SCHEDE TERAPEUTICHE
IL DIABETE DI TIPO I E II
Importante: quanto qui proposto fa parte di un approccio olistico alla malattia, pertanto
relativamente nuovo, che si è dimostrato efficace. Non asseriamo, con questo,
che queste scoperte siano state scientificamente confermate e che rappresentino
la verità in assoluto. Vi incoraggiamo perciò a studiare, sperimentare, e trovare la verità
da voi stessi.
Ricordiamo che le informazioni fornite sono ad esclusivo scopo
informativo e non sostituiscono il medico a cui bisogna rivolgersi per
i problemi relativi alla salute.
Sommario
Approccio medico ufficiale al diabete di tipo II
Approccio olistico al diabete di tipo II
Riferimenti bibliografici
Bibliografia
Siti interessanti
1955 - Il fatto è che per la sua diffusione, la sua cronicità,
la necessità di cure e d'assistenza medica continua, il diabete
costituisce un grave problema sociale. In Italia si calcola che i
diabetici raggiungano pressappoco il numero di centomila
(Enciclopedia Medica Curcio, 1955).
2005 - Secondo la American Heart Association, quasi il 50% degli
statunitensi soffre di uno o più sintomi di diabete di Tipo II.
Un terzo della popolazione statunitense è patologicamente obesa;
la metà è sovrappeso e questo tipo di diabete, altrimenti detto
diabete dell'età adulta, ora fa abitualmente la sua comparsa in
bambini di sei anni (Nexus Italia n. 55, aprile-maggio 2005).
Fin dalle origine del 19° secolo la Medicina Ufficiale ha
classificato il diabete come incapacità dell'organismo di
utilizzare adeguatamente i nutrimenti (zuccheri) forniti carboidrati
(pasta, pane, riso, frutta, verdura, ecc.). Questa incapacità venne attribuita alla
mancanza di insulina.
Talvolta il diabete viene anche definito "mellito" perché è caratterizzato da
glicosuria, ossia dalla presenza di zucchero nelle urine.
Il glucosio è il carburante naturale che serve a rifornire le
cellule così come la benzina rifornisce un'automobile.
L'insulina è una sostanza secreta dal pancreas che serve a fare
entrare il glucosio dentro le cellule.
Normalmente l'organismo mette in circolo il glucosio necessario
per nutrire le cellule ed il pancreas secerne l'insulina
necessaria per fare in modo che ogni cellula sia rifornita nel
giusto modo. Pertanto, in condizioni normali, la maggiore
quantità di glucosio presente nel sangue viene assorbita dalle
cellule ed il valore di glucosio nel sangue rimane al giusto
livello.
Talvolta il pancreas non secerne una quantità di insulina
sufficiente ed allora non tutte le cellule riescono a rifornirsi
nel modo dovuto, in questo caso la parte di glucosio a loro
destinato rimane nel sangue. In questo caso aumenta il valore
della glicemia. Quando questo fenomeno dura nel tempo prende il
nome di "diabete" o "diabete insulino
dipendente" o "diabete di tipo I".
Altre volte, invece, anche se è presente l'insulina, il glucosio
non riesce ad entrare nelle cellule, perché è presente una
specie di "insulino resistenza" da parte delle cellule.
Anche in questo caso parte del glucosio destinato a nutrire le
cellule rimane nel sangue e fa aumentare il valore della
glicemia. Quando questo fenomeno dura nel tempo prende il nome di
"diabete non insulino dipendente" o "diabete di
tipo II".
Siccome l'insulina è secreta dal pancreas, esso cerca di
superare questa resistenza, producendone di più, ma nel tempo si
deteriora e ne produce sempre di meno. Questo fatto impone una
continua rivalutazione del programma terapeutico, per cui lo
stesso paziente può necessitare di cure diverse nel corso degli
anni. Questa forma di diabete si associa spesso a sovrappeso e ad
un alto livello di pressione e colesterolo.
Alle volte l'insulino-resistenza si associa ad una secrezione
normale di insulina da parte del pancreas, altre volte, invece
può presentarsi insieme ad un deficit di secrezione da parte del
medesimo.
Esistono altri "diabete" in medicina: il diabete
insipido, dove manca l'ormone antidiuretico e si ha un'urinazione
eccessiva e il diabete renale, dove per un difetto del tubulo
renale si perde zucchero con le urine anche con la glicemia bassa.
Nel 1922, i tre premi Nobel canadesi Banting, Best e Macleod,
riuscirono a salvare la vita di una quattordicenne diabetica,
ricoverata presso il Toronto General Hospital, con un'iniezione
di insulina.6 Da allora l'insulina venne usata come valido
rimedio per questa malattia
Purtroppo nel 1933 apparve negli USA una nuova forma di diabete
che assomigliava assai al diabete dei primi anni '20, ma i
pazienti non miglioravano con l'insulina; ancor peggio, a volte
tale terapia ne determinava il decesso. In questi casi apparve
chiaro l'importanza del tipo di alimentazione seguita dal
paziente.
