QUANDO L'ALIMENTAZIONE È CAUSA DI MALATTIA
CARNE E PRODOTTI CARNEI
Sommario:
Eppure la signora dal cuore tenero mangia questo cadavere (si parla del pollo, n.d.r.),
con l'assoluta sicurezza del suo buon diritto, sostenendo due testi contradditorie:
la prima, che lei è così delicata, come le assicura il suo medico, che non potrebbe sopportare
un'alimentazione esclusivamente vegetariana; la seconda, che lei è così sensibile che
è incapace non solamente di far soffrire un'animale, ma neppure sopportare la vista delle
sue sofferenze.
In realtà la povera donna è debole proprio perché l'hanno abituata a
nutrirsi di alimenti non adatti all'organismo umano; e ciò non può non causare sofferenze
agli animali, dal momento che se ne nutre
(Leone Tolstoi, in Il Primo gradino).
In questo articolo cercheremo di offrire ai lettori
alcune interessanti informazioni correlate ai problemi generati dai cibi carnei
(manzo, vitello, salumi, insaccati, pollo, tacchino, pesce, ecc.).
Precisiamo che, a fronte della nostra esperienza, non possiamo
condividere il vegetarianesimo assoluto. Perché? Perché ogni
persona è una caso a sé e ciò che può far bene a una può essere
nocivo ad un'altra; fatto suffragato anche dalle ricerche proposte nel volume
"Alimentazione su misura" (1), in cui un po' di carne viene considerata
necessaria per le persone con il gruppo sanguigno di tipo 0.
Siamo comunque del parere che la carne di maiale (braciole, salumi,
insaccati, ecc.), e tutte le carni rosse andrebbero eliminate. Un po' di
carne bianca due o tre volte alla settimana (non di più), per qualcuno
potrebbe anche essere necessaria. Ricordiamo che, per quanto riguarda
i pesci, è molto meglio usare quelli di piccola taglia, in quanto quelli
grossi hanno avuto più tempo e possibilità di assorbire il mercurio.
I frutti di mare andrebbero eliminati completamente.
Nell'agosto del 1971, il Ministero dell'Agricoltura degli Stati
Uniti pubblico "Una valutazione della ricerca
sull'alimentazione umana negli Stati Uniti; Rapporto N. 2,
benefici derivati dalla ricerca sull'alimentazione". Il
governo statunitense stanziò all'incirca 30 milioni di dollari per
analizzare il rapporto intercorrente fra il regime alimentare e
le malattie. Tale studio rilevò che:
- I principali problemi della salute sono legati al regime
alimentare;
- Il concreto potenziale derivato da un migliore regime
alimentare ha un carattere di prevenzione;
- I benefici interessano tutte le fasce della
popolazione... in particolar modo i gruppi a basso reddito e
quelli composti da individui 11017 CaZlCa.s'iC'i,'
- I maggiori benefici sono a lungo termine... Precoci modifiche
del regime alimentare potrebbero impedire lo sviluppo di sgraditi
effetti a lungo termine;
- I problemi legati al regime alimentare presentano diversità
di tipo geografico e regionale.
Adesso si è venuti a conoscenza che, pochissimo tempo dopo la pubblicazione, il
Governo federale sequestro tutte le copie del rapporto. Fu solo
in occasione della campagna 1993-94 per l'Educazione Alimentare e
la Legge sugli Integratori che una copia venne misteriosamente
inviata all'organizzazione di base (Citizens for Health), onde
appoggiare tale organizzazione nella sua lotta finalizzata ad
impedire che la FDA (Ente statunitense preposto al controllo
alimentare e farmacologico, ndt) classificasse gli integratori
alimentari nella categoria dei farmaci.
All'interno di qualsiasi gruppo, che ambisca ad esercitare il
controllo sulla popolazione, persino la salute rappresenta un
obiettivo lecito.
Se si è in grado di manipolare lo stato di
salute dei cittadini o di indurre malattie modificando quello che
essi consumano, è possibile creare un pseudo Sistema sanitario
che apparentemente si prende cura per l'appunto della salute, ma
in realtà è dedito a divorare miliardi grazie a delle malattie
che si potrebbero curare o prevenire, in modo relativamente facile, unicamente tramite
la dieta.
