Progetto Caduceo
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SCHEDE TERAPEUTICHE

L'EPILESSIA NEL 1955


La natura, quando le sue leggi sono rispettate, è il miglior terapeuta esistente.
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L'epilessia è una grave malattia nervosa, che si presenta sotto numerose forme e le cui cause, forse ancor più numerose, non sono ancora state individuate esattamente. Sembra tuttavia accertato che nei colpiti da E. preesista sempre una disposizione al morbo. Tra le varie forme di E., la più grave e la più impressionante per le sue manifestazioni, e quella che viene distinta come E. ESSENZIALE o GENUINA e che i francesi chiamano "grand mal". Essa insorge all'improvviso, oppure e preceduta dalla cosi detta aura epilettica, complesso di segni premonitori, che sono sempre uguali nello stesso paziente, ma variano da paziente a paziente: si tratta, a seconda dei casi, di fenomeni sensitivi, sensoriali, motori, psichici, ecc.

All'aura, che può essere a sua volta preceduta da cefalea, irritabilità, ecc., segue la crisi convulsiva che si manifesta con un caratteristico grido lacerante dopo il quale il paziente cade a terra, privo di conoscenza. Comincia allora lo spasimo di tutti i muscoli. In un primo stadio il viso diventa livido, la testa e gettata all'indietro, le braccia sono duramente contratte, le gambe spasmodicamente distese. In un secondo tempo tutti i muscoli si agitano rapidamente; gli occhi ruotano, aprendosi e chiudendosi rapidamente; le mascelle battono violentemente e dalla bocca esce una bava, spesso sanguigna per i morsi alla lingua; il respiro diventa russante, il viso cianotico, gli occhi si iniettano di sangue e tutto il corpo suda copiosamente.

Sopravviene quindi il terzo stadio, durante il quale gli spasmi cessano a poco a poco, la respirazione si fa più tranquilla, il viso diventa pallido : il paziente ritorna gradualmente allo stato normale, riacquista la coscienza e si sente prostrato e confuso, ma non ha alcun ricordo dell'attacco subito. Quando gli attacchi della grande E, si susseguono senza posa, si determina un grave stato epilettico, che qualche volta si conclude con la morte.

Nella piccola E. (il "petit mal" dei francesi) mancano invece l'aura e la crisi convulsiva. Essa è caratterizzata dalla così detta assenza: il paziente, colpito da un improvviso smarrimento, interrompe di colpo l'azione, il lavoro che stava compiendo, lascia cadere ciò che ha in mano e rimane immobile con gli occhi fissi innanzi a sé; ma dopo qualche istante ripiglia conoscenza e subito riprende l'azione interrotta, senza rendersi conto di ciò che è avvenuto.

La forma di E. che prende il nome dall'inglese Jackson, si manifesta con scosse convulsive localizzate, ma senza perdita della coscienza. Chiamasi sintomatica una forma di E. che è collegata con alterazioni anatomiche cerebrali (tumori endocranici, idrocefalo, ecc.), ma che può anche derivare da intossicazione. È detta psichica quella forma di E. in cui l'accesso convulsivo è sostituito da altri fenomeni, detti equivalenti epilettici: delirio, allucinazioni, agitazione motrice, automatismo ambulatorio (per cui il paziente va senza sapere dove e perché e, dopo, non ricorda nulla di ciò che ha fatto).

La presenza di equivalenti epilettici è spesso servita per sostenere la irresponsabilità degli esecutori di reati anche gravissimi, dato che gli atti delittuosi erano stati compiuti in uno stato di raptus epilettico.

Come si è già detto, nonostante i lunghi e profondi studi fatti per scoprire le cause dell'E. non si è ancora giunti ad alcuna conclusione sicura e, in qualche caso, sorge il dubbio che alcuni fatti ritenuti cause del male non siano piuttosto effetti del male stesso. Sembra ad ogni modo, che l'epilettico abbia sempre una particolare costituzione e certe tare, contratte durante il periodo intrauterino o contratte al momento della nascita; e c'è chi inclina a considerare l'E. come un sintomo di psiconeurosi o di isterismo o di psicosi, di alcoolismo, di uremia, di tumore al cervello, di sifilide.