Nel 1950, facendo test sierologici sull'insulina, si scoprì che,
a differenza dal diabete conosciuto, nella nuova problematica il
livello di insulina era sufficiente, spesso eccessivo, ma non era
in grado di far assumere il glucosio dalle cellule come previsto.
Questa nuova malattia venne chiamata "diabete di tipo
II", per distinguerla dal precedente "diabete di tipo
I".
Va notato che la causa basilare di questo nuovo tipo di diabete
non è mai stata chiarita. Iniziò comunque la ricerca di un
altro farmaco prodigio che aiutasse i malati. Il farmaco venne
trovato, era efficace nel ridurre i manifesti sintomi avversi
della malattia, ma non rimuoveva l'origine della malattia; quindi
i pazienti avrebbero dovuto assumerlo per tutta la vita. Così
facendo, sia le aziende farmaceutiche che la classe medica, hanno
potuto guadagnare sul fatto che i pazienti, sebbene non guariti
dalla loro malattia, venivano temporaneamente liberati da alcuni
sintomi della medesima.

Patogenesi (informazioni tratte dalla pagina:
www.diabetes.it/view.asp?ID=1449).
Il diabete tipo 1 è considerata una malattia autoimmune, perché
i linfociti T del sistema immunitario tendono a distruggere le
beta cellule del pancreas. Siccome queste cellule secernono
insulina, la loro distruzione provoca una riduzione di insulina
nel sangue. Nei casi di diabete di tipo I la distruzione di tale
cellule è irreversibile, pertanto il paziente si ritrova a dover
utilizzare insulina affinché le sue cellule possano utilizzare
il glucosio presente nel sangue.
Nessun trattamento medico attuale può sinceramente
vantare un'alta percentuale di successi, infatti, per poterlo fare, dovrebbe essere
dedicato alla rimozione delle cause originarie della malattia (Dr. J.H. Tilden).
Patogenesi
Noi riteniamo che il sistema immunitario abbia una notevole
intelligenza, pertanto una malattia in cui attacca le cellule di
un area del suo stesso organismo, trova la sua ragione nel fatto
che in quell'area vi sono delle sostanze che sono nocive e devono
essere eliminate. Una cura valida dovrebbe cercare di eliminare
queste sostanze, la somministrazione di insulina, infatti, non
cura affatto la malattia.
Una ragione per cui il pancreas può presentarsi danneggiato è
lo choc dovuto ad un trauma sentimentale. In questo caso si può
valutare il
Rimedio Psicosomatico "Stella di Betlemme",
prodotto dalla Iride 2000.

Patogenesi (informazioni tratte dalla pagina:
www.diabetes.it/view.asp?ID=257).
Il diabete di tipo 2 è caratterizzato da un duplice
difetto che è responsabile dell'aumento della glicemia nel
sangue: da una parte l'insulino-resistenza, dall'altra il deficit
di secrezione di insulina. Questi due difetti possono coesistere
oppure presentarsi separatamente e/o successivamente. L'insulino
resistenza, tipica del diabetico obeso, consiste in una
incapacità di alcuni organi a rispondere all'azione
dell'insulina.
Terapia (informazioni tratte dalla pagina:
www.diabetes.it/view.asp?ID=1216).
Poiché circa l'80% dei diabetici di tipo 2 è obeso, la dieta
dovrà essere programmata per una riduzione di peso. Talvolta
basta una dieta corretta per riequilibrare il livello di glucosio
nel sangue. Se la dieta non basta si utilizza una cura
farmacologica che tende a ridurre la quantità di glucosio nel
sangue. Qualora la terapia ipoglicemizzante orale (compresse) non
fosse sufficiente a riequilibrare i valori glicemici, sarà
necessario ricorrere alla terapia insulinica.
Le classi di farmaci attualmente in uso si dividono in tre tipi:
- 1) i farmaci segretagoghi, che potenziano il rilascio
dell'insulina da parte del pancreas. Sono utili quando il
pancreas non riesce a secernere una quantità sufficiente di
insulina.
- 2) i farmaci sensibilizzanti, che aumentano la sensibilità delle
cellule nei confronti dell'insulina. Sono validi quando è
presente il meccanismo dell'insulino-resistenza.
- 3) i farmaci inibitori dell'alfa glucosidasi (acarbose).
