Progetto Caduceo
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FATTORI DI MALATTIA

ACIDI ORGANICI E MALATTIE (1/3)

Oggi, siamo nel 2006, nessuno si preoccupa più di rimuovere l'acido urico e le malattie generate dalla presenza degli acidi organici sono "curate" con antinfiammatori, tra cui i cortisoni che, lasciateci sottolinearlo, non curano nulla, tendono solo a ridurre l'infiammazione, ma le cause che la generano non sono affatto eliminate.
Sommario

PRIMA PARTE

blink.gif Volume "Siete acidi - La salute mediante la deacidificazione" (del dott. Kurt Tepperwein).
(testo prelevato dal sito:
www.tepperwein-collection.it/).
L'acidità dei tessuti organici è alla base di parecchie disfunzioni e malattie. In questo volume si impara perché si accumulano gli acidi e come eliminarli.

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- 1925 -

Quanto segue è stato tratto da "Terapia Nuova"
Catalogo dell'Agenzia del "Laboratoire Helose", anno 1925

Premessa

I dottori ed i fisiologi conoscevano da lungo tempo (siamo nel 1925, Ndr) la presenza dell'acido (urico nell'organismo, però la sua azione, che risultò dall'apparizione di una serie di malattie le quali apparentemente non avevano nulla di comune l'una con l'altra, non fu conosciuta che da tempo relativamente recente. Tutte le malattie provenienti dall'agglomerazione di acido urico nel corpo umano, furono raggruppate nel tipo comune delle così dette malattie artritiche.

L'esperienza medica provò che la gente artritica s'incontra più spesso di quella che non si può supporre. Nel medesimo tempo fu chiaro che la cura radicale delle malattie artritiche, come per esempio la gotta, i reumatismi, le pietre renali, le nevralgie, l'arteriosclerosi, la sciatica, ecc. deve consistere nella dissoluzione delle agglomerazioni di acido urico nell'organismo e nella sua espulsione da esso.

 

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A prima vista sembra che...

A prima vista sembra che la vita dell'organismo umano sia semplicissima. L'uomo aspira l'aria, si appropria degli alimenti coi quali restaura le sue perdite, lavora, si muove. Ma questa semplicità delle funzioni del nostro corpo, è soltanto apparente.

In realtà l'organismo presenta un laboratorio chimico complicato, che i più abili ed industriosi chimici non riuscirono a creare artificialmente. Gli elementi nutritivi dal di fuori venendo nel nostro organismo, si sottomettono dentro a metamorfosi complicate, si dissolvono, si dividono, in modo dettagliato nelle parti che lo compongono, l'organismo ne trae tutto ciò che gli necessita per la sua nutrizione.

Ma mentre si producono nell'organismo nostro i succhi indispensabili nutrienti e vitali, si producono pure molte sostanze nocive e velenose. Così mentre si fa la digestione, si produce il veleno nei nostri intestini. Durante la trasformazione chimica dell'albumina, si produce nell'organismo l'acido urico che costituisce un veleno fortissimo.

Nell'organismo normale questi veleni si producono in quantità poco grande e sono resi innocui dall'organismo stesso, e ne escono senza cagionare alcun danno. Ma se nell'organismo c'è qualche difetto, se la regolarità della macchina così complicata si altera per qualche ragione, allora i veleni cessano di essere innocui, si aggruppano dentro, penetrano nel sangue e producono diversi danni. L'acido urico ha da questo punto di vista una parte esorbitante e la spiegazione di questa parte ha un significato essenziale nel gruppo di malattie che risultano dall'intossicazione a mezzo di questo veleno.

Cos'è l'acido urico?

Dunque, che cosa è l'acido urico e che parte occupa nella vita dell'organismo?

In mezzo agli elementi nutritivi appropriati dall'organismo, i corpi albuminosi hanno la parte più importante. Nell'organismo questi corpi si sottomettono alle metamorfosi chimiche più complicate, dissolvendosi in moltissimi elementi. Come uno di questi elementi, nella trasformazione chimica dei corpi albuminosi, appare l'acido urico. In un organismo normale questo veleno, si forma in quantità non considerevole e si trasforma prestissimo in urea, la quale: esce sistematicamente dall'organismo.