Inoltre, con l'appoggio multimilionario di un'industria
è anche possibile screditare qualsivoglia alternativa alle
attuali cure comunemente accettate, etichettandola come
"storia da vecchie comari", "ciarlataneria" o
"priva di fondamento scientifico".
Nel 1988, il "Rapporto del Direttore Generale Federale della
Sanità su Alimentazione e Salute" prendeva in esame le
schiaccianti prove relative alla connessione fra regime
alimentare e malattie croniche. L'allora direttore generale
federale C. Everett Kopp scriveva nel suo rapporto:
"Per i
due terzi degli statunitensi che non fumano, né bevono
smodatamente, vi è una scelta individuale che sembra influire più
di ogni altra sulle prospettive di preservare a lungo termine un
buono stato di salute: ciò che mangiano... La rilevanza dei
presenti riscontri e le dimensioni del problema in questione
indicano che e già giunto il momento di intraprendere delle
iniziative. In difesa della salute di tutti i cittadini
sollecito, da parte di ogni settore della società statunitense,
il pieno sostegno alle raccomandazioni presenti in questo
Rapporto".
L'alimento carneo contiene un'alta percentuale di proteine, tra cui
sono rappresentati tutti gli amminoacidi essenziali, grassi
(in particolare saturi, collegati con lo sviluppo dei carcinomi e delle
malattie cardiovascolari), pochi sali minerali, tracce di ferro,
fosfolipidi, vitamine del gruppo B, basi puriniche, acido lattico,
acido urico (che sotto forma di urati insolubili si deposita specialmente
nelle cartilagini delle articolazioni provocando gotta e artrosi,
artrite nelle forme più lievi e anche calcoli urinari), glucosio,
glicogeno, inositolo.
Ma è davvero indispensabile come alimento?
La carne è costituita dal tessuto muscolare degli animali.
Essa non si può consumare fresca, poiché a causa delle modificazioni
fisico-chimiche che si verificano nei muscoli (a partire da quelli
più attivi) per accumulo di acido lattico, dopo la macellazione
sopravviene il loro blocco per 1-2 giorni detto rigor mortis,
che termina circa 70-80 ore dopo.
Per raggiungere il
giusto grado di "tenerezza" è necessaria allora la frollatura,
consistente nel tenere i quarti di macellazione a temperatura compresa fra
0 e 4 gradi centigradi per un periodo che va dai 2 ai 20 giorni, con
conseguente dissoluzione del tessuto collagene ed una prima alterazione
delle cellule del muscolo.
Si tratta del disfacimento cellulare che prelude alla vera e
propria putrefazione, con formazione di molte sostanze tossiche, le
ptomaine, presentanti le reazioni generali degli alcaloidi e dette
perciò anche alcaloidi cadaverici, e consistenti in basi organiche
provenienti dall’azione dei batteri (in genere decarbossilizzazioni) su
sostanze proteiche, lipidi, e acidi nucleici.
Le più note sono scatolo, indolo,
putrescina, cadaverina, neurina.
Da ciò deriva la necessità di sottoporre le carni destinate al
consumo non immediato a procedimenti che le rendano conservabili
(congelamento, essiccamento, affumicatura, salatura, inscatolamento),
o che le trasformino in prodotti non deperibili (es. estratti di carne).
Altra temibile sostanza tossica che aumenta durante la putrefazione
(quindi già presente prima di essa), soprattutto a causa dello sviluppo
di calore nelle reazioni esotermiche, è l’aldeide malonica,
sicuramente cancerogena. Tale composto aumenta enormemente con
la cottura, in particolare quella alla griglia.
Comunque presenti, indipendentemente dalla putrefazione, vi
sono poi le leucomaine (alcaloidi derivanti dalla disammilazione
delle sostanze albuminoidi dei tessuti viventi per idratazione intravitale),
cioè le basi creatiniche, le purine,
l'ammoniaca, l'urea, l'acido urico,
la creatinina (anidride della creatina),
l'acido ippurico (cristalli bianchi, inodori, solubili in alcool e acqua, prodotto di ossidazione di sostanze proteiche introdotte con gli alimenti),
tutti cataboliti di scarto più o meno tossici, presenti solo perché
l’organismo dell’animale era metabolicamente attivo.
