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LA POTENZA DEL PENSIERO (2)

I CONDIZIONAMENTI

Sommario



Gli strumenti della mente diventano ceppi, quando l'ambiente che li ha resi necessari ha cessato di esistere (Henry Bergson).


Un pensiero di Emil Coué (1) up.jpg

Certamente, a nostra insaputa, i condizionamenti determinano gran parte della nostra vita quotidiana. Scrisse in proposito Emil Coué, un esperto in terapia suggestiva: "Ed ecco che noi, così fieri della nostra volontà, che crediamo di compiere liberamente ogni nostra azione, non siamo in realtà che marionette di cui la nostra immaginazione (subconscio) tiene tutti i fili".

Tutti noi, infatti, in una occasione o nell'altra ci siamo sentiti "spinti" a fare qualcosa che non avremmo voluto fare oppure siamo stati incapaci di portare a termine qualche proponimento che ci eravamo proposti.

Noi memorizziamo continuamente up.jpg

Ah, memoria, nemica mortale del mio riposo! (Miguel de Cervantes Saavedra in Don Chisciotte).

Il modo come i vari episodi della nostra vita vengono memorizzati nella memoria non è ancora molto chiaro, questo è il motivo per cui la ricerca dei ricordi presenti nella memoria subconscia ha mobilitato non poche Scuole di pensiero.

Secondo gli Insegnamenti Esoterici e gli insegnamenti dei Kahunas, in ogni istante della nostra vita, memorizziamo gli eventi circostanti e le impressioni ad essi correlati. Ogni ricordo, con le sue impressioni, costituisce un'unità a sé che viene memorizzata nel corpo eterico sotto forma di microscopiche sferette che si raggruppano in grappoli per affinità di contenuto. Va precisato che la memorizzazione avviene sempre, non importa se la persona è sotto anestesia, in coma o perfettamente sveglia.

Durante varie sedute di regressione della memoria mediante RHMT (Rigth Hemisfere Mental Therapy), si è potuto constatare quanto sia vero questo insegnamento. Si è anche riscontrato come nei ricordi, specialmente quelli in cui il corpo ha subito un trauma (ferita, contusione, ecc.), vi siano tutte le percezioni del momento in cui il fatto è stato memorizzato, tra queste citiamo: dolore fisico, emozioni, percezioni sensoriali (vista, udito, olfatto. ecc.), e le conclusioni/decisioni fatte dalla mente subconscia in relazione a quanto vissuto.

Il processo della memorizzazione up.jpg

La nostra esperienza ci insegna che la memoria può essere paragonata a un magazzino a più strati; strati che vanno dal più superficiale (dove tutte le informazioni sono facilmente ricuperabili), al più profondo, dove sono riposti gli avvenimenti che ci sono acccaduti nel corso della nostra vita. Tra questi episodi vanno inclusi anche quelli vissuti in incoscienza come quelli del periodo prenatale, sotto anestesia totale, in coma, sotto ipnosi oppure in preda ad un dolore fisico o psichico assai forte.

Dalle sperimentazioni fatte con la regressione della memoria abbiamo appreso che ognuno di noi memorizza in continuazione gli eventi vissuti e le impressioni relative dal concepimento in poi. Questo fatto trova anche conferma nei racconti di varie persone che sono state in fin di vita ed hanno detto di aver visto scorrere tutto il "filmino" della loro vita.

Il livello di "profondità della memoria" in cui i fatti vengono memorizzati non è costante, infatti la "profondità" di registrazione dipende dal livello di coscienza dell'individuo al momento in cui il fatto è avvenuto. Questo è il motivo per cui la terapia mediante regressione della memoria viene fatta ponendo il paziente in rilassamento profondo e talvolta sotto una leggera ipnosi. In tali stato di coscienza il suo livello di coscienza si abbassa rendendo possibile l'accesso agli strati più profondi della memoria.

Purtroppo, in questi strati profondi, vi possono essere dei ricordi dolorosi o comunque traumatici, in grado di generare forti condizionamenti psichici o problemi fisici di ogni tipo. A supporto di ciò ricordiamo come la Psicosomatica cataloghi almeno l'80% delle malattie come dovute all'influenza della psiche (mente) sul soma (corpo).

I vantaggi della malattia (2) up.jpg

Il concetto del beneficio secondario, determinato da uno stato di malattia, è ben noto non solo sul piano inconscio (per cui si è detto che le malattie psicosomatiche, quelle che dipendono dall'influenza della mente (psiche) sul corpo (soma), rappresentano ai tempi di oggi quella stessa "fuga dalle responsabilità della vita" che nel Medio Evo veniva attuata chiudendosi in convento.

