SCHEDE TERAPEUTICHE
BRUXISMO O DIGRIGNAMENTO DEI DENTI
(Seconda parte)
A cura del Dott. Emma Castagnari (medico-chirurgo odontostomatologo).
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Sommario
Ricordiamo che le informazioni fornite sono ad esclusivo scopo
informativo e non sostituiscono il medico a cui bisogna rivolgersi per
i problemi relativi alla salute.
La parola sta ad indicare una "parafunzione", cioè una funzione muscolare senza scopo;
infatti non è finalizzata, ma addirittura nociva.
Consiste in uno sfregamento dei denti di un'arcata contro i denti dell'altra:
si presenta per lo più di notte, ma può essere presente anche durante il giorno: il digrignamento si riscontra
anche nei bambini.
Si attribuisce la causa a stress, che può essere riconosciuto in un problema psicologico:
lo stressor determinante è rappresentato da situazioni che il paziente non riesce a gestire o ad accettare.
Si rappresenta il bruxista prigioniero in una gabbia da cui cerca di uscire, allargando
le sbarre, senza riuscirci.
Molteplici sono le situazioni causa dell'insorgenza del fenomeno: il burn-out,
il mobbing, il disagio sociale....in pratica una malattia dell'anima.
Sono soggetti che possono trovare sfogo in situazioni che determinano ancora di
più fenomeni di sussidiarietà come il tabagismo, l'alcolismo, la droga.
Nei bambini può essere dovuta alla presenza di ossiuri; comunque anche nel bambino
bisogna ricercare la causa: un nuovo nato, la scuola, genitori troppo rigidi o troppo apprensivi, timidezza o eccesso di competitività...
Il danno è a carico di tutti gli elementi dentarii che si usurano ed in stadi
avanzati assomigliano ai denti dei ruminanti:
- i molari ed i premolari perdono la cuspidatura e possono presentarsi con una
concavità a
scodella,
- i canini perdono la caratteristica forma a lancia per assumere quella a zappa.
- gli incisivi superiori presentano faccette di usura nella faccia palatina e
quelli inferiori sono
corti e scheggiati,
- compaiono sensibilità alle temperature, ai cibi acidi, zuccherini...
- la normale altezza del morso si riduce per trasformarsi in "morso profondo",
morsus tectus,
- l'articolazione temporo-mandibolare presenta usura dei capi articolari (condilo e cavità
glenoide che lo accoglie) e distrazione del menisco.
Naturalmente tutto questo si ripercuote sulla colonna vertebrale
(cervicale, toracica, lombare) e sui fasci muscolari con mialgie, rigidità, specie al
risveglio, nevralgie facciali per interessamento del trigemino, acufeni, vertigini, ecc.
Ne soffrono anche le articolazioni dell'anca e dulcis in fundo, i piedi.
La terapia deve essere mista allopatica:
- bite, eventuale ortodonzia, e quindi protesi per ristabilire l'altezza adeguata del morso.
- altre terapie cosidette complementari o non convenzionali sono di grande aiuto:
fiori di Bach, craniosacrale, posturologia, kinesiologia.
È una sindrome complessa, ma con pochi accorgimenti e collaborazione del paziente, curabile con buoni risultati.
Dalla mia esperienza un altro piccolo semplice accorgimento, utile a tutti noi, è il cuscino personalizzato:
- se abbiamo l'abitudine di dormire su un fianco il cuscino deve avere lo spessore della spalla,
misurata dalla base del collo aggiungendo un pò di imbottitura in più perchè il peso della
testa tende a schiacciarlo e la testa deve essere ben sostenuta, allineata alla colonna
vertebrale,
- se la posizione è supina il cuscino sia basso,
- la posizione prona è la più deleteria perchè sposta la mandibola, forza la colonna cervicale.
Teniamo presente che dormiamo circa otto ore su ventiquattro e una cattiva postura fa sì che il sonno non sia ristoratore.