Queste sostanze, la scarsità di fibre e l'eccesso di proteine fornite,
giustificano le conclusioni di parecchi studi che dimostrano in che modo
la carne, consumata abbandamente come oggi accade nei Paesi più ricchi,
sia da collegare all'aumento delle cosiddette malattie del benessere,
come già illustrato in
vegetariani e vegan.
Oggi si fa grande abuso di carni, venuto dal tempo che il grande
chimico Giusto Liebig (1803-1873) attribuì una grandissima
importanza nutritiva alle sostanze azotate, come sono le carni,
in modo che la quantità di azoto negli alimenti determinava il
loro valore nutritivo. Questa scoperta fu subito accettata nelle
facoltà di medicina, e da' medici messa subito in pratica fino
ad oggi. Conseguenza immediata fu il prescrivere l'uso di carni
sanguinanti, di carni pestate crude, di polveri di carni, di
peptoni, di estratti di carne Liebig, ecc. Aveva dunque errato il
Liebig nell'attribuire tanta importanza nell'alimentazione, con
le carni?
Teoricamente aveva ragione, perché il potere nutritivo degli
alimenti dipende dalla quantità di azoto, che essi contengono, e
di cui hanno bisogno i nostri organi. Aveva torto praticamente,
perché l'azoto appunto, più o meno in abbondanza, si trova in
tutti quanti gli altri alimenti. Dietro la sua teoria, le carni e
gli alimenti tonici costituivano la stessa cosa.
Da ciò è nato l'abuso delle carni, che ha portato seco una
sequela d'inconvenienti e malattie, anche gravi, quali ad es.
l'eccessiva formazione di acido urico con tutte le sue
conseguenze, la gotta, la podagra, l'artrite, il reumatismo, la
renella, la calcolosi renale e vescicale, poi il diabete,
l'albuminuria, diverse malattie della pelle, e, ciò che è anche
peggio, le multiformi nevrosi e la nevrastenia, così diffusa ai
nostri tempi, che deteriora tanto la razza. Tutto ciò ha
dimostrato il dott. Leven e la esperienza quotidiana.
Le carni, contenendo piccole quantità di sali nutritivi, tutto
l'organismo se ne risente, dal sistema nervoso alle ossa, ai
muscoli e alla pelle, nell'alimentazione carnea, per la
deficienza di essi sali. Nella mia fanciullezza le carni
comparivano ne' pasti di rado, solo nelle principali feste annue,
e in quantità moderata, presso tutte le famiglie del popolo e
presso i contadini.
Gli erbaggi, i legumi e il pane integrale, il granturco, il
latte, qualche uovo, e il formaggio e i farinacei erano il cibo
ordinario della grandissima maggioranza della popolazione; e si
godeva ottima salute, e il medico entrava di rado nelle famiglie.
Ora si osserva invece tutto il contrario; si mangia troppa carne
dai più, e mentre si credeva di star meglio, la salute
diminuisce, il medico e il farmacista lavorano incomparabilmente
di più, la rendita umana ne scapita, e la razza fisicamente
degenera e s'indebolisce.
È ciò un progresso? È veramente un
regresso nella salute pubblica e individuale Con l'indebolimento
organico, per la mancanza di sali nutritivi nell'alimentazione,
le malattie si fanno più frequenti e più gravi, perché la
resistenza fisica diminuisce; da ciò in gran parte proviene
anche la tisi polmonare, come abbiamo detto tanto
spaventevolmente diffusa ora dappertutto, che miete un
grandissimo numero di giovani vite (circa 60.000 in Italia) ogni
anno.
La pratica e l'esperienza secolare, non la chimica, deve, in
genere, regolare l'alimentazione. Né la carne, né i panini
bianchi, né il caffè, né la cioccolata e simili cibi
rassoderanno mai la salute; ma solo un cibo misto, semplice,
quale lo fornisce la natura, trattata razionalmente. Di grazia,
che nutrimento possono, ad esempio, fornire il pane bianco,
insipido, leggerissimo, pochissimo cotto, le paste alimentari,
candide come neve o colorate artificialmente in un giallo
indefinibile, che ora tutti ricercano, allettati dal loro colore
o candore?
