Non ha però il corpo fisico per soddisfare i suoi desideri. Il beone, ad esempio, desidera ardentemente bere, ancor più di quando era in vita, non ha però lo stomaco per contenere l'alcool e creare la sensazione di ebbrezza. Può però entrare in un bar, penetrare nel corpo fisico di un beone e soddisfare, suo tramite, il pressante desiderio. Il supplizio di Tantalo intende appunto significare la situazione dei viziosi durante il Purgatorio.

Questa sofferenza termina quando lo spirito ha compreso che non vi è più alcuna possibilità di soddisfare i desideri carnali ed accetta di eliminare i suoi vizi avanzando così nel cammino spirituale. Se i suoi desideri fossero insaziabili, al punto da non poter resistere senza essere appagati, la sofferenza sarebbe davvero infernale anche se non vi fossero fiamme di sorta. Se la vita terrena è stata vissuta sobriamente il processo di purificazione viene terminato in breve tempo. Il Purgatorio diventa invece assai lungo se le brame ed i desideri sono stati forti ed incontrollati.

Il territorio di confine

Il Purgatorio occupa le tre regioni inferiori del Mondo del Desiderio. e il Primo Cielo si trova nelle tre regioni superiori. La regione centrale è una specie di territorio di confine: né cielo, né inferno. In questa regione si trovano coloro che sono stati onesti ed integri; che non hanno recato danno ad alcuno, ma che, durante la vita terrena, furono completamente presi dagli affari e non si curarono affatto della vita superiore. Per loro il Mondo del Desiderio è una condizione di opprimente monotonia.

Il Secondo Cielo

Terminato il purgatorio, il panorama della vita trascorsa viene visto di nuovo. Lo scopo è però diverso, si tratta ora di vedere il bene compiuto e di rallegrarsene. Il tempo impiegato per svolgere questo lavoro di retrospezione prende il nome di "Primo Cielo" o paradiso, il risultato che ne consegue è l'aver imparato ciò che si deve fare per aiutare i nostri simili a vivere una vita migliore.

Il Terzo Cielo

Dopo aver soggiornato nel Paradiso e nel Secondo Cielo, lo spirito è pronto per entrare nel "Terzo Cielo". Qui le esperienze fatte nel Purgatorio e nel Paradiso vengono incorporate nello spirito immortale che ne è arricchito. Subentra un periodo di riposo, certamente meritato, ma che a lungo andare diventa monotono; lo spirito inizia perciò a provare il desiderio di avere un nuovo corpo con cui fare nuove esperienze.

Il desiderio di rinascere

Quando lo spirito prova il desiderio di rinascere subentrano degli esseri spirituali di altissima intelligenza (gli Angeli del Destino o Rettori del Karma) che l'aiutano a creare la trama della sua nuova esistenza. Vengono contemplati i vari atti negativi e positivi compiuti in tutte le precedenti esistenze, e si pianifica una vita dove essa possa incontrare le persone danneggiate e compensare il male fatto nel migliore dei modi. Anche il bene fatto non va perduto perché le persone beneficiate, nella vita che si sta preparando, saranno coloro che offriranno amore, aiuto e simpatia.

Dopo questa laboriosa preparazione lo spirito inizia la sua discesa verso i mondi più densi. Con la materia del mondo del pensiero si crea il proprio veicolo del pensiero e con quella dei mondi inferiori si crea il corpo del desiderio e quello vitale. Quest'ultimo viene posto nel grembo materno ed agisce come uno stampo in modo da dare la forma dovuta al feto in gestazione.

La visibilità dei disincarnati

Max Heindel, esperto ricercatore nei mondi sottili, ha tentato numerosi esperimenti con certi spiriti dei regni superfisici: taluni avevano appena lasciato la vita terrestre, altri erano rimasti un tempo più o meno lungo nel mondo del desiderio, altri ancora erano quasi pronti per entrare nel primo cielo. Molti di questi spiriti sono stati compiacenti e si sono prestati per una serie di prove il cui risultato ha fornito delle informazioni sorprendenti.