Non c'è infatti essere umano che non abbia sperimentato, nella sua infanzia, il piacevole clima di premure e di facilitazioni legato regolarmente ad ogni situazione di malattia, e, nell'età adulta, il beneficio che una qualsiasi malattia, vera o inventata, ha potuto recargli con l'evitargli noiosi impegni o preoccupanti incombenze.

"Per di più, scrive Deutsch, quando nell'infanzia una malattia organica coincide con un conflitto emotivo, i due processi restano fusi per sempre, sicché l'uomo tenderà sempre a servirsi delle malattie per tentare di risolvere ogni suo problema emotivo".

Altri esempi altrettanto eclatanti li troviamo nella casistica delle psicosomatosi dei militari e nelle donne di casa, frequentemente a carico del sistema locomotore, il che impedisce agli uni le faticose marce di addestramento e alle altre le non meno faticose mansioni domestiche più pesanti. Un tipico caso capitato alla nostra osservazione fu quello di una suora, in aperto conflitto con il proprio stato, che presentava una rigidità delle ginocchia, priva di un convincente reperto radiografico, che evitava alla paziente la sempre più intollerata posizione di preghiera.

La restimolazione up.jpg

Il fenomeno chiamato "restimolazione" avviene quando il contenuto di un fatto traumatico per il corpo e accaduto nel passato, viene ripreso dalla mente subconscia e letteralmente "proiettato" sulla mente e sul corpo, causando problemi o malattie.

Come abbiamo visto la memoria è un magazzino a molti strati ed i più bassi, quelli dove sono stati registrati gli episodi altamente traumatici, sono accessibili solo quando il livello di coscienza individuale è basso a causa di stanchezza, malattia, ipnosi o rilassamento profondo. Pertanto la restimolazione può avvenire solo in tali condizioni.

Una teoria per spiegare la restimolazione (3)

Ci rendiamo conto che quanto segue potrebbe sembrare assai semplicistico. Resta il fatto che, anche se la teoria proposta non dovesse rappresentare la vera spiegazione della restimolazione, riesce a farne comprendere gli elementi essenziali che sono stati comprovati in sede psicoterapeutica.

Supponiamo che una persona viva un episodio in cui la sua vita fisica venga messa in pericolo, se il pericolo viene superato resta pur sempre la registrazione di tutto ciò che è accaduto. E sopra questa registrazione la mente subconscia ha "applicato un cartello" su cui sta scritto: "Agendo in questo modo siamo riusciti a sopravvivere".

Quando il soggetto, in condizione di coscienza assai bassa, si viene a trovare in una condizione fisica e ambientale che assomiglia a quella vissuta in precedenza, il subconscio ravvisa il pericolo ed estrae dalla memoria tutto ciò che riguarda l'episodio passato (emozioni, dolore, ecc.) in quanto ritiene che se agendo in quel modo si è riusciti a sopravvivere allora, con le stessa azioni si riuscirà a superare anche il momento attuale.

In un animale questo meccanismo si rivela molto utile, parchè provoca gli stessi dolori (seppur ridotti in intensità), che sono stati recepiti quando è avvenuto l'episodio originale, e questo lo spinge a fuggire da quel luogo o persona, e perciò a sopravvivere.

Nell'uomo, purtroppo, la restimolazione di un episodio mette la mente subconscia in condizione di "sentire" anche le parole in esso contenute, e tali parole hanno l'effetto di un comando che deve essere eseguito per poter sopravvivere. Questo fatto non solo può generare quasi tutti i comportamenti in cui la risposta alle circostanze è chiaramente inadeguata, ma può anche imporre al soggetto il contenuto psicofisico dell'episodio, facendo emergere possibili:

  • dolori fisici o malesseri (mal di testa, mal di schiena, ecc.),
  • emozione (paura, angoscia, agitazione, terrore, ansia, ecc.),
  • messaggi invalidanti (sei stupido, non parlare, non sei capace di far nulla, non guarirò mai, non fidarti, stai attento, ecc.).

Talvolta può accadere che un episodio sia costantemente restimolato perché la persona è stanca o malata e l'ambiente circostante (persone, oggetti, ecc.), continua a richiamare elementi similari a quelli contenuti nell'episodio stesso. Va notato che più sono gli elementi similari e maggiore è la forza con cui il contenuto dell'episodio verrà imposto sul soggetto.

Gli episodi con beneficio secondario (3) up.jpg

Gli studi fatti sui riflessi condizionati e nell'ambito della medicina psicosomatica, hanno mostrato come il comportamento di una persona in una data situazione sia quanto di meglio essa possa fare, anche se tale modo di agire può sembrare strano o inappropriato.

Generalmente, il suo comportamento è motivato dal "bambino" in lei, ovvero l'emisfero destro del cervello, perciò è più emotivo che razionale. Può essere che, inconsapevolmente, si comporti così perché questo era il suo modo di agire quando era di fronte a sua madre, suo padre o altre persone che l'hanno contattata nella più tenera infanzia o, magari, indirettamente, nel periodo prenatale.