Vi manca il meglio, cioè il glutine i fosfati e gli altri sali,
che sono aderenti alla crusca, e le vitamine, che si trovano
nella crusca stessa. Il pane integrale è il cibo, che ci
fornisce la natura, e che il nostro organismo richiede e
digerisce bene. È necessario perciò tornare indietro, cioè
agl'insegnamenti della natura. Da tutto ciò segue che i sali
nutritivi degli erbaggi e dei legumi non si devono gettare, ma
devono restare nella nostra alimentazione, come parti necessarie,
indispensabili per la nostra salute, se vogliamo sfuggire molte
malattie, le quali continueranno certamente ad affligerci, se il
nostro corpo non trova nei cibi i sali, che gli sono necessari,
negli erbaggi e ne' legumi, dove la natura, cioè Dio, li ha
perciò molto ampiamente diffusi, e sono molto scarsi, e alcuni
mancanti, nelle carni.
Per "carne" e "prodotti carnei", intendiamo tutto ciò che
deriva dagli animali uccisi (pesce, salumi, affettati, pollo, tacchino,
selvaggina, ecc.). Questi cibi sono definiti "cibi proteici" in quando contengono molte
proteine, ovvero le sostanze con cui la saggezza del corpo rimpiazza le parti deteriorate.
È giusto precisare che il nostro organismo non utilizza
direttamente le proteine presenti nei cibi, ma le suddivide in piccole parti dette
"aminoacidi". Con gli aminoacidi è poi in grado di costruire le proteine che
gli sono necessarie.
Le proteine animali vengono considerati importanti in quanto si crede che
siano le uniche a fornire certi aminoacidi, altrimenti introvabili.
I fatti, invece, dimostrano che tali aminocidi, o non servono o devono essere presenti
anche in altri alimenti, perché, in caso contrario, i vegetariani, i vegan e gli igienisti,
non potrebbero godere di buona salute.
Soltanto mezzo secolo fa la carne era un alimento considerato completamente
inadatto per i primi anni di vita. Oggi, un'alimentazione a base di carne
omogeneizzata fa crescere i bambini in modo stupefacente, però il loro
organismo non riesce a smaltire l'imprevista quantità di tossine dovute a tali alimenti,
e dopo un periodo rigoglioso compaiono malattie una volta rare nei primi anni di età
(tonsilliti, faringiti, infiammazioni, febbri, ecc.).
La carne è un alimento innaturale anche per l'uomo adulto. Essa, quale cibo
dei carnivori, offre loro una energia che serve per procurarsi una nuova preda,
crea invece nell'uomo uno stato di eccitazione e di aggressività, che spesso
viene posto sotto controllo con l'uso degli psicofarmaci.
La carne è un prodotto di seconda qualità poiché è costituita da un
insieme di cellule che sono già state utilizzate dal corpo di un animale e
talvolta si presentano cariche di rifiuti organici. Il consumo della carne da
parte dell'uomo non indica che questo sia l'alimento più adatto al suo
benessere. È riscontrato che i vegetariani godono di una salute migliore e
molti mangiatori di carne, una volta convertiti, hanno potuto liberarsi di
problemi, tra cui forme artritiche e reumatiche, che li affliggevano da parecchi
anni.
Quando la scienza stabilisce l'apporto minimo di proteine dice una verità,
ma fa male a sottolineare che, per assumerne in modo sufficiente, sia necessario
utilizzare prodotti di origine animale (carne, pollo, formaggi, uova, ecc.).
È infatti possibile supporre che, praticamente, tutti i cibi
naturalmente adatti ad una specie, contengano i nutrimenti necessari affinché
l'organismo riesca a costruire le proteine che gli servono.
Se così non fosse, come farebbero gli elefanti, le mucche e gli altri grandi mammiferi,
a procurarsi tutte quelle, e non son poche, necessarie alla rigenerazione del loro
organismo?
