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1° Convegno Interdisciplinare del Forum Vegetariano"ALIMENTI NOCIVI E SPONSORIZZAZIONI"www.scienzavegetariana.it/argomentinbreve/atti_1_forumveg.htmlInterventi di:
Sommario
Cancro ed alimentazione: il ruolo dei nutrienti contenuti nella carneDr.ssa Luciana Baroni, spec. in neurologia, geriatria e gerontologia. Dirigente Medico PremessaIl cancro è la malattia più diffusa nelle società ricche dopo le malattie cardiovascolari; è responsabile in Italia di oltre il 25% delle morti, la metà delle quali è causata da tumore della mammella, del colon, della prostata e del polmone. Secondo il National Cancer Institute (USA), l'80% di tutte le forme tumorali sono dovute a fattori ben identificabili e come tali sono potenzialmente prevenibili. Per i tumori più diffusi è stato accertato un forte legame con il tipo di alimentazione. In una analisi aggiornata basata su recenti e crescenti evidenze epidemiologiche, il prof. Willett stima che in media circa il 32% dei tumori riconosca una causa alimentare. Nel caso dei tumori più diffusi, le percentuali risultano ben superiori: prostata: 75%; colon-retto: 70%; mammella: 50%; pancreas: 50%. Le Linee Guida per la prevenzione dei Tumori degli USA, redatte dal World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research nel 1997 indicano l'aderenza ad una dieta ricca di fibre e povera di grassi, che includa vari tipi di frutta, verdura, cereali integrali e legumi, come migliore strategia per la prevenzione del cancro. Riguardo alla carne sanciscono espressamente espressamente:
1 - ContaminantiLa carne può contenere sostanze mutagene che possono contaminare il cibo nel corso di tutti gli stadi del processo di produzione: sono essenzialmente pesticidi, additivi, o materiali utilizzati nel corso del confezionamento. Le carni cotte con metodi domestici ad elevate temperature (carne, pollame e pesce) possono produrre delle sostanze genotossiche, denominate amine eterocicliche (HAAs); queste sostanze sono responsabili della formazione di DNA-adducts, che sono stati associati con un aumentato rischio di tumori del colon, del pancreas, della mammella, della prostata e delle vie urinarie. Si tratta di composti i cui metaboliti si accumulano in diversi tessuti dell'organismo, ritrovandosi anche nel latte e nelle urine, e che agiscono come carcinogeni a più livelli, interagendo con meccanismi ancora controversi con i fattori genetici. 2 - MacronutrientiAlcuni macronutrienti contenuti nella carne sono riconosciuti fattori di rischio per il cancro. 2.1.Grassi animali: Una delle associazioni più studiate in epidemiologia è quella tra grassi nella dieta e cancro, particolarmente tra grassi di origine animale, derivati da carne e latticini, e cancro della mammella in epoca post-menopausale. Sono inoltre state descritte associazioni con il cancro della mammella in epoca premenopausale, del colon, della prostata, dell'ovaio, dell'endometrio, del pancreas. Studi sui flussi migratori, studi di popolazione e dati sull'animale supportano un effetto carcinogeno dei grassi della dieta. Nel 1997, il World Cancer Research Found e l'American Institute for Cancer Research concludevano che "Le diete ad elevato contenuto di grassi saturi possono aumentare il rischio di k mammario... Le diete ad elevato contenuto di grassi vegetali o polinsaturi non appaiono influenzare questo rischio... e le diete ricche in acidi grassi monoinsaturi non hanno alcuna relazione con il rischio di k mammario" e sulla base di queste osservazioni redigevano le Linee Guida già citate. Tuttavia gli studi più recenti, soprattutto longitudinali, non sono tutti concordi sull'esistenza di un'associazione tra grassi della dieta (totali e saturi) e cancro in varie sedi. Recentemente è stata proposta l'ipotesi che problemi di tipo metodologico (soprattutto i questionari di autovalutazione della dieta) non siano adeguati per permettere di evidenziare questa correlazione. 2.2.Proteine: Esistono pochi studi che indentificano un ruolo delle Proteine (animali) sul rischio di cancro di mammella, rene, laringe, colon distinto da quello dell'assunzione di carne. L'effetto favorente la carcinogenesi sarebbe mediato da un'alterazione dell'asse IGF (Insulin-like Growth Factor, un potente fattore carcinogeno prodotto dall'organismo). Per il solo cancro del colon, la trasformazione ad opera dei batteri intestinali delle proteine della dieta in vari composti (ammonio, fenoli, indoli, amine) ad effetto genotossico, potrebbe costituire un ulteriore fattore di rischio. In volontari sani, l'assunzione di carne in dosi crescenti ha comportato la produzione di composti azotati in quantità anch'essa crescente, oltre ad un rallentamento del transito intestinale con conseguente prolungata esposizione della mucosa intestinale a queste sostanze tossiche. 2.3.Sale: Un eccesso di sale nella dieta e di cibi conservati con sale è associato con il cancro dello stomaco. Le diete ad elevato contenuto di sale potrebbero aumentare l'effetto carcinogeno dell'infezione da HP. La carne è inoltre parzialmente o totalmente priva di tutte quelle sostanze a riconosciuto effetto protettivo nei confronti del cancro (Vitamina A, C, E, folati, sostanze fitochimiche), e che sono contenute nei cibi di origine vegetale. Incentivare -anziché limitare- il consumo di carne significa penalizzare l'assunzione di cibi vegetali ricchi di queste sostanze protettive, al punto che secondo alcuni Autori il cancro deriverebbe proprio dalla carenza nell'alimentazione di queste sostanze, metabolicamente necessarie e quindi da considerare come "nutrienti essenziali".