Però ci sono organismi nei quali l'acido urico si forma in massima quantità e la sua parte considerevole non passa nell'orma, ma si ferma nell'organismo. In tale maniera si formano dentro estreme quantità di acido urico. Cosicché non è difficile di capire che la presenza di tale veleno rimane di rado innocuo per la salute.

I danni da acido urico

Il sangue imbevuto di acido urico porta agli organi insieme alle sostanze nutritive una sorgente d'avvelenamento continuo e d'indisposizione. Dall'accumulazione dell'acido urico possono prevenire le malattie più complicate. Se l'acido urico viene dal sangue nelle articolazioni, esso le disturba, fa venire dei mali nelle ossa, i gonfiori ed ecco apparire la gotta ed i reumatismi. Se l'acido urico si ferma nei reni, esso vi si cristallizza nelle così dette pietre renali, fa venire dei dolori forti e noiosi, delle punture e conduce in fine alla chiusura delle vie urinarie.

Fermandosi nei vasi sanguigni, l'acido urico fa venire la sclerosi, i vasi perdono la loro elasticità ed allora comincia a venire l'arteriosclerosi. Se l'acido urico penetra sotto la pelle, esso l'irrita sistematicamente e la maggior parte dei casi d'eczema si spiegano coll'avvelenamento della pelle per l'acido urico. Finalmente esso può anche non fermarsi in qualche organo separatamente e non far venire nessuna malattia speciale. Ma pure allora la sua presenza non passa senza lasciar tracce. Sotto l'influenza di questo veleno si distruggono le vie normali dell'organismo.

Questa apparizione può prodursi sotto le forme più diverse, ora una indisposizione generale, ora una nervosità acutizzata, ora una indigestione sistematica dello stomaco, ora dei dolori acuti posti in vari luoghi dell'organismo.


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I PROBLEMI DOVUTI ALL'ACIDO URICO

Quanto segue è stato tratto dal
Catalogo dell'Agenzia del "Laboratoire Helose", anno 1925


Pietre renali (calcoli)

LE PIETRE RENALI presentano dei mucchi cristallizzati ed ossificati di acido urico, che si sono formati poco a poco nei reni. La loro presenza nel tessuto vivo del corpo fa venire delle punture, dei dolori e finalmente produce la chiusura delle vie urinarie. Il lavoro del Diaminol sistematicamente scioglie interamente le pietre renali e libera senza nessun dolore la gente da questa penosa malattia.

Nevralgia

LA NEVRALGIA viene non di rado in seguito ad avvelenamento del sistema nervoso dell'acido urico ed il suo allontanamento dall'organismo libera la gente in modo radicale dalle crisi penose di questa malattia. La cura del Diaminol durante l'attacco nevralgico, calma rapidamente il dolore e toglie le sofferenze. La cura del Diaminol fatta dal principio della crisi diminuisce la sua acutezza.

Arteriosclerosi

L'ARTERIOSCLEROSI, così è chiamata la perdita di elasticità dei Vasi sanguigni, essa disturba tutto il nutrimento dell'organismo in seguito alla circolazione irregolare del sangue. Il superfluo dell'acido urico nel corpo, il suo deposito sulle mura dei vasi sanguigni è una delle cagioni più spesso ripetute dall'arteriosclerosi. La cura del Diaminol in tali casi offre i risultati più favorevoli. Il Diaminol pulisce i vasi induriti dall'acido urico, rende a loro l'elasticità e ristabilisce la circolazione normale del sangue.

Eczema

L'ECZEMA apparisce non di rado sulla pelle irritata dal sangue imbevuto di acido urico ed allora la cura coi rimedi esterni, in questi casi, sotto forma di pomate, è completamente inutile, e non da risultati desiderati. La sorgente delle malattie si cela nel sangue e soltanto grazie al Diaminol che pulisce il sangue, si può levar via simile difetto della pelle.

Se voi soffrite di eczema, allora vi sono 70 probabilità per cento che la vera cagione sia l'acido urico e prima di fari l'applicazione dei differenti rimedi, prendete piuttosto alcune volte il Diaminol. In 70 casi per cento l'eczema sarà curata in qualche giorno.

Pulite il vostro corpo periodicamente dall'acido urico

La presenza dell'acido urico nell'organismo è qualche volta non tanto abbondante da far venire una malattia saliente ed evidente. Però la sua presenza non passa nel corpo senza lasciarvi traccie dannose alla salute. Queste possono presentarsi in forme varie, ora nel disturbo della digestione, ora un'acuta nervosità, in dolori o punture dolorose in diverse parti del corpo, in una respirazione penosa, nella nevralgia, punture del dorso, nei reni o nel fianco.