Lo scopo di questi esperimenti era dimostrare in quale misura sarebbe stato loro possibile di rivestirsi dei materiali che costituiscono le due regioni eteriche inferiori (etere chimico ed etere vitale) e di quelli che formano le regioni gassose del nostro pianeta. Si è così riscontrato che coloro che erano trapassati da poco tempo potevano sopportare facilmente le basse vibrazioni dell'etere, benché le loro aspirazioni superiori gli impedissero di sentirsi a loro agio o di restarvi per un tempo più lungo di quello necessario.

Gli spiriti che si trovavano nel mondo del desiderio avevano invece più difficoltà e le medesime aumentavano in proporzione a quanto lo spirito, nel suo purgatorio, si era sbarazzato delle sostanze dense del mondo del desiderio. Per gli spiriti prossimi ad entrare nel primo cielo tali difficoltà diventavano notevoli. Essi spiegavano che pareva loro di dover entrare in un pozzo molto profondo e di soffocare.

E' stato inoltre constatato che era assolutamente impossibile che una persona vivente riuscisse a scorgere gli spiriti più o meno rivestiti di materia eterica. Sono stati provati diversi stratagemmi per indurre i viventi a guardare nella direzione in cui si trovavano gli spiriti ma nessuno di essi diede dei risultati positivi.

Come assistere a un morente

Una riflessione emerge dallo studio di questo processo della morte; riflessione che riguarda l'integrità dell'essere umano interiore egli, infatti, rimane lo stesso. L'individualità non è persa, la stessa persona è ancora presente sul pianeta. La qualità essenziale di ciò che ha occupato il corpo, l'anima, persiste ancora.

Nel futuro, man mano che l'umanità riconoscerà questa essenziale integrità, ed eliminerà la paura della morte, potremo aspettarci vari cambiamenti nel modo in cui le persone attorno al morente reagiscono all'evento. D.K. predice che almeno cinque elementi dovranno essere considerati essenziali:

  1. Primo, ci sarà silenzio nella stanza. Solitamente, anche se appare privo di coscienza, il morente è pienamente consapevole di ciò che accade nella stanza ma non vuole o è incapace di esprimere qualunque segno di vita. Il silenzio minimizza le distrazioni e permette all'anima in "partenza" di mantenere con lucidità il possesso del suo strumento fino all'ultimo momento e quindi di prepararsi debitamente al trapasso.

  2. Come risultato di una maggior comprensione del valore dei colori saranno ammesse nella stanza soltanto delle luci di colore arancione Queste luci saranno installate con una speciale cerimonia e solo nel momento in cui non vi sono più speranze in una possibile guarigione.

  3. Quando si conosceranno meglio gli effetti del suono verranno suonate nella camera del morente delle musiche appropriate alla circostanza.. Attualmente si stanno conducendo degli esperimenti relativi a questi fenomeni, comunque, per ora, non esiste alcun tipo di musica che faciliti il lavoro dell'anima nell'astrarsi dal corpo.

  4. Coloro che attorniano il morente useranno delle salmodie sacre. L'Estrema Unzione, come viene considerata nella tradizione della Chiesa Cattolica, si basa su valide ed occulte basi scientifiche.

  5. La posizione del corpo dovrà essere curata. La sommità del capo del morente dovrà possibilmente essere puntata verso Est, i piedi e le mani dovranno essere incrociati. Solo dell'incenso di sandalo dovrà essere bruciato nella stanza e non sono permessi altri tipi di incenso.

Oltre a questi 5 punti vi sarà anche un sempre più diffuso uso della cremazione. Parlando in senso occulto la cremazione soddisfa due principali obiettivi. Affretta il rilascio del veicolo animico che avvolge il corpo eterico, attuandone così la liberazione entro poche ore e apporta la purificazione pure nel piano astrale.

Quando non si utilizza la cremazione la liberazione può avvenire in qualche giorno ma talvolta occorrono degli anni. La cremazione elimina dei fastidiosi residui fisici e per questa ragione dovrebbe esser fatta da 12 a 36 ore dal decesso. La cremazione (quando il corpo è infetto) permette che il "grande purificatore" faccia tornare alla terra della materia che è "passata attraverso il fuoco" ed è quindi libera dalla malattia.

