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SCHEDE TERAPEUTICHE

ENURESI NOTTURNA DEI BAMBINI


Importante: quanto qui proposto fa parte di un approccio olistico alla malattia, pertanto relativamente nuovo, che si è dimostrato efficace. Non asseriamo, con questo, che queste scoperte siano state scientificamente confermate e che rappresentino la verità in assoluto. Vi incoraggiamo perciò a studiare, sperimentare, e trovare la verità da voi stessi.

Ricordiamo che le informazioni fornite sono ad esclusivo scopo informativo e non sostituiscono il medico a cui bisogna rivolgersi per i problemi relativi alla salute.

Sommario



A chi cerca una valida soluzione per l'incontinenza urinaria suggeriamo gli esercizi che si trovano in: http://it.wikipedia.org/wiki/Esercizi_di_Kegel

Conoscere l'enuresi notturna

Il termine "enuresi" deriva dal greco "en-ourein" e letteralmente significa "urinare dentro", sottintendendo urinare dentro il letto. Indica un disturbo, più che una malattia, e consiste nella perdita involontaria e completa di urina durante il sonno in un’età (5-6 anni) in cui la maggior parte dei bambini ha ormai acquisito il controllo degli sfinteri.

Va notato che si può parlare di enuresi notturna quando il problema si presenta con una certa frequenza, diciamo bagnare il letto almeno 2-3 volte a settimana. Colpisce il 15-20% dei bambini di 5 anni, il 5% dei ragazzini di 10 anni e l’1% di quelli di 15 anni. E’ più frequente nei maschi (3:1) e almeno un bambino su sette risolve il problema crescendo negli anni.

Nei bambini piccoli il fenomeno è normale perché la vescica è ancora piccola ed il bambino non ha ancor imparato i meccanismi che permettono di controllare la fuoriuscita dell'urina.

L’enuresi "essenziale" (non collegata ad altre malattie o anomalie), è definita primaria quando il bambino non ha mai smesso di fare la pipì a letto o secondaria quando il piccolo in un primo tempo raggiunge il controllo della vescica, ma riprende in seguito a bagnare il letto, anche a distanza di molto tempo.

Le possibili cause dell’enuresi primaria

  • un ritardo di maturazione della vescica e dello sfintere vescicale, un piccolo muscolo che funziona da rubinetto della vescica e che controlla l’uscita dell'urina. Il controllo di questo piccolo muscolo si acquisisce normalmente verso il quarto anno di vita.
  • vescica "ipersensibile" e/o "piccola"
  • ereditarietà
  • sonno pesante
  • cause psicologiche
  • ridotta secrezione notturna di ADH o ormone antidiuretico (la risposta alla desmopressina non è una prova di questa teoria, perchè il farmaco riduce la produzione di urine anche nei bambini con livelli normali di ADH)
  • malattie urinarie o anomalie neurologiche (2%- 3% dei casi)
  • altre cause minori

Le possibili cause dell’enuresi secondaria

Si considera secondaria l’enuresi che appare dopo che il bimbo aveva raggiunto il controllo della vescica per almeno 6 mesi. Possiamo dire che la sua origine si trova facilmente associata a motivi psicologici o ambientali, ad esempio: ansia, angoscia, disorientamento, senso di abbandono, inserimento a scuola o all’asilo, morte di un animale o un parente, separazione dei genitori, nascita di un fratellino, trasloco ed altro ancora. Questi eventi rappresentano una situazioni nuova che non sempre è ben accettate dal bambino.

Può anche accadere che il bambino si senta trascurato e cerchi, a livello subconscio, di attrarre l’attenzione e la sollecitudine dei propri genitori in questa maniera. Proprio perché è al di fuori della coscienza del bambino è altamente sconsigliabile parlargli di questa possibilità cercando di cambiare il suo comportamento. In questi casi suggeriamo l'intervento di uno psicologo o qualche seduta di psicoterapia leggera, ad esempio la EFT (dettagli in http://eft.viveremeglio.org).

LE VARIE FORME DI TERAPIA

1. TERAPIA COMPORTAMENTALE

Suggerimenti vari.