Perciò la gente p#880066isposta al deposito estremo dell'acido urico e quella che soffre d'asma, che ha troppo grasso, che ha troppo zucchero, che soffre di mal di capo, dolori e malattie di reni, fegato ecc. deve fare di quando in quando la cura del Diaminol, per liberare il corpo dall'acido urico accumulatovi. Oltre il suo effetto salubre sulle malattie collegate all'avvelenamento per acido urico, il Diaminol agisce favorevolmente su tutto il sistema nervoso e migliora, accresce il benessere.

Il Diaminol è un rimedio comodissimo e piacevole come gusto. Esso ha l'aspetto di granelli bianchi, i quali sciolti nell'acqua danno una bibita piacevolissima.


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IL DIAMINOL, FARMACO DEL 1925

Quanto segue è stato tratto dal
Catalogo dell'Agenzia del "Laboratoire Helose", anno 1925

I dottori ed i fisiologi conoscevano da lungo tempo la presenza dell'acido (urico nell'organismo, però la sua azione, che risultò dall'apparizione di una serie di malattie le quali apparentemente non avevano nulla di comune l'una con l'altra, non fu conosciuta che da tempo relativamente recente. Tutte le malattie provenienti dall'agglomerazione di acido urico nel corpo umano, furono raggruppate nel tipo comune delle così dette malattie artritiche.

L'esperienza medica provò che la gente artritica s'incontra più spesso di quella che non si può supporre. Nel medesimo tempo fu chiaro che la cura radicale delle malattie artritiche, come per esempio la gotta, i reumatismi, le pietre renali, le nevralgie, l'arteriosclerosi, la sciatica, ecc. deve consistere nella dissoluzione delle agglomerazioni di acido urico nell'organismo e nella sua espulsione da esso.

Per parecchie diecine di anni, fu offerta dagli scienziati una serie di mezzi intenti a questo scopo, ma tutti questi rimedi non diedero risultati soddisfacenti, o ne diedero d'insufficienti.

Fatto sta che l'acido urico non si scioglie nell'acqua, ma vuole pel suo scioglimento una speciale reazione chimica. La insufficienza di tutti i rimedi proposti consisteva nel fatto che tutti agivano in modo troppo lento, e non producevano lo scioglimento totale dell'acido urico...

Ecco perché il Diaminol è il preparato più potente per la cura della gotta, i reumatismi, le pietre renali, l'arteriosclerosi, le nevralgie ed altre malattie, provenienti dall'agglomerazione nell'organismo dell'acido urico.

Nota: il Diaminol era in commercio nel 1925, oggi non esiste più! Se vuoi togiere gli acidi organici clicca su: acidi02.htm.

In base a questa scoperta fu presentata una preparazione francese conosciutissima ora, il cosi detto Diaminol, che da risultati preziosissimi nella cura di tutte le malattie artritiche.

La qualità più preziosa del preparato Diaminol, sta in questa, che esso scioglie rapidamente e completamente l'acido urico e fa quindi sparire la causa immediata di tante malattie, come la gotta, i reumatismi, le pietre renali, la nevralgia, la sciatica, ecc.

Per dare un'idea evidente della potenzialità di soluzione dell'acido urico, propria del Diaminol, presenteremo gli esperimenti fatti dagli eruditi Bizental e Schmidt sul principio fondamentale del Diaminol (Dietylenediamine). Essi prendevano l'acido urico in forma di pietre cristallizzate, ne formavano dei piccoli rombi di eguale peso e di eguale volume, e li mettevano in soluzione nei corpi capaci di disciogliere l'acido urico.

Il risultato di questi esperimenti stabili che mentre i corpi scioglievano l'acido urico, come bicarbonato di sodio, bario, litio agivano in modo lentissimo, quindi lasciavano una parte considerevole del rombetto non sciolta, il Dietylenediamine, principio fondamentale del Diaminol, aveva sciolto tutto il rombetto, completamente, in tempo brevissimo. Lo stesso effetto dissolvente produce il Diaminol sull'acido urico nell'organismo.