Data la molteplicità e l'incertezza delle cause, non può naturalmente esistere un vero e soprattutto un unico sistema di cura dell'E. È tuttavia ovvio che, ove ci si trovi di fronte a un caso di compressione cerebrale, bisognerà cercare di eliminare questa; così come occorrerà curare la sifilide o l'alcoolismo se questi mali saranno presenti. Un tempo contro l'E. venivano usati esclusivamente i bromuri; oggi si ricorre di preferenza ai barbiturici, associati, talvolta, ai bromuri e alla dintoina.

È stato constatato che giova una dieta semplice o poco eccitante, con esclusione di tè e caffè, e, per i bambini, di cioccolato. Quando si pratica la cura dei bromuri, è opportuno attenersi a un regime declorurato. Si ricordi inoltre che, per la documentazione diagnostica di questa malattia è molto utile l'Elettroencefalogramma.

Malattia che in tutti i tempi ha riscosso grande interesse, l'epilessia è stata diversamente interpretata lungo il passare dei secoli. Il nome è di origine greca, dal verbo epilambano che significa io sorprendo e sembra che il primo ad adoperarlo sia stato Ippocrate. Molti la conoscono come mal di San Valentino, altri come mal caduco. Gli antichi la definivano morbus erculeus forse per indicare con tal nome tutta la sua potente gravita. In alcune località la si indica come mal di San Giovanni perché spesso durante un attacco epilettico il malato batte la testa in terra allo stesso modo di quella di San Giovanni quando venne decapitato.

I Romani la chiamavano morbus comitialis, perché si verifi-cava spesso durante i comizi; in alcune zone dell'Africa è conosciuta come male diabolico, e così, del resto, si definiva nel Medioevo per la convinzione che il malato albergasse il demonio nel suo corpo. Notissima era pure come malattia sacra in paragone ai contorcimenti delle pitonesse. Si potrebbe continuare a lungo citando i vari nomi attribuiti a questo male: Ippocrate, Gelso, Areteo ci hanno tramandato nelle loro opere dei quadri sintomatologici che poco si discostano da quelli che si osservano oggi, e ciò sta a dimostrare quanto sia stato sempre studiato e quanta impressione abbia prodotto il male epilettico.

La malattia si manifesta quasi costantemente in individui di giovane età, spessissimo nella prima infanzia. Maschi e femmine sono indifferentemente colpiti. Caratteristica principale sono gli attacchi convulsivi, che però si presentano in maniera e sotto aspetti diversissimi da individuo a individuo, anche in riguardo alla frequenza : possono infatti comparire quotidianamente e più volte al giorno, oppure sono intervallati da lunghi periodi di stasi. Si parla anche di epilessia larvata, quando sono assenti le crisi convulsive, ed i sintomi della malattia sono piuttosto rappresentati, in questo caso, da disturbi della sfera psichica, specie a carico della coscienza.

Gli accessi epilettici possono essere suddivisi a seconda della loro intensità in rudimentali, piccoli e grandi. Gli accessi epilettici rudimentali, come già si è accennato, sono nuli'altro che svenimenti, privi di convulsioni, con completa perdita della coscienza, indicati anche come assenze. Talora, però, la coscienza può esser parzialmente abolita ed in tali casi i malati cercano un luogo d'appoggio per non cadere: i soggetti affermano, dopo cessato l'attacco, di aver attraversato uno stato particolarmente angoscioso che però non riescono a descrivere.

Gli accessi epilettici piccoli si dicono anche di "epilepsia minor": il malato cade improvvisamente a terra privo di coscienza; interviene subito qualche convulsione, dopo di che si sveglia senza che siano intervenute le convulsioni tipiche del grande accesso. Del grande accesso epilettico (o grande male) abbiamo già parlato. Qui diremo che dopo l'attacco convulsivo insorge una fase di sonno stertoroso, dopo una profonda inspirazione. In questa fase, che rappresenta lo stadio finale del grande attacco epilettico, le membra sono rilassate, mentre il malato si trova in uno stato di profondo sonno, quasi comatoso, con la fronte imperlata di sudore e con la respirazione rumorosa e pesante.

La durata del sonno è variabilissima: da 15 minuti a due ore e più. Al risveglio l'ammalato è stanchissimo ed accusa forte dolore di testa. Egli però non ricorda nulla dell'accesso : si accorge di quanto è accaduto per le ferite varie che si è provocato durante le convulsioni, per le morsicature alla lingua, o perché chi lo ha visto od assistito lo informa.