Suggerimenti per eliminare la paura

E' stato detto che la paura è l'attitudine più evidente associata alla morte. Possiamo attribuire ciò in gran parte ad una educazione inadeguata. Così come l'intenso sforzo fatto durante gli ultimi decenni ha aiutato a rendere la nascita dei bambini a diventare un atto cosciente e partecipato anche per le donne occidentali (é cosa comune per le donne orientali), così gli sforzi di molti psicologi e professionisti della salute stanno pian piano rimuovendo gli innumerevoli tabù relativi alla morte.

L'eliminazione della paura della morte rappresenta uno degli scopi vitali del nostro tempo. Una serie di commenti del Maestro D.K. offre dei suggerimenti per superare questa paura:

"La paura e la morbosità che spesso vengono suscitate dall'argomento della morte, e la mancanza di volontà nell'affrontarla comprendendola nel giusto modo, sono dovute all'enfasi data dalle persone al corpo fisico e dala facilità con cui esse si identificano (pensano di essere) con il proprio corpo fisico.

Questa paura è basata anche su una innata paura di solitudine e sulla perdita di ciò che è familiare. Ma la solitudine che si verifica dopo la morte, quando l'uomo si ritrova senza un veicolo fisico, non è affatto comparabile alla solitudine della nascita. Alla nascita, l'anima si trova in un ambiente nuovo e sconosciuto; si trova inoltre immersa in un corpo di cui, all'inizio, è del tutto incompetente e che non è in grado di curare. Per un lungo periodo di tempo le è anche impossibile lo stabilire dei contatti intelligenti col mondo esterno.

Morte e rinascita: alcuni aspetti interessanti

L'uomo arriva alla rinascita (reincarnazione) senza assolutamente ricordare il tipo di relazione che ha avuto con le anime che abitano i corpi che ora lo circondano, e con cui si trova ad interagire; questa solitudine sparisce gradualmente soltanto dopo qualche tempo, quando riuscirà a creare dei contatti personali, scoprire le persone che gli sono congeniali ed infine radunerà attorno a sé quelle che egli considererà come amiche.

Dopo la morte ciò non avviene, perché l'uomo trova dall'altra parte del "velo" le persone che già conosce e che sono state in relazione con lui nella vita sul piano fisico. Non si trova perciò mai "solo" nel senso in cui i viventi intendono la solitudine. Egli è anche perfettamente consapevole di coloro che si trovano ancora nel corpo fisico; li può vedere, può "sintonizzarsi" sul loro pensiero e sulle emozioni che essi provano, perché queste percezioni non sono più limitate dal cervello fisico come accadeva mentre era in vita.

Bisogna sempre considerare che la coscienza resta la stessa sia nell'incarnazione fisica sia al di fuori di essa, non solo ma dopo il trapasso anche lo sviluppo animico può essere portato avanti con ancora maggior facilità in quanto l'individuo non è più limitato e condizionato dal cervello fisico.

Se soltanto aveste modo di vedere ciò che avviene nei mondi sottili vi rendereste immediatamente conto di quanto la vita individuale vi si svolge in modo assai più ampio che non nel mondo materiale. Il cosiddetto "purgatorio" viene vissuto proprio durante la vita fisica e le esperienze che facciamo giorno dopo giorno non sono altro che una scuola di drastica disciplina. Evitiamo perciò di temere la morte e ciò che essa cela ai nostri occhi. La libertà che ci viene data dal fatto di non essere più "imprigionati" in un corpo fisico ci porta dei benefici concreti e reali.

Man mano che l'umanità diventerà sempre più cosciente della propria anima, la morte sarà sempre più considerata come un processo "ordinato", portato avanti in piena coscienza e con la comprensione del suo scopo che si riallaccia alla legge dei "cicli" a cui tutta la natura si trova a soggiacere. Questo metterà fine in modo naturale alla grande paura che la morte esercita attualmente ed arresterà la tendenza al suicidio, sempre più frequente in questi ultimi tempi.

L'anima deve tornare a Colui che l'ha donata

L'anima, ci dicono, deve tornare a Colui che l'ha donata. Una simile affermazione porta a pensare che esista una forzata e temuta restituzione; restituzione che genera paura e che porta uomini e donne alla disperata ricerca della guarigione del corpo fisico, enfatizzandone l'importanza oltre misura. Questo dare troppa importanza al corpo fisico fa' cercare il prolungamento della vita terrena a tutti i costi, come se questa fosse la fase più importante della vita stessa.