Di fatto vi sono delle persone che seguono regimi dietetici senza tali prodotti
(ad es. gli igienisti), e godono di ottima salute.
Personalmente amiamo l'equilibrio e cerchiamo di evitare gli estremismi.
La nostra esperienza ci insegna che con il solo primo piatto a mezzogiorno e solo il secondo
piatto alla sera (entrambi con verdure), si riesce a vivere in buona salute. Alla sera
è bene alternare, pollo, pesce, uova, formaggio di capra, formaggio di soia (tofu),
yogurt, ecc.
Ovunque nella natura, ogni animale e equipaggiato nel modo migliore al fine
di potersi procurarsi l'alimento a lui più congeniale. Lo stesso dicasi
dell'uomo che, come natura costituzionale, si colloca certamente tra
primati superiori, che sono frugivori. Come, dunque, spiegare il fatto che
l'uomo non si alimenti in conformità alla sua costituzione? Non possiamo
che supporre che, già nella notte dei tempi, egli, probabilmente per
necessità, fu deviato dalle sue norme primitive verso pratiche in
disarmonia totale colla sua natura anatomica, fisiologica e psicologica.
Quando il biologo dice: "Concernendo la sua struttura corporea e
l'organizzazione del suo cervello, l'uomo deve essere classificato tra le
scimmie antropoidi", riconosce il fatto che l'uomo è radicalmente
diverso dai carnivori sotto parecchi e importanti punti di vista.
Ai nostri tempi, in cui la biologia è insegnata nelle università, colui che
oserà pretendere una similitudine tra l'uomo e il cane è certo irriflessivo.
Non solo l'uomo appartiene alla medesima categoria degli
altri primati superiori, ma è il più superiore dei primati: l'archetipo dei
primati. Ciò è vero tanto per le sue vie digestive che per il resto della
sua struttura.
Le due proposizioni di Sylvester Graham:
- esiste un rapporto definito tra la costituzione fisica d'un animale e il
suo alimento normale (food supply),
- l'alimento al quale un organismo e normalmente e costituzionalmente
adatto è l'alimento che servirà nel modo migliore i più elevati interessi
biologici, fisiologici, psicologici dell'animale o dell'uomo.
La deduzione logica che deriva da questa seconda proposizione è la seguente:
"Più l'uomo si allontana dalle norme valide della natura nelle sue abitudini
alimentari, e più la sua salute e la sua felicità ne saranno colpite. La
malattia, la deformazione e la degenerazione sono le ammende che l'uomo
paga per essersi allontanato dalle norme della natura in tutto il suo
genere di vita (non solo nelle sue pratiche alimentari)".
Il fatto che le malattie, le deformazioni e la degenerazione siano
universali, è una testimonianza eloquente di questo altro fatto notevole
che l'uomo è un essere decaduto. La presenza stessa del medico o del
terapeuta denuncia il degrado della razza umana derivata dal suo
allontanamento dalle direttive fornite da Madre Natura.
L'opinione pubblica, purtroppo, non è a conoscenza delle condizioni di
allevamento degli animali da reddito; in effetti, senza fare dell'animalismo
estremistico, occorre notare come l'insalubrità delle condizioni d'allevamento -
dal pollo insonne al tacchino cieco, al fegato d'oca, al vitello a carne bianca,
all'uovo non fecondato - renda legittimo il sospetto della insalubrità dei
rispettivi prodotti alimentari di origine animale.
Nella civiltà dei consumi, dove si lotta per garantire la vita ad un embrione
nato in provetta e, contemporaneamente, si permette l'espianto d'organi a cuore
battente, esiste anche il riciclaggio dei 3/4 di carne, avanzata dopo
i "tagli nobili", con gli hamburger ed altri vari insaccati. Ma che avviene di ciò che rimane?
Si è pensato di riutilizzarlo per la produzione di farine di carne con cui alcuni allevatori
hanno provato ad integrare il mangime delle loro vacche.