  • Può essere utile che il medico spieghi al bambino, magari aiutandosi con un disegno, cosa sono i reni e le vie urinarie, come è fatta la vescica e come avviene il suo svuotamento: è infatti di grande aiuto al bambino rendersi conto di cosa accade dentro il suo corpo.
  • Nel caso che anche i genitori abbiano sofferto di enuresi, comunicarlo al bambino può avere per lui un effetto rassicurante. Infatti il sapere che anche il papà o la mamma hanno avuto lo stesso problema e lo hanno superato è per lui di conforto e aiuta la guarigione
  • Spiegare al bambino che non appena sente il bisogno di fare pipì deve andare in bagno e, se come il più delle volte accade si rifiuta, programmare almeno 6 momenti della giornata in cui portarvelo.
  • Abituare il bimbo ad effettuare ogni giorno minzioni corrette per favorire il controllo della vescica.
  • Per le femmine è importante urinare a gambe ben aperte senza mutandine o con queste ben abbassate.
  • Abituare il bambino a bere poco la sera per non aumentare il volume di urina nella vescica
  • Controllare che prima di andare a letto il bambino svuoti completamente la vescica.
  • Usare dei pannolini mutandina per evitare che al mattino si svegli nel bagnato.

Risulta inutile e talvolta dannoso:

  • Svegliare il bambino durante la notte e portarlo "di peso" in bagno. Può essere traumatico e comunque impedisce che si instauri l’impulso a risvegliarsi per fare pipì. Può essere controproducente ed avere una valenza punitiva: meglio mettere un pannolino
  • Dimenticare che il bambino non è in grado di risolvere autonomamente il problema e che soprattutto non ne ha nessuna colpa. Un primo aspetto deve vertere sul non responsabilizzare il bambino, tranquillizzandolo e spiegandogli il problema.
  • Punire o umiliare il bambino
  • Il bambino non va mai sgridato: è dimostrato che il rimprovero aggrava la situazione, mentre un atteggiamento comprensivo la migliora

Sono invece utili i seguenti esercizi.

Allenamento a trattenere la pipì.

Il bambino deve imparare a trattenere l’urina per un breve periodo dal momento in cui avverte lo stimolo della minzione. All’inizio bastano 2 minuti, poi, nell’arco di 1 mese si può arrivare anche ad un’attesa di 45 minuti.

Interruzione del flusso

Può essere utile insegnare al bambino a lascia andare la pipì, quindi interrompere il flusso, contare fino a 3 e poi rilassare il tutto lasciando che l’urina se ne esca completamente. Questo esercizio aiuta a potenziare lo sfintere esterno (quello che blocca l’uscita dell'urina) ed i muscoli del pavimento pelvico.

A volte è utile abituarlo a gestire il suo bisogno contando fino a 10 prima di iniziare a urinare. Questo lo aiuta a prendere coscienza della propria capacità di controllare lo stimolo.

Allenamento della vescica

Invitare il bimbo svuotare completamente la vescica: non accontentarsi di poche quantità di urina. Molte volte egli pensa di avere esaurito la minzione rapidamente e dopo la prima "spinta": invitarlo invece a non avere fretta e ad aspettare che tutta la pipì sia uscita. Spiegargli che più che spingere durante la minzione, è utile rilassarsi e la pipì "verrà da sola". Quando la minzione è stata completata invitarlo a un’altra piccola"spinta". Quindi: piccola spinta, rilassamento con fuoriuscita pressoché completa, un’altra piccola spinta, svuotamento!

Può anche essere utile, durante il giorno, insegnare al bambino alcuni per allenare la vescica a contenere una quantità superiore di liquido. A questo scopo e consigliabile abituarlo a riempire sempre di più la vescica prima di correre a vuotarla. Il bambino terrà un piccolo diario e si farà acquistare un bicchiere graduato per vedere quanta è la pipì fatta. Normalmente la capacita vescicale iniziale (circa 150-200 cc) viene raddoppiata nel giro di 2-3 settimana.

Gli esercizi per il controllo dei muscoli pubococcigeo e sfintere utrinario(per i bambini più grandi)

Questi esercizi consistono nel contrarre e rilassare, secondo determinate modalità e sequenze, i muscoli pubococcigei, che si possono facilmente individuare sforzandosi di interrompere il flusso urinario mentre si fa la pipì. Noi consideriamo questi esercizi della massima importanza perché aiutano ad imparare il controllo dei muscoli che gestiscono l'uscita dell'urina. Ricordiamo che il bambino piccolo fa la pipì addosso proprio perché non ha imparato controllare questi muscoli.