La mente, infatti, usa spesso le informazioni registrate nella memoria subconscia per valutare la situazione attuale ed agire in conseguenza. Per esempio, una persona che è stata molto male mentre ascoltava una certa musica, difficilmente gradirà tale musica in altre occasioni.

A volte, specialmente nei bimbi, certi episodi dolorosi posso essere accompagnati da cure insolite o maggior manifestazione di affetto: questi momenti vengono classificati come "episodi con beneficio secondario". Ciò che li fa classificare in questo modo è il fatto che, anche se nella malattia o nel dolore, la parte "bambino" ha ottenuto qualche tipo di vantaggio ed ha concluso che: "Se ho questo problema mi danno più... (affetto, cure, attenzione, ecc.)".

Non si dimentichi che il "bambino" (o emisfero destro) non ha possibilità logico-raziocinanti, pertanto, anche dopo decine di anni, potrebbe ricreare il problema di un tempo a fronte della conclusione: "quando ho avuto il problema mi hanno dato più affetto, ora ricreo il problema e mi daranno più affetto".

Alcuni comportamenti anomali e le varie malattie psicosomatiche (molte di quelle esistenti) potrebbero appunto essere riconducibili ad uno o più episodi dolorosi in cui la parte "bambino" ha ottenuto qualche beneficio secondario.

Da quanto sopra appare evidente quanto sia negativo parlare ad un bambino molto ammalato o ferito, utilizzando frasi del tipo "mi fai tanta pena e ti voglio ancor più bene", oppure fare regali, o creare la possibilità che il "bambino" in lui concluda che con quel problema si guadagna qualcosa.

Quando un bimbo sta bene gli si può dire ciò che si vuole, ma quando è semicosciente, a causa di malattie o lesioni, è meglio prodigarsi nell'aiuto senza parlare. Lo stesso dicasi per le persone adulte deboli, o incoscienti, a causa di coma, traumi, incidenti e anestesie. Un riguardo particolare deve essere posto quando si parla alle donne incinte perché è stato provato che le nostre parole possono venire registrate nella memoria istintiva del neonato in formazione.

Il salvatore come beneficio secondario (3) up.jpg

Un tipo particolare di episodio con beneficio secondario viene a verificarsi quando compaiono sia un pericolo (vero o presunto) ed un "salvatore" che con il suo agire aiuta a superarlo.

Se accade che un bambino con la sinusite è trascurato dalla madre, ma viene amorevolmente curato da un'altra persona, il "bambino" in lui considererà tale persona come "un salvatore". Supponiamo ora che il bambino, diventato adulto, si senta trascurato dalla moglie. Il "bambino" in lui cercherà una soluzione e potrà generare la sinusite seguendo un ragionamento del tipo "quando ho la sinusite arriva qualcuno a coccolarmi".

Le situazioni di questo tipo sono tanto più probabili quanto più, in età infantile, un individuo ha passato dei brutti momenti con i suoi genitori. Vi è anche la possibilità che l'individuo di cui sopra incontri qualcuno che assomiglia all'antico alleato, in questo caso il "bambino" in lui potrebbe considerare questa persona come un "amico prezioso" e considerare valida ogni cosa che essa dirà o farà.

Anche i messaggi che il salvatore ha pronunciato nel momento in cui si è svolto il fatto, potranno costituire una guida preziosa a cui dare il massimo affidamento. Se l'alleato ha detto "devi crederci", la persona tenderà a credere a ciò che le si dice; se ha detto "stai attento", starà sempre in guardia, e così via.

Questo fenomeno raggiunge il limite quando, sempre inconsapevolmente, qualcuno sposa una persona che assomiglia al salvatore di un tempo, anche se altri fattori lo sconsiglierebbero caldamente.

Esperienze di terapia con la regressione della memoria (3) up.jpg

Nota. Le esperienze che seguono sono accadute realmente e fanno parte della nostra esperienza terapeutica. In tutti questi casi il problema del paziente è stato completamente risolto.

Una signora chiede aiuto perché soggetta a forti crisi isteriche. In terapia si ritrova a tre anni mentre fa i capricci urlando e pestando i piedi per terra fintanto che ottiene ciò che vuole. Decisione presa dal "bambino" in lei: "Quando faccio i capricci ottengo ciò che voglio".

Un ragazzo di 15 anni soffre di una sinusite cronica, iniziata nei primi anni di vita. In terapia si ritrova a un anno di vita, con il naso chiuso dal raffreddore, seduto su un divano mentre è oggetto di molte coccole da parte della mamma solitamente "freddina". Decisione presa dal "bambino" in lui: "Quando ho il naso chiuso la mamma mi fa più coccole".