Le ricerche dell'effetto del Diaminol hanno provato che esso presenta una cura ugualmente radicale in tutte le malattie artritiche. Ecco perché il Diaminol è il preparato più potente per la cura della gotta, i reumatismi, le pietre renali, l'arteriosclerosi, le nevralgie ed altre malattie, provenienti dall'agglomerazione nell'organismo dell'acido urico.

Ricordiamo che quanto sopra è stato tratto da un documento del 1925, pertanto non cercare il Diaminol in commercio perché non si trova più! Se sei interessato ad un programma per togliere gli acidi organici va alla pagina: acidi02.htm.


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- 2006 -

Il dato è poco conosciuto: oltre il 90% della ricerca sui nuovi farmaci è sostenuto dall'industria farmaceutica (tratto da: www.farmaci-vita.it/ il 2 maggio 2006).

Oltre tre milioni di italiani soffrono per una malattia rara

Tratto da www.farmaci-vita.it/larete.htm - 2 maggio 2006.

Esistono malattie che colpiscono un numero talmente ridotto di persone da non essere oggetto di studio e quindi prive di farmaci e di test diagnostici appropriati: sono le cosiddette malattie rare.

Sono rare, ma non sono poche, come conferma Bruno Dallapiccola, genetista, direttore dell'Istituto Css - Mendel di Roma: "Vi sono oltre tre milioni di italiani affetti da una malattia rara. Queste sono attualmente circa 5000, ma si stima che entro qualche anno si arriverà a classificarne oltre 7000. La ragione è molto semplice: vi sono malattie che si manifestano in modo apparentemente identico tra loro ma che hanno cause diverse, per esempio che sono provocate da alterazioni di geni diversi (...)".

Un dubbio legittimo...

E se parte di queste malattie "rare" dipendessero proprio dall'accumulo di acido urico? Di certo, come appare evidente dal documento più sopra riportato, già nel 1925 la ricerca medica aveva scoperto come l'acido urico, diffondendosi nell'organismo, fosse la causa di tante malattie, tra cui primeggiano quelle definite "osteoarticolari", ovvero: reumatismo, artrite, artrosi, gotta, osteoporosi, ecc.

Attualmente potremmo aggiungere all'elenco anche varie malattie "moderne" in cui compaiono dolori e infiammazioni, tra esse citiamo, per amor di brevità, l'artrite reumatide, la fibromialgia e la polimialgia reumatica... e vari tipi di cancri e tumori. Cancri e tumori?, qualcuno obbietterà assai stupito, sì perché anche queste patologie si appoggiano spesso su un terreno acido, come lo ha riscontrato il dott. Tullio Simoncini, che ha pubblicato una cura a base di bicarbonato di sodio nel suo volume Il Cancro è un Fungo, la Rivoluzione nella Cura dei Tumori (per maggiori dettagli clicca qui).

Sempre nel lontano 1925, erano stati elaborati dei rimedi, tra cui il Diaminol, in grado di sciogliere l'acido urico accumulato nei tessuti. Oggi, siamo nel 2006, ma nessuno si preoccupa più di rimuovere l'acidità organica, e le malattie da essa generate vengono "curate" con antinfiammatori, tra cui i cortisoni che, lasciateci sottolinearlo, non curano nulla, tendono solo a ridurre l'infiammazione, ma le cause che la generano non sono affatto eliminate.


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GLI AFFARI DELLE CASE FARMACEUTICHE

Quasi tutti i farmaci sono inefficaci in più della metà dei pazienti. Quando addirittura non sono nocivi (Valerio Pignatta).

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

Sicuramente alcuni di noi, se non tutti, conoscono già il business dei farmaci. Comunque proponiamo questo articolo in quanto assai interessante. Pensiamo anche che sarebbe il caso di divulgarlo, perché abbiamo notato che è stata data, e si dà, troppa importanza e potere al medico e alla "Medicina ufficiale". Questo non per alimentare rabbia o favorire un senso ulteriore di impotenza, ma proprio per cominciare o continuare la strada che, attraverso la conoscenza, ci potrà rendere più sani e più "liberi".

Questo articolo, di Steve Connor, pubblicato sull'inglese The Indipendent1, che è subito circolato tra gli addetti ai lavori e gli interessati (vedi il testo integrale a pag. 8 del giornale citato), ci ha informato di qualcosa che chi si occupa di Medicina Naturale, o anche più semplicemente chi è un po' più attento alla propria salute, sapeva già da tempo e cioè che quasi tutti i farmaci sono inefficaci in più della metà dei pazienti. Quando addirittura non sono nocivi.