Curiose sono le ore in cui questi attacchi si manifestano. In certi individui l'accesso compare solo di notte, dopo una o due ore di sonno; in altri solamente due ore dopo il risveglio, in moltissimi però avvengono indifferentemente in qualsiasi ora del giorno. Per distinguere l'epilessia sintomatica dall'epilessia essenziale, non ci si basa sull'attacco epilettico che in ambedue è uguale, ma bisogna considerare le circostante durante le quali la crisi si manifesta; così, segni importanti per la diagnosi di epilessia sintomatica sono l'esistenza di un traumatismo, anche se avvenuto in un periodo molto precedente alla crisi convulsiva, una intossicazione, una malattia generale, ecc.

Tutte queste varie cause possono determinare o aver determinato delle lesioni sulla corteccia cerebrale in seguito alle quali, dunque, si scatena l'attacco. Tale fatto induce al sospetto che anche per l'epilessia essenziale esista una lesione organica, minima, microscopica, che i nostri mezzi di indagine non riescono ancora a dimostrare. Attacchi di epilessia sintomatica possono essere prodotti da vari fattori. Così una scheggia ossea o di altro materiale (ferite di guerra), tumori del cervello, stimolazioni elettriche. Anzi, ricorderemo che l'elettrochoc altro non è che un attacco epilettico che si produce artificialmente per la cura di varie malattie nervose.

Una forma di epilessia sintomatica può essere determinata dalla presenza nel cervello di una specie di tenia (v. Echinococcosi Cerebrale), della quale l'uomo si contagia nutrendosi con carni di maiale infetto. L'unico aiuto per la diagnosi sarà fornito dall'esame radiografico. In quasi tutti gli epilettici si vien formando un abnorme stato psichico che si indica come carattere epilettico e che facilmente denuncia un malato anche fuori del tipico attacco.

Gli individui che soffrono di epilessia sono irritabili e collerici e con estrema facilità esplodono per motivi futilissimi. Nel parlare sono prolissi ed amanti di frasi stereotipate, altisonanti, e nella vita comune sono pedanti e monotoni. Spesso ostentano eccessiva religiosità. Talora si notano dei fatti che possono ricordare l'isterismo, come l'egoismo ed il concetto esagerato del proprio io; bisogna però sapere che epilessia ed isterismo sono due malattie assolutamente diverse ed anche se il profano spesso le confonde, i segni differenziali sono tipici.

Anzitutto, un isterico cade teatralmente, senza prodursi la minima lesione e senza perdere quasi mai, o lievissimamente, la coscienza (la perdita di coscienza in un isterico può essere minima alla fine di un attacco). L'epilettico, abbiamo visto, perde invece completamente la coscienza durante un accesso, e si ferisce e si morsica la lingua. In più, in un attacco isterico non si ha mai o quasi, l'urlo, che precede quasi sempre quello epilettico. Infine, e con ciò non si creda che siano finite le differenze fra isterismo ed epilessia, l'isterico assume una particolare posizione ad arco di cerchio che mai si verifica nell'epilettico: l'arco isterico.

Come ci si deve comportare di fronte ad un accesso epilettico? Prima cosa, intervenire in maniera da garantire l'incolumità fisica del poveretto che inconsciamente si sbatte in terra col pericolo di autoferirsi anche seriamente. Bisogna evitare che si morsichi la lingua mettendogli in bocca un fazzoletto opportunamente arrotolato a mo' di banana e trasportarlo su un materasso per evitare soprattutto i colpi di testa.

Cosa che può sembrare di non grande importanza, ma che invece è indispensabile, è quella di sbottonare giacca, colletto, slacciare cinghia e cravatta per favorire la circolazione; versare acqua fredda sul volto. Questo, durante l'accesso. Terminato l'attacco, è consigliabile lasciare che il malato riposi tranquillamente, naturalmente sorvegliandolo per poter eventualmente intervenire con maggior tempestività nel caso di un nuovo immediato attacco.

Il medico, poi, saprà consigliare la terapia adatta in base alla diagnosi di epilessia essenziale o sintomatica. Di grande giovamento sono per gli epilettici le passeggiate e gli esercizi fisici (non esagerati) all'aria. Sono sconsigliabilissimi gli ambienti chiusi, come cinematografi, sale da ballo o da gioco, caffè. Inoltre è bene che il paziente non si affatichi mentalmente ed eviti la vita disordinata. Si è notato che in individui che hanno adottato una regola di vita gli accessi si sono molto modificati come frequenza e talora sono scomparsi. Proibiti saranno gli eccessi dei piaceri venerei e gli abusi alimentari.

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