Una signora, sposata con figli, decide che morirà se non sposerà una persona che chiameremo Giuseppe. Si scopre che recentemente la signora ha fatto una cura dimagrante che ha messo in repentaglio il suo organismo, il "bambino" in lei si è perciò messo all'opera per superare il pericolo.
Quando la signora era piccola era caduta malamente ed era stata aiutata da un signore arrivato in bicicletta (prima conclusione "Quando sto molto male uno in bicicletta mi salverà").
A 15 anni aveva conosciuto Giuseppe il suo primo amore (poi lasciato) che, per puro caso, era in bicicletta pure lui (seconda conclusione "Mi piace Giuseppe e lo sposerò").
Dovrebbe apparir chiaro come, per superare il pericolo, il "bambino" in lei abbia associato le cose e concluso in conseguenza "Se non sposo Giuseppe non sarò salvata e morirò".

Una ragazza si innamora alla follia di un signore sposato ed afferma che non potrà più vivere senza di lui. In terapia, si ritrova bambina, mentre beve tutto il contenuto dello sciroppo per la tosse (ricorda anche che disse alla mamma che era poco). La mamma, spaventata, non le crede e chiama un taxi per portarla al pronto soccorso.
Durante il percorso, la mamma dice al guidatore: "Mi raccomando, faccia presto, la vita di mia figlia è nelle sue mani!". La paziente riconosce la voce del taxista come molto simile a quella del signore sposato.
Decisione presa dal "bambino" in lei: "Chi parla con questo tipo di voce ha la mia vita nelle sue mani".

Un signore non riesce più ad fare lunghe passeggiate da almeno otto anni; precisamente da quando, otto anni, prima si era ritrovato con un testicolo molto gonfio che il medico aveva trattato con antibiotici.
In terapia si ritrova in camera operatoria per l'ablazione dell'appendice, durante l'operazione un chirugo dice "Ne ho le palle piene!" e, involontariamente, lo ipnotizza. Un soggetto sotto anestesia è infatti facilmente ipnotizzabile.
Una mattina, in un periodo che era molto stanco, sotto la lampada del bagno, affermò con intenzione: "Non ho voglia di andare a lavorare, ne ho le palle piene!"
Questa affermazione è stata sufficiente (perché era in una condizione di coscienza assai bassa a causa delle stanchezza), a riagganciare il ricordo a livello somatico. In pratica non poteva fare lunghi passeggiate perchè aveva "le palle piene".

Come il passato ci condiziona up.jpg

Da quanto abbiamo visto più sopra potremmo dire che gli episodi che abbiamo vissuto, specialmente nei primissimi anni di vita, ci condizionano alquanto. Fondamentalmente gli effetti dei condizionamenti si possono riassumere in questo modo:

  1. Impongono un comportamento che al soggetto "sembra" una soluzione sicura perché, da bimbo, agendo in quel modo è riuscito a superare una situazione difficile. In genere tali azioni possono essere: gridare, ammalarsi, andare in crisi, svenire, accusare paura o dolore fisico, piagnucolare, ecc.
  2. Possono causare una malattia di tipo psicosomatico perché da piccoli quella malattia (o una con effetti similari) ha portato qualche vantaggio o ha richiamato uno o più "salvatori".
  3. Fanno in modo che chi non vuole prendersi la sua parte di responsabilità affermi che "potrà vivere bene" solo se i suoi conviventi (o capufficio, o altri) cambiano modo di agire.
  4. Producono un comportamento anomalo di tipo automatico e portano a credere di agire così a causa del proprio carattere.
  5. Creano un atteggiamento per cui una persona pensa comunque di aver ragione e che gli altri hanno torto. Un'impostazione di vita che tende a favorire la propria sopravvivenza anche a scapito di quella degli altri.

Questi condizionamenti non aiutano certo a migliorare perché, per crescere, non bisogna dominare gli altri ma aiutarli a vivere in un modo migliore. Per far questo non bisogna dire a qualcuno che agisce in modo sbagliato, ma spiegargli che il suo comportamento è automatico a causa dei condizionamenti che ha subito nel tempo. Ciò può essere sufficiente perché diventi consapevole ed inizi a correggersi.

Riferimenti Bibliografici up.jpg

  • 1. Emil Coué, Il dominio di se stessi.
    Edizioni BIS, Blu International Studio.
  • 2. Ferruccio Antonelli, Elementi di medicina psicosomatica, pp. 82-83.
    Rizzoli Editore, Milano, 1970.
  • 3. Dr. Mario Rizzi e Dr. Francesco Giovanetti, Corso base di R.H.M.T. (Right Hemisfer Mental Therapy).


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"www.procaduceo.org"
Una proposta per un approccio olistico alla diagnosi ed alla terapia.