Durante il prossimo ciclo evolutivo queste errate attitudini dovranno essere eliminate e la morte diventerà un processo normale e comprensibile; normale come quello della nascita, anche se questo evoca meno dolore e meno paura. Attualmente esiste una grande differenza tra il modo scientifico di favorire la nascita (reincarnazione) delle persone e quello ignorante, cieco e spesso pieno di timore con cui vengono aiutate nel momento del decesso.

Questo argomentare sul tema della morte si riferisce a come essa si presenta attraverso la malattia o la vecchiaia. Non mi riferisco alla morte che arriva a causa della guerra, di un incidente, oppure come risultato di suicidio o omicidio. Queste cause, ed altre ancora, fanno in modo che il processo della morte avvenga secondo delle direttive totalmente diverse.

La guerra può essere un momento evolutivo

Il ciclo evolutivo in cui viviamo attualmente ha assistito alla più ingente distruzione di forme umane che vi sia mai stata sul nostro pianeta. Malgrado l'apparenza NON VI E' COMUNQUE STATA ALCUNA INUTILE DISTRUZIONE DI ESSERI UMANI. A causa di questa grande eliminazione di corpi fisici l'umanità ha fatto un passo avanti assai rapido verso un atteggiamento più sereno in relazione alla morte.

Questo fatto non è ancora evidente ma, nel giro di qualche anno, la nuova attitudine si sarà sufficientemente diffusa e la paura della morte inizierà a dileguarsi dal mondo. Questo sarà in parte dovuto anche alla maggior sensibilità dell'apparato con cui gli esseri umani si rendono consapevoli della loro vita interiore.. Ciò porterà ad un "volgersi all'interno", un nuovo orientamento della mente umana, che porterà dei risultati per ora imprevedibili.

La speranza in un futuro migliore, ed il conforto di essere infine liberati da questa paura morbosa, si basa sulla possibilità di spostare la nostra attenzione dal corpo mortale all'anima eterna, e sulla sua necessità di vivere spiritualmente, in modo costruttivo e divino, entro e per mezzo dei suoi veicoli materiali.

Gli uomini capiranno finalmente il significato delle parole di Cristo quando disse: "Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio." Nel frattempo bisogna attendere che venga coltivato un nuovo atteggiamento nei confronti della morte e che si elabori una nuova scienza sul come morire. Bisogna smettere di pensare al fenomeno "morte" come qualcosa che è al di fuori del nostro controllo e che ci lascia comunque sconfitti. Cerchiamo invece di prender confidenza con quello che sarà il nostro passaggio nei mondi sottili ed a comprendere, per quello che ci è possibile, le varie fasi che avvengono durante

Il trapasso cosciente richiede una preparazione (2)

Appare evidente come una morte cosciente richieda una preparazione che deve essere fatta durante la vita stessa... necessita una preparazione così come quella che conduce ad un processo di nascita cosciente. In qualità di terapeuti noi dobbiamo portare la torcia in grado di illuminare la strada per coloro che si avvicinano al momento in cui deporranno il loro corpo fisico ed inizieranno una nuova vita. Cerchiamo perciò di sviluppare un atteggiamento alla vita che ne consideri entrambe le facciate, quella nel mondo fisico e quella nei mondi sottili. Godiamo pure le gioie che i nostri corpi sono in grado di donarci ma evitiamo sempre di perdere di vista il nostro vero Essere, la nostra parte non-fisica: l'anima.

Impariamo ad ascoltare gli impulsi della nostra anima ed a rispondere gioiosamente al suo richiamo... sia che riguardi una nuova nascita, la deposizione del corpo fisico, oppure una vita da svolgersi al di fuori di questi eventi. Facciamo di questa antica affermazione una sorgente della forza spirituale unica guida sicura nel cammino della nostra vita.

Riferimenti Bibliografici up.jpg

  • 2. Sundial House, The phenomenon of death.
    Sundial House, Tunbridge Wells, 1976.

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