Carne, sostanza incompatibile con la natura umanaDr. Chim. Mauro Damiani, presidente Associazione Scienza della SaluteLa carne non è un cibo idoneo per l'uomo: su quest'asserzione non ci sono ormai più dubbi, una copiosa letteratura l'attesta e lo documenta. In subordine è quantomeno ampiamente provato che non è indispensabile per la salute dell'uomo. Il completo controllo dei poteri industriali sui mezzi d'informazione impedisce che queste importanti conoscenze siano di dominio pubblico, ma, nonostante tutto, il processo di diffusione su mezzi alternativi è incominciato e si ritiene che sia ormai inarrestabile. La dannosità della carne non dipende soltanto dalla somma di sostanze chimiche, spesso di sintesi, aggiunte ai mangimi nella moderna pratica d'allevamento industriale: antibiotici, tireostatici, betabloccanti, estrogeni, sali di zinco, vaccini, anemizzanti, che sono somministrati agli animali stabulati anche per preservarli dalle malattie che li colpirebbero a causa delle innaturali condizioni in cui sono tenuti. Questo fatto con certezza contribuisce ad aumentarne la dannosità, ma anche la carne d'animali allevati nelle migliori condizioni possibili è nociva. La ragione fondamentale di questa nocività va ricercata con l'aiuto di due importanti branche della scienza, l'Anatomia Comparata e la Fisiologia Comparata. Ovviamente la descrizione dettagliata dei fenomeni esula dallo spazio di un breve articolo, per questa rimandiamo alla letteratura specifica. L'anatomia comparata, in sintesi afferma che:
Quanto alla Fisiologia Comparata, il chimismo delle nucleoproteine è una delle tante prove che l'uomo non è un animale adatto per natura a nutrirsi di proteine animali; le nucleoproteine sono le proteine che costituiscono il nucleo d'ogni cellula, tra loro si annoverano gli acidi nucleici e le proteine basiche; gli acidi nucleici sono formati dall'unione di 4 (o 5) "nucleotidi". Ogni nucleotide è costituito da una base azotata unita ad uno zucchero esterificato con acido fosforico. Le nucleoproteine vegetali contengono basi azotate prevalentemente del gruppo pirimidinico (timina, citosina, metilcitosina, uracile); il loro metabolismo, basato su processi ossidativi, dà, come prodotto finale urea, eliminata normalmente dall'uomo con l'urina. Le nucleoproteine animali, contengono invece prevalentemente basi azotate del gruppo purinico ("purine": adenina, ipoxantina, xantina, guanina); queste basi danno come prodotto finale, acido urico. Nei carnivori tale acido è trasformato, mediante un particolare enzima, di cui sono provvisti (detto "uricasi"), dapprima in allantoina e poi per idrolisi in urea e quindi, come tale, eliminato. Nell'uomo e nelle scimmie antropomorfe (che non possiedono il suddetto enzima) l'acido urico proveniente dall'uso alimentare della carne si combina con il sodio e si deposita soprattutto nelle articolazioni, sotto forma di urato di sodio, provocando dolori, tumefazioni, e deformazioni (gotta). Sintomi tipici della sindrome uricemica, che invece è del tutto assente nei carnivori. Nell'uomo evidentemente la capacità uropoietica del fegato, in altre parole la capacità di quest'organo di fabbricare urea, è insufficiente a smaltire il carico derivante da consistenti quantità di proteine animali ed il processo uropoietico si ferma a metà, cioè all'acido urico. Quelle indicate sono soltanto alcune delle principali prove della dannosità della carne, chi volesse approfondire l'argomento ha a disposizione una sterminata letteratura, del pari sterminata è però la letteratura in favore dell'uso della carne e che sostiene addirittura la sua indispensabilità per la salute umana; gli enormi interessi, non solo economici, connessi con l'uso alimentare della carne hanno addirittura permesso alla seconda di prevalere nell'accezione comune. La ragione di questa prevalenza è abbastanza ovvia: l'enorme potere che il sistema industriale ha su tutti i mezzi di comunicazione, per quanto riguarda la letteratura scientifica, è ancora più forte. Come si sa le riviste scientifiche sono di solito pubblicate da Università od Accademie, organizzazioni alla continua ricerca di finanziamenti. L'industria chimica nelle sue varie branche (prodotti per l'agricoltura, farmaceutica, alimentare ecc.) provvede ampiamente alla bisogna finanziando ben determinati progetti di ricerca, quelli