Come fare l'esercizio (istruzioni per il bambino o la bambina):

  • 1. svuota la vescica,
  • 2. mettiti sdraiato a pancia in su,
  • 3. tira su le ginocchia avvicinando i piedi al sedere,
  • 4. appoggia un piede accanto all'altro,
  • 5. allarga le gambe in modo che sembrino le ali di una farfalla,
  • 6. appoggia le mani sulla pancia,
  • 7. tira dentro l'aria in modo che vada nella pancia e la pancia diventi gonfia come un palloncino,
  • 8. mentre mandi fuori l'aria, stringi forte le natiche, solleva un poco il sedere e avvicina un po' le ginocchia,
  • 9. ripeti gli esercizi 7 e 8 (vedi sotto).

All'inizio ripetere l'esercizio solo alcune volte. Poi, nel tempo, fare 10 ripetizioni almeno 3 volte al giorno (mattina, pomeriggio e prima di dormire).

Avvertenza: l'esercizio va fatto con calma e intenzione. Prima di iniziare il bimbo dovrebbe ripetere per tre volte: "Ora imparo a controllare il muscolo che fa uscire la pipì, così può uscire solo quando voglio io!".

Utilizzo di frasi o immagini da usarsi come autosuggestione (per i bambini più grandi)

Ogni volta che il bambino beve deve picchiettare il plesso solare (bocca dello stomaco) e dire: "Io voglio rimanere asciutto e posso farlo". E ancora, quando è a letto, prima di addormentarsi deve dire: "Io sono sicuro che, se avrò bisogno di fare pipì, mi sveglierò ed andrò a farla in bagno"

Gratificare sempre il bambino per i record raggiunti! Può essere utile appendere un foglio bianco dove disegnare una "faccia che ride"ogni volta che il bambino ottiene un successo. Raggiunto un certo numero di facce che ridono si potrà dare un premio concordato in precedenza.

2. GLI ALLARMI SONORI O PER VIBRAZIONE

Sono apparecchi sensibili al bagnato che svegliano il bambino con un segnale acustico o una vibrazione. Possono essere impiegati per 2-3 mesi. Non devono essere usato nei bambini con meno di 7 anni, perchè occorre la loro partecipazione attiva. Un allarme risulta particolarmente frustrante nelle situazioni in cui il bambino non si sveglia all’attivazione della suoneria.

I trattamenti con allarme sono in assoluto quelli con maggiori tassi di guarigione a lungo termine (60-85%). Tuttavia il 10-30% dei bambini non accetta questo tipo di terapia. Le famiglie che non possono permettersi un allarme per l’enuresi possono utilizzare una radio sveglia, un orologio sveglia o un orologio da polso con suoneria, programmati 3 ore dopo che il bambino è andato a letto.

D’altra parte alcuni bambini fanno la pipì addosso presto, nella fase di sonno profondo, quando è estremamente difficile imparare a svegliarsi. In questi casi il trattamento di questi bambini deve prevedere allarme + farmaci. Quando l’enuresi è regredita con i farmaci, è possibile ricominciare la terapia con l’ allarme, scalando gradualmente le medicine.

Gli apparecchi di allarme sono senza fili, per una assoluta libertà di movimento a letto. In alcuni casi l'allarme si usa insieme a slip particolari che contengono dei sensori integrati al fine di prevenirne il distacco. Generalmente gli slip sono disponibili per maschio e femmina. Sono lavabili e disponibili in tutte le misure. Utilizzando questi allarmi per almeno tre mesi, il problema si risolve per circa il 90% dei bambini.

Siti che propongono apparecchi di allarme contro l'enuresi notturna:

3. LA TERAPIA FARMACOLOGIA (SOPRA I 6 ANNI)

Farmaci analoghi dell’ormone antidiuretico (DDAVP) sono indicati soprattutto elle forme monositomatiche e spesso sono altamente efficaci simulando l’azione della vasopressina, l’ormone che regola la contrazione della diuresi di notte e che in questi bambini presenta bassi livelli. Il trattamento deve protrarsi al massimo per 6 mesi e deve essere ridotto con estrema lentezza. Alle dosi usuali gli effetti collaterali sono nulli.

Si considereranno "responders" alla terapia coloro che avranno 6/7 notti asciutte/settimana; "partial responders" 6/5 notti asciutte/settimana, "non responders" 0/3 notti asciutte/settimana.

Esistono altre terapie famacologiche a base di farmaci anticolinergici che potranno essere associati o utilizzati in alternativa alla desmopressina ma sempre sotto controllo medico in quelle forme più complesse, soprattutto se associate ad iperattività vescicale.

Per approfondimento











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