L'affermazione non è dell'uomo della strada di turno intervistato all'uopo, ma è di un amministratore capo della più grande compagnia farmaceutica inglese (e una tra le più grandi del mondo), la GlaxoSmithKline.

I dati forniti in questo articolo sono veramente disarmanti, tanto più se consideriamo le autorevoli e interessate fonti di provenienza per cui qualche maligno potrebbe pure supporre che se le cifre rese pubbliche sono queste, quelle reali potrebbero essere anche peggio. Ma partiamo dal presupposto che abbia trionfato la buona fede e la trasparenza e vediamo questi dati.

Tabella della frequenza di risposta dei farmaci

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

La frequenza di risposta, ossia la percentuale di efficacia di alcune categorie di farmaci per le principali patologie attuali è quella che segue:

  • Alzheimer 30%
  • Analgesici (Cox-2) 80%
  • Asma 60%
  • Aritmie cardiache 60%
  • Depressione (SS RI) 62%
  • Diabete 57%
  • Epatite C (HCV) 47%
  • Incontinenza 40%
  • Emicrania (acuta) 52%
  • Emicrania (profilassi) 50%
  • Oncologia 25%
  • Artrite reumatoide 50%
  • Schizofrenia 60%

Ma l'affermazione più drammatica e riassuntiva la fa Allen Roses, vicepresidente della linea genetica della Glaxo, quando afferma che "la stragrande maggioranza dei farmaci - più del 90% - funziona solo nel 30-50% degli individui". Consiglierei di rileggere con molta lentezza l'affermazione qui esposta e di fare una pausa riflessiva. C#880066o che per qualsiasi umano di senno sia una pausa veramente devastante...

Le domande che ci si accavallano in testa sono tante. L'indignazione sale. Vaghi desideri del tipo "Rambo 2, la vendetta" si affacciano alla mente. Sicuri? O forse siamo talmente abituati all'umiliazione quotidiana delle nostre coscienze e dei nostri intelletti da digerire ormai qualsiasi cosa?

Il presente articolo avrebbe la presunzione di scuotere l'animo (sempre ammesso che mi sia permesso e che sia rimasto qualcosa da scrollare, visto che ormai, si può dire, ci hanno shakerato tutti i visceri, niente escluso) e illuminare la mente sui meccanismi reconditi di Big Pharma, il cartello farmaceutico internazionale così come viene chiamato nei paesi anglosassoni, mostro a più teste da cui tutti dipendiamo e in cui tutti riponiamo speranze e illusioni, specialmente nei momenti peggiori della nostra esistenza e di quella dei nostri cari.

Direi che la base di partenza per le nostre riflessioni sia analizzare come questi farmaci vengono ideati e prodotti per poi dare risultati così scadenti.

Come si produce e commercializza un farmaco

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

Più che dare qualche altra cifra o nome di farmaco inquisito o additato per la sua nocività o inefficacia (Lipobay, Bactrim, AZT, Tamoxifene, ecc.) mi preme qui andare alla radice del problema, ossia analizzare il processo di come si arriva alla produzione e commercializzazione di un farmaco. Lì c'è tutto. Capito il funzionamento, capito tutto. Per adesso e per sempre (se non cambia qualcosa). Va rimossa cioè, la diffusa convinzione di fondo secondo cui le case farmaceutiche con l'aiuto delle ricerche di scienziati di provato ingegno e bontà d'animo lavorano per il benessere dell'umanità alla ricerca di farmaci che ne allevino la sofferenza.

Questo poteva essere vero sino agli anni Cinquanta o forse Sessanta del secolo scorso. Su meccanismi e le finalità odierne delle fabbriche di medicinali sarei più dubbioso. Certo non si può generalizzare ma vediamo come generalmente si articola il processo di fabbricazione d un principio attivo curativo.

Allora, forse non tutti sanno che ogni farmaco deve superare varie fasi di studio e di sperimentazione per poter poi entrare nel mercato ed essere venduto e somministrato ai malati. Una molecola munita di un'attività terapeutica degna d'attenzione, in media riesce a diventare farmaco in un tempo medio di 15 anni.