di proprio interesse. La logica conseguenza è che in primo luogo non trovano finanziamento i progetti di ricerca che puntano a chiarire eventuali dannosità della carne, ed in secondo luogo che ben difficilmente sono pubblicati lavori di ricercatori indipendenti, soprattutto quando i risultati ledono gli interessi industriali. In sintesi sono senz'altro questi i motivi per cui gli articoli favorevoli all'uso della carne sono prevalenti. Tuttavia il peso dell'argomento, la natura stessa delle cose, ha il suo effetto e nonostante tutti gli ostacoli si assiste ad un fiorire di articoli critici sulla salubrità dell'uso della carne. Nell'eventuale azione giudiziaria che come Forum Vegetariano ci proponiamo di intentare i periti nominati dal giudice si troveranno davanti ad un panorama di questo tipo. Due fatti nuovi degli ultimi venti anni però, avranno, a mio parere, un ruolo importante nell'aumentare il peso della nostra posizione. Non si tratta in questo caso di articoli di personalità anche rilevanti ma, bensì, del parere di due grandi organizzazioni entrambe Americane, del Paese cioè che è stato il principale attore dell'enfasi sul consumo di carne nel secolo ventesimo:
Io spero vivamente che questi fatti opportunamente illustrati al giudice, dato che ben difficilmente possiamo sperare di vincere la causa, possano almeno fornirgli le prove che sull'argomento la posizione degli scienziati non è univoca, che si assiste cioè ad un classico caso di divaricazione delle opinioni. Ciò sarebbe di enorme importanza per la nostra causa, perché è la strada per dotarci dell'unica arma che al momento ci manca. Se il giudice, vista la divisione della scienza sull'argomento, ci accordasse una sorta di "par condicio", se in altre parole in ogni dibattito sui media sul tema alimentare fosse obbligatoria la presenza della parte contraria all'uso della carne si avrebbero finalmente i presupposti per un'effettiva diffusione della corretta informazione alimentare.
La carne: i danni del singolo, della collettività, dell'ecosistemaProf. Bruno Fedi, primario patologo, ex docente all'Università la Sapienza di RomaChe "la carne fa male" è vero. Lo dimostra l'epidemiologia, che mette in evidenza come la longevità sia statisticamente e significativamente più alta nei vegetariani. Lo dimostra la patologia: i vegetariani si ammalano di cancro (in modo statisticamente significativo) meno degli onnivori. Lo stesso avviene per l'arteriosclerosi nelle sue varie forme: infarto, stroke, ipertensione. Lo dimostra anche la patologia minore: stipsi e varici sono pressoché assenti nei vegetariani. Inoltre mentre un tempo si accusava la dieta vegetariana di essere "carente" di alcuni elementi fondamentali, oggi è stanno emergendo le conseguenze delle carenze della dieta carnea. Si può ignorare l'evidenza ma non si può negarla. Nella carne esistono altri fattori morbigeni indiretti: sono i fattori tossici e mutageni di provenienza agricola (2.000.000 di quintali di erbicidi, pesticidi, antigrittogamici e quant'altro distribuiti in agricoltura ogni anno in Italia). Questi fattori vengono concentrati nelle carni degli animali ed i loro effetti, anziché sommarsi si moltiplicano! Le carni alimentari contengono, inoltre, i residui ormonali impiegati negli allevamenti (ricordate il recente caso delle neonate a cui è cresciuto il seno, a Milano). Come se non bastasse, si trovano nelle carni i resti di antibiotici che contribuiscono a creare il fenomeno dell'antibiotico resistenza, anche in coloro che, prudentemente o casualmente, non hanno mai fatto uso di antibiotici. Per finire, l'uso di farine animali nell'alimentazione di altri animali destinati al macello ha portato alla BSE: ciò nonostante l'uso delle carni alimentari non si è ridotto (83 kg/pro capite, per l'anno, in Europa). Dunque la carne fa male: concretamente, fa male, anche se teoricamente può non farlo, perché non è applicabile alla carne il concetto biologico di veleno. Questo fatto provoca enormi difficoltà pratiche. Una via per superarle, può essere quella giuridica, ma è percorribile? Debbono dircelo i giuristi. Tutto dipende dalla quantità, qualità e durata dell'alimentazione carnea. Ad un non giurista sembrerebbe sufficiente, per effettuare un grande passo in avanti, la proibizione a forzare il consumo di carne attraverso la pioggia di