Così, nel giro di qualche lustro si è
sconvolta la fisiologia digestiva del ruminante fino a ridurlo a monogastrico,
somministrandogli alimenti ipernutrienti sia in termini qualitativi che
quantitativi, al di sopra delle sue originali capacità enzimatiche. Ciò ha creato
un accumulo di prodotti tossici come acido urico, ammoniaca, urea,
indolo, scatolo, mercaptani, ecc.
Queste sostanze, tra l'altro, determinano un'alterazione della permeabilità della
membrana intestinale che permette, tramite il sangue, alle sostanze tossiche di
arrivare al cervello dove, nel tempo, possono generare patologie degenerative.
Già nel 1923, Rudolf Steiner (fondatore dell'Antroposofia e dell'Agricoltura biodinamica),
scriveva: "Se un bovino mangiasse della carne, i sali urici gli andrebbero
direttamente nel cervello e lo farebbero impazzire".
Concludendo, la BSE (sindrome della mucca pazza) è fonte di speculazione sensazionalistica che
riempie i giornali di scoop, aumenta la psicosi del "dagli all'untore" e la
dipendenza acritica alle notizie date, dimostrando quanto anche la nostra sia una
democrazia manipolativa.
Ciò che andrebbe precisato è il fatto che
la mucca pazza è un povero animale malato e sofferente, allevato in condizioni che
ne angustiano l'esistenza. Non è quindi impossibile ipotizzare
come il suo latte e la carne non siano portatori di vita, ma il risultato di un'agonia
coincisa con la nascita.
Nel mese di giugno 2003, un coraggioso medico tedesco, il dr.
Matthias Rath, noncurante della propria incolumità, ha accusato
le multinazionali farmaceutiche, e diversi personaggi con
importanti cariche in diversi settori, di genocidio e crimini di
guerra davanti al Tribunale dei crimini internazionali (ICC - Internationa
Criminal Court), con sede presso L'Aia.
Il dr. Rath ha presentato all'ICC un'accusa in cui specifica
come varie multinazionali farmaceutiche, tra le quali la Pfizer, la Merk, la
GlaxoSmithKline, la Novartis, la Amgen e la Astra Zeneca, abbiano
deliberatamente ostacolato la prevenzione delle malattie (che si
sarebbe potuta fare mediante farmaci naturali), favorendo l'uso
di trattamenti a base di medicinali chimici e brevettabili.
Egli afferma che tali medicinali sono volontariamente mirati
alla sola cura del sintomo, creando quello che si può definire
il "business farmaceutico della malattia". Tutto questo
viene realizzato anche tramite il controllo di posti chiave, come
per esempio i settori riservati alla ricerca, allo sviluppo e
alla vendita dei farmaci.
Nell'accusa viene anche precisato che attualmente vi sono dei
metodi validi per curare e prevenire le più diffuse e gravi
malattie, ma sono contrastati - grazie ai media e alla politica -
perché non farebbero guadagnare i mercati azionari delle
multinazionali farmaceutiche.
Infatti i metodi naturali non sono
brevettabili e, oltre alle perdite dovute alla mancanza di
brevetto aiuterebbero il paziente a guarire, due cose che
rappresentano una perdita notevole del guadagno.
Questo è il motivo perché i medicinali chimici e brevettati,
mirano solo alla rimozione del sintomo, non importa se ciò
comporta anche disastrosi, e talvolta fatali, effetti
collaterali. Ecco il motivo per cui anni e anni di raccolte fondi
per ricerche fantasma che non hanno mai dato un valido risultato.
I farmaci sono tra il 4° e il 5° motivo di morte al mondo.
Un altro recente crimine contro l'umanità è stato realizzato
con la guerra in Iraq: sono stati i finanziamenti dalle
multinazionali del petrolio e della chimica-farmaceutica che
hanno portato all'elezione politica di George W. Bush e Tony
Blair, i rispettivi capi dei due principali paesi produttori di
medicinali farmaceutici.
Più di mezzo secolo fa, durante il processo di Norimberga, 24
quadri esecutivi dell'industria farmaceutica "IG-Farben", successivamente divisa in
diverse multinazionali, furono processati e condannati per aver
finanziato la guerra di Hitler. Dopo soli 40 anni la storia si ripete.
|