Inibiscono l'azione dell'enzima intestinale alfa glucosidasi, che
trasforma gli zuccheri complessi in zuccheri semplici
utilizzabili dall'organismo. Siccome l'assorbimento intestinale
di glucosio viene ritardato, se ne trova meno nel sangue,
specialmente dopo mangiato.
Il concetto di base,
che dovrebbe sempre essere tenuto presente, è che una malattia non è
altro che il risultato di una Legge naturale che è stata infranta.
Pertanto, per fare in modo che si instauri un processo di guarigione,
è necessario che le Leggi della natura vengano rispettate (Dr. H.J. Tilden).
Patogenesi (informazioni tratte da NEXUS-Italia n. 55 - aprile-maggio 2005).
Per ragioni che stanno diventando sempre più chiare, nei casi di
diabete di tipo II molte cellule si ritrovano nell'incapacità di
trasportare il glucosio al proprio interno; il glucosio quindi
rimane nel sangue, oppure si accumula come grasso corporeo o
glicogeno, oppure viene espulso nelle urine. Di conseguenza è
appropriato sottolineare che questa è una malattia che interessa
quasi ogni cellula dei circa 70 trilioni presenti nell'organismo.
L'organismo, quando deve nutrire le cellule, pone il glucosio nel
sangue ed ordina al pancreas di rilasciare l'insulina per
avvertire le cellule che "il pranzo è servito". In
presenza di insulina, le molecole GLUT4 abbandonano la loro area
di stazionamento entro la cellula e si trasferiscono nella
superficie interna della membrana cellulare. Da qui esse migrano
verso specifiche aree della membrana stessa denominate
"domini caveolari" dove, in virtù di un'altra serie di
reazioni biochimiche, individuano e agganciano le molecole di
glucosio e le trasportano all'interno della cellula. Da questo
momento i mitocondri (particelle cellulari) possono usarlo come
nutrimento. (1) Questo processo abbassa chiaramente il livello di
glucosio nel sangue in quanto lo mette a disposizione dei
mitocondri.
Molte delle molecole, implicate in questo processo di
assorbimento, sono formate da grassi particolari che rendono la
membrana relativamente fluida e scivolosa (si tratta di acidi
grassi insaturi di tipo cis w=3,17). Quando, a causa del regime
alimentare o di un cattivo assorbimento da parte del fegato,
questi grassi particolari sono costantemente assenti, altri tipi
di grassi prendono il loro posto nella membrana cellulare e
rendendola più rigida e appiccicosa. Questo fatto inibisce il
meccanismo di trasporto del glucosio all'interno della cellula.
(2)
Sebbene rimanga molto lavoro da fare per spiegare appieno tutte
le fasi di questo meccanismo, queste informazioni segnano
chiaramente l'inizio di una spiegazione biochimica del noto
rapporto epidemiologico fra l'insorgenza del diabete di tipo II e
i grassi ed oli alimentari lavorati e di scarso valore.
Terapia
In molti casi i diabeti di tipo II si possono curare con un
programma alimentare dove vengono eliminati i "grassi
spazzatura" e migliorate le funzioni del fegato. In questo
modo si evita che altre cellule vengano praticamente
impermeabilizzate nei confronti del glucosio.
In linea di massima va prescritta una dieta sufficientemente
calorica (circa 30 calorie per Kg di peso), con una quantità
minima di proteine, i carboidrati (glucidi) nella massima
quantità tollerabile ed i grassi devono essere usati solo per
coprire l'eventuale carenza di calorie. L'uso dell'insulina
dovrà essere calcolato per rendere assimilabili la quantità di
carboidrati assunti con l'alimentazione.
Comunque la dieta non è certo in grado di liberare le cellule
già ricoperte dai grassi spazzatura. Per liberarle da questo
"guscio" alquanto deleterio abbiamo avuto dei buoni
risultati utilizzando dei rimedi propri della
Terapia dechelatrice,
nella fattispecie la "Tourmaline litique",
da assumersi in ragione di un flaconcino ogni cinque giorni ponendo
il liquido sotto la lingua.
Va anche detto che in questi casi è necessario riportare il fegato nelle migliori
condizioni possibili. A tal scopo abbiamo avuto ottimi risultati con l'Apoepa della Pekana,
seguito, ovviamente da una dieta con pochissimi grassi naturali, dove i grassi industriali
siano stati completamente eliminati.

- 1. Gustavson, J., et al., Insulin-stimulated glucose uptake
involves the transition of glucose transporters to a
caveolae-rich fraction within the plasma cell membrane:
implications for type II diabetes, Mol. Med 2(3):367-372
(maggio 1996).
- 2. Pan, D.A. et al., Skeletal muscle membrane lipid
composition is related to adiposity and insulin action, J.
Clinn. Invest. 96(6):2802-2808 (dicembre 1995).
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