Negli ultimi anni, però, le multinazionali del farmaco riescono ad aggirare il problema di fasi di studio e controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento convulso di cavie umane volontarie in paesi del Terzo Mondo, al fine di sperimentare farmaci i cui test non sono ancora stati approvati negli USA. E dico USA perché Stati Uniti e Gran Bretagna sono i paesi in cui si concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici mondiali2.

Test sperimentali

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

Le cavie a buon mercato per i laboratori europei (svizzeri, tedeschi ecc.) sono reclutate invece nei paesi periferici dell'Est europeo, paesi dove, al pari di altre zone economicamente depresse del pianeta, il rimborso ottenuto per farsi martirizzare è molto agognato.

Negli Stati Uniti una prova clinica su un paziente costa una media di 10.000 dollari, in Russia 3.000 e nelle regioni più povere del mondo ancora meno. Ma i test di sperimentazione su cavie umane nei paesi poveri consentono, oltre che un risparmio economico, anche di risparmiare sui tempi, perché le case farmaceutiche sottostanno in questo caso alle legislazioni locali solitamente meno restrittive. Ciò permette di arrivare prima sui mercati e cioè di brevettare prima.

Per capire l'importanza della velocità nel processo di realizzazione di un medicinale, si deve ricordare che un giorno di ritardo nel lancio di un farmaco costa in media a un'azienda farmaceutica 2 miliardi e 600 milioni delle vecchie lire3.

Il valore vero della sperimentazione quindi non è nel conseguire il miglior prezzo a cui poi vendere un prodotto o la sua migliore efficacia (come poteva essere decenni fa, in cui forse il business aveva ancora un'anima umanistica), ma è l'arrivare primi per brevettare prima4.

Seguire un protocollo di approvazione di un farmaco costa più o meno 300 milioni delle vecchie lire. Ma sono 1.000 i miliardi delle stesse che si possono ottenere sfruttando in esclusiva il farmaco arrivando per primi ai brevetti.

Sì, avete letto bene: plurale.

Per ogni farmaco si possono infatti fare più brevetti per prolungare l'agonia di speculazione: un brevetto sul processo di fabbricazione, uno sul metodo di somministrazione (compressa, siero, fiala ecc.), uno sulla posologia, uno sul principio attivo ecc. ecc.

Per dirla con le parole di uno scienziato "pentito": "I test clinici sono oggi figli di una sola necessità: la ricerca di margini sempre maggiori di profitto. Non c#880066erete mica che le società fanno esperimenti per pura ricerca scientifica"; così Benno Leutold, medico, scienziato e ricercatore per Roche, ha lavorato pure ad Harvard e poi nei laboratori americani dei National Health Institute5.

E sempre Leutold che ci informa inoltre che "Nessun test è in grado di stabilire con esattezza gli effetti collaterali e quelli clinici di un medicinale nell'arco dei 5-6 anni della sua sperimentazione. Un tempo ragionevole sono 30 anni. Solo allora si comprende l'intero spettro di azione di un farmaco"6.

Anche su questo ci sarebbe da meditare parecchio. Qui sta la radice del problema. E ovvio cioè che la qualità di un medicinale rimane un punto interrogativo a lungo, checché ne dicano mass-media e riviste scientifiche di turno. E dopo vent'anni di vita il brevetto svanisce e il farmaco viene spinto fuori dal mercato per il prezzo troppo basso7. Si ha interesse quindi a cicli continui di nuovi prodotti.

A questo punto mi sembra importante rilevare che a capo dei dipartimenti delle case farmaceutiche non ci sono più medici o scienziati, come nei decenni addietro, ma economisti esperti. Sono loro che decidono quali farmaci devono restare sul mercato e quali devono essere ritirati. Non vengono prese queste decisioni sulla base dell'efficacia di un medicinale o di una moralità legata allo stato terribile della sofferenza umana.

Si decide sulla base del migliore investimento e resa economica. Si investe in quel farmaco che prospetta il maggior guadagno e si progetta un piano di lancio mass-mediatico ad hoc. Quando infatti un farmaco ha superato il test di fase 1, e si inizia a fare sperimentazione sui malati, si lascia trapelare la notizia ai giornali di un nuovo "miracoloso" prodotto in arrivo e le azioni in borsa della multinazionale che lo produce cominciano a lievitare. Spero di essere stato chiaro.