convegni, interviste a Nutrizionisti, rubriche di cucina, trasmissioni pseudo-folkloristiche che diffondono in modo subdolo il concetto errato che la carne fa bene. Sta a noi effettuare convegni etici, scientifici, giuridici che provochino un cambiamento della base culturale. Ed è questo che stiamo facendo. Abbiamo creato una nuova cultura, realizzato un processo scientifico, ma dobbiamo fare un ulteriore passo: tradurre il tutto in termici giuridico-politici. In questi termini, la scelta vegetariana è una scelta antiviolenta, antimercantile, contraria al liberismo anarcoide e perfino al concetto classico di proprietà. Ma la base di tutto questo è scientifica. Il fatto fondamentale è aver dimostrato che la carne è un fattore morbigeno e che i danni prodotti da questa sono maggiori di quelli prodotti da moltissimi altri inquinanti. Non si può trascurare il fatto che l'uso della carne serva a consolidare una società i cui principi sono la violenza, l'edonismo, lo sfruttamento dei più deboli. Una società sostanzialmente pagana, godereccia ed amorale, che considera solo l'aspetto economico immediato ed apparente dei problemi. Una società che fa ammalare per poter poi curare. Contro questa cultura dobbiamo politicamente proporre un modello nuovo di società e di vita. Dobbiamo puntare sulla prevenzione. Poiché l'85% dei tumori è di origine ambientale è evidente che la sola riduzione del consumo di carne od il solo aumento del consumo di frutta o di vegetali in genere, sarebbe sufficiente a ridurre molte malattie e cambierebbe la società. Invece di parlare di qualità e di sicurezza dei singoli alimenti, come fa la società attuale, dobbiamo parlare di qualità e di sicurezza globali. Chi fa la scelta vegetariana, sceglie di essere, non di avere. Molto spesso sceglie, molto più concretamente, di continuare ad essere, anziché di non essere più.
Più carne, meno saluteDott.ssa Leila Nicoletti, biologa, docente liceo classico, segretaria AVAPer "carne" s'intende "un alimento costituito dal tessuto muscolare di vari animali (con l'esclusione della carne di pesce), ricco di proteine, ferro, ecc." (1). In realtà, in questa definizione si dovrebbe includere la carne di pesce, in quanto alimento proveniente da animali, vertebrati o invertebrati, acquatici (pesci, balene, rane, molluschi, crostacei, ecc). Dal punto di vista nutrizionale, in 100 grammi di carne troviamo: 75% di acqua; 18% di proteine, contenenti amminoacidi, di cui uno soltanto, attualmente, è ritenuto essenziale (la treonina); sostanze azotate non proteiche (glutatione, creatinina, purine, ecc.); 3% di lipidi di deposito e strutturali, costituiti da acidi grassi saturi; 0,90% di glucidi (glicogeno); 0,10% di vitamine (soprattutto niacina, riboflavina, tiamina e B12) e tracce di elementi inorganici, in particolare: K, Na, Mg e Fe (in maggior misura), e Ca, Zn, Al, Cu, Mn in piccole quantità. (2) Secondo gli ultimi dati ISTAT, in Italia si consumano 80 Kg pro capite all'anno di carni. Questo dato è allarmante, se si considera la crescita esponenziale dei vegetariani, soprattutto nelle grandi città, che ne abbassano la media. Tutte le carni non sono adatte all'alimentazione umana, perché:
A partire dagli anni '40, la dott.ssa C. Kousmine aveva elaborato un metodo preventivo e curativo per le malattie degenerative ed il mantenimento del benessere generale, rivolgendosi, prima di tutto ai medici, ed individuando una serie di soluzioni associate ad una corretta alimentazione, basata su cibi integrali e di origine vegetale. La ricerca immunologica, oggi, le sta dando ragione a posteriori. Approfonditi studi, condotti dall'OMS, hanno evidenziato una forte correlazione tra alimentazione ed insorgenza di malattie neoplastiche ed autoimmuni. L'OMS stessa ha indicato, come prevenzione, un'alimentazione basata su alimenti di origine vegetale e cibi integrali (8). L'importanza di una dieta ben bilanciata, basata esclusivamente o principalmente su cibi di origine vegetale, ricca di antiossidanti e di fibre, priva di grassi animali e con un contenuto proteico limitato (Plant-based Diet) è stata documentata in svariate situazioni patologiche, come ad es. il morbo di Parkinson ed è risultata protettiva nei confronti dei rischi cardiovascolari, di stipsi e diverticolosi (9a). BIBLIOGRAFIA:
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