E la scusa che i prezzi dei medicinali sono alti perchè le industrie farmaceutiche devono ricavare grandi profitti da un farmaco per poter finanziare la ricerca e lo sviluppo di altre medicine ancora, è ormai palesemente scoperta: le case farmaceutiche investono nella commercializzazione dei loro farmaci il doppio di quanto investono in ricerca e sviluppo8.

La commercializzazione

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

E la commercializzazione è, parimenti alla sperimentazione, veramente senza scrupoli. Le case farmaceutiche possono, ad esempio, arrivare ad ampliare deliberatamente le indicazioni di un medicinale semplicemente per allargare il mercato dello stesso quando questo abbia qualche problema di smaltimento o abbia riscontrato scarso successo. Un farmaco autorizzato per la lotta al cancro in Europa può allora tranquillamente diventare un medicinale contro l'emicrania in Africa e magari a un prezzo decisamente superiore che non nel Vecchio continente, e venduto pure senza alcuna controindicazione allegata9.

Questo strapotere delle case farmaceutiche sta incontrando qualche resistenza in alcuni paesi del Terzo Mondo. Ma l'attuale presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha sostenuto di voler difendere a ogni costo il copyright dei farmaci delle multinazionali contro le decisioni "arbitrarie" di alcuni paesi, appunto come la Thailandia e il Brasile, che hanno iniziato a prodursi farmaci salvavita a prezzi abbordabili aggirando "illegalmente" i diritti dei brevetti delle case farmaceutiche occidentali.

Ma questo è un percorso scontato per il presidente USA, dato che fra i primi finanziatori della sua scorsa campagna elettorale figurano proprio le maggiori aziende farmaceutiche americane (e non solo): Bristol-Myers, Squibb, Pfizer, GlaxoSmithKline, Schering Plough, che in quell'occasione gli donarono quasi 40 miliardi di vecchie lire.

Per concludere, vorrei dire che tutto il processo rigidamente vincolato dagli interessi economici sin qui descritto sta degenerando intenzionalmente in una corruzione estesa a tutto l'ambiente medico e scientifico, per cui non si può più a mio parere fare molto affidamento sulle affermazioni di un foglietto illustrativo di un farmaco. Tre anni fa si parlava già in Gran Bretagna di una cifra ufficiale compresa tra l'1 e il 5% di ricerche scientifiche contenenti dati e risultati falsificati, investigazioni autorizzate alla mano10.

Per gli Stati Uniti la stessa fonte riportava addirittura una cifra compresa tra il 24 e il 35% tra violazioni dei protocolli e falsificazione dei dati11. Ora la situazione è certamente peggiorata, nel senso che c'è più coscienza anche nell'ambiente medico che il fenomeno è generalizzato e che gli articoli e gli studi che vengono pubblicati sulle riviste, che stabiliscono lo status di un farmaco o di una ricerca, sono quasi sempre il risultato di un finanziamento o di un interesse diretto delle case farmaceutiche stesse.

Ad esempio, recentemente il New England Journal of Medicine, la rivista medico-scientifica più autorevole degli USA, ha dovuto pubblicamente ammettere che alcuni dei suoi articolisti più eminenti avevano interessi economici diretti, seppur sino ad allora occultati, in alcune case farmaceutiche che producevano farmaci della cui ricerca si erano occupati.

La corruzione ha poi anche altri aspetti. In Portogallo un funzionario della Bayer ha soffiato ai giornali i nomi di 2.500 medici che risultavano sul libro paga della multinazionale affinché prescrivessero determinati farmaci.

Il signor Pequito, il nome di questo impiegato, nonostante la protezione della polizia, è già stato pugnalato due volte ed ha rischiato la vita. Si capisce che a questi livelli la qualità e l'efficacia di un farmaco sono molto al di sotto come importanza dell'ufficio marketing dell'azienda che lo produce.

Ma il fenomeno non è solo americano o portoghese. Io c#880066o sia piuttosto generalizzato. In Gran Bretagna ad esempio "Un terzo del comitato britannico per la sicurezza dei medicinali ha dichiarato di aver dei vincoli economici con società farmaceutiche sui cui prodotti sono chiamati a emettere un'opinione"12.

Meditiamo ancora con una bella pausa su quello che ciò significa. Quindi, per finire, se ad esempio negli Stati Uniti la terza causa di morte dopo malattie cardiache e cancro è... l'uso di farmaci e altre cause iatrogene (infezioni ospedaliere, interventi chirurgici, errori di medicazione ecc.) direi che possiamo permetterci di non stupirci13. Questo non ci esime però dall'opporci.


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CONCLUSIONE

Incapace di elaborare ed eliminare gli scarti acidi, spesso il corpo li immagazzina nel cuore, nel fegato, nel colon, nel pancreas e in altri organi e tessuti. Man mano che si accumulano sostanze acide, il sangue e l'intero organismo assumono un eccesso di acidità e il delicato equilibrio di pH dei fluidi, dei tessuti e delle cellule risulta turbato, provocando cardiopatie, tumori, ipertensione, obesità, artrite, diabete e molti altri problemi (Larry Clapp, "Guarire la prostata in 90 giorni". Macro Edizioni).

Come appare evidente dal documento più sopra riportato, già nel 1925 la ricerca medica aveva scoperto come l'acido urico, diffondendosi nell'organismo, fosse la causa di tante malattie, tra cui primeggiano quelle definite "osteoarticolari", ovvero: reumatismo, artrite, artrosi, gotta, osteoporosi, ecc. Attualmente potremmo aggiungere all'elenco anche varie malattie "moderne" in cui compaiono dolori e infiammazioni, tra esse citiamo, per amor di brevità, l'artrite reumatide, la fibromialgia e la polimialgia reumatica.

Sempre nel lontano 1925, erano stati elaborati dei rimedi, tra cui il Diaminol, in grado di sciogliere l'acido urico accumulato nei tessuti. Oggi, siamo nel 2006, ma nessuno si preoccupa più di rimuovere l'acidità organica, e le malattie da essa generate vengono "curate" con antinfiammatori, tra cui i cortisoni che, lasciateci sottolinearlo, non curano nulla, tendono solo a ridurre l'infiammazione, ma le cause che la generano non sono affatto eliminate.

Qualcuno, di certo, sarà meravigliato nel leggere queste conclusioni, ma se considerasse come attualmente la ricerca farmaceutica sia in mano alle Case farmaceutiche, ed il fatto che queste sono assai interessate ad aumentare i loro profitti, il suo stupore lascierebbe ben presto posto allo sgomento. Se quanto detto sopra non fosse abbastanza convincente, suggeriamo la lettura del volume Ciò che i dottori non dicono di Lynne MCTaggart, Macro Edizioni.

ATTENZIONE! Nella "terza parte", di questo documento, troverai un programma per rimuovere gli acidi urici dall'organismo.

Riferimenti bibliografici

  • 1. Connor, Steve, "Glaxo chief: Our drugs do not work on most patients", in The Independent, 8 dicembre 2003.
  • 2. Dal sito www.comedonchisciotte.net che ne ha curato la traduzione.
  • 3. Correggia, Marinella, "Big Pharma va alla sbarra all'Aja", in Il Manifesto, 11 gennaio 2004.
  • 4. Ginori, Anais, "L'Apartheid delle medicine", in La Repubblica, 5 marzo 2001, pp. 16-17.
  • 5. "Adesso la regola è diventata una sola, faster", così Lembit Rago, direttore del Dipartimento farmaci dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Vedi il reportage pubblicato su La Repubblica del 6 maggio 2001, pp. 14-15.
  • 6. Intervista a Benno Leutold comparsa su La Repubblica del 6 maggio 2001, p. 15.
  • 7. Intervista a Senno Leutold, cit.
  • 8. Al termine del brevetto i prezzi dei farmaci crollano del 70%.
  • 9. Le Carré, John, "La mia guerra all'industria del farmaco", in La Repubblica, 21 febbraio 2001, pp. 38-39.
  • 10. Le Carré, John, "La mia guerra all'industria del farmaco", cit.
  • 11. Un agenzia Reuters da Londra del 15 gennaio 2001, ripresa e commentata dal dott. John Mercola nel suo visitatissimo sito www.mercola.com. lbid.
  • 12. Le Carré, John, "La mia guerra all'industria del farmaco", cit.
  • 13. In particolare negli USA le medicine sono la quarta causa di morte comune, che non è poco. Cfr. Journal of the American Medical Association, vol. 284, 26 luglio 2000.













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