I VANTAGGI DELLA MALATTIA
Sommario
Il concetto del beneficio secondario, determinato da uno stato di
malattia, è ben noto non solo sul piano inconscio (per cui si è
detto che le malattie psicosomatiche, quelle che dipendono
dall'influenza della mente (psiche) sul corpo (soma),
rappresentano ai tempi di oggi quella stessa "fuga dalle
responsabilità della vita" che nel Medio Evo veniva attuata
chiudendosi in convento.
Non c'è infatti essere umano che non abbia sperimentato, nella
sua infanzia, il piacevole clima di premure e di facilitazioni
legato regolarmente ad ogni situazione di malattia, e, nell'età
adulta, il beneficio che una qualsiasi malattia, vera o
inventata, ha potuto recargli con l'evitargli noiosi impegni o
preoccupanti incombenze.
Per di più, scrive Deutsch, quando nell'infanzia una malattia
organica coincide con un conflitto emotivo, i due processi
restano fusi per sempre, sicché l'uomo tenderà sempre a
servirsi delle malattie per tentar di risolvere ogni suo problema
emotivo.
Tale beneficio secondario diventa più evidente in occasione di
determinate psicosomatosi: è tipico il caso descritto da Booth,
di un italiano affetto da una "nevrosi reumatica sine
materia" che gli aveva pressoché paralizzato
l'articolazione scapolo-omerale destra: per questo motivo era
stato esonerato, nel suo ufficio italiano, dall'eseguire
l'aborrito saluto romano; deciso antifascista, egli venne
esiliato e riparò in America dove si sottopose a psicoterapia e
guarì rapidamente intuendo il significato espressivo e difensivo
del suo sintomo.
Altri esempi altrettanto eclatanti li troviamo nella casistica
delle psicosomatosi dei militari e nelle donne di casa,
frequentemente a carico del sistema locomotore, il che impedisce
agli uni le faticose marce di addestramento e alle altre le non
meno faticose mansioni domestiche più pesanti. Un tipico caso
capitato alla nostra osservazione fu quello di una suora, in
aperto conflitto con il proprio stato, che presentava una
rigidità delle ginocchia, priva di un convincente reperto
radiografico, che evitava alla paziente la sempre più
intollerata posizione di preghiera.
Gli studi fatti sui riflessi condizionati e nell'ambito della
medicina psicosomatica, hanno mostrato come il comportamento di
una persona in una data situazione sia quanto di meglio essa
possa fare, anche se tale modo di agire può sembrare strano o
inappropriato.
Generalmente, il suo comportamento è motivato dalla parte
"Bambino" in lei, perciò è più emotivo che
razionale. Può essere che, inconsapevolmente, si comporti così
perché questo era il suo modo di agire quando era di fronte a
sua madre, suo padre, o altre persone che l'hanno contattata
nella più tenera infanzia o magari, indirettamente, nel periodo
prenatale.
La mente, infatti, usa spesso le informazioni registrate nella
memoria subconscia per valutare la situazione attuale ed agire in
conseguenza. Per esempio, una persona che è stata molto male
mentre ascoltava una certa musica, difficilmente gradirà tale
musica in altre occasioni.
A volte, specialmente nei bimbi, certi episodi dolorosi posso
essere accompagnati da cure insolite o maggior manifestazione di
affetto: questi momenti vengono classificati come "episodi
con beneficio secondario". Ciò che li fa classificare in
questo modo è il fatto che, anche se nella malattia o nel
dolore, la parte "Bambino" ha ottenuto qualche tipo di
vantaggio ed ha concluso che: "Se ho questo problema mi
danno più... (affetto, cure, attenzione, ecc.)".
Non si dimentichi che il "Bambino" (o emisfero destro)
non ha possibilità logico-raziocinanti, pertanto, anche dopo
decine di anni, potrebbe ricreare il problema di un tempo a
fronte della conclusione: "quando ho avuto il problema mi
hanno dato più affetto, ora ricreo il problema e mi daranno più
affetto".
Alcuni comportamenti anomali e le varie malattie psicosomatiche
(circa l'80 per cento di quelle esistenti) potrebbero appunto
essere riconducibili ad uno o più episodi dolorosi in cui la
parte "Bambino" ha ottenuto qualche beneficio
secondario.
Da quanto sopra appare evidente quanto sia negativo parlare ad un
bambino molto ammalato o ferito, utilizzando frasi del tipo
"mi fai tanta pena e ti voglio ancor più bene", oppure
fare regali, o creare la possibilità che il "Bambino"
in lui concluda che con quel problema si guadagna qualcosa. La
posizione esistenziale di "vittima" può dipendere
anche da questo.
Quando un bimbo stà bene gli si può dire ciò che si vuole ma
quando è semicosciente, a causa di malattie o lesioni, è meglio
prodigarsi nell'aiuto senza parlare. Lo stesso dicasi per le
persone adulte deboli, o incoscienti, a causa di coma, traumi,
incidenti e anestesie. Un riguardo particolare deve essere posto
quando si parla alle donne incinte parchè è stato provato che
le nostre parole possono venire registrate nella memoria
istintiva del neonato in formazione.
Caso n. 1
Una signora chiede aiuto perché soggetta a forti crisi
isteriche. In terapia si ritrova a tre anni mentre fa i capricci
urlando e pestando i piedi per terra fintanto che ottiene ciò
che vuole.
Decisione presa dal "Bambino" in lei: "quando
faccio i capricci ottengo ciò che voglio".
Caso n. 2
Un ragazzo di 15 anni con una sinusite cronica, iniziata nei
primi mesi di vita. In terapia si ritrova a un anno di vita, con
il naso chiuso da raffreddore, seduto su un divano mentre è
oggetto di molte coccole da parte della mamma solitamente
"freddina".
Decisione presa dal "Bambino" in lui: "quando ho
il naso chiuso la mamma mi fa più coccole".
Un tipo particolare di episodio con beneficio secondario viene a
verificarsi quando compaiono sia un pericolo (vero o presunto) ed
un "salvatore" che con il suo agire aiuta a superarlo.
Se accade che un bambino con la sinusite è trascurato dalla
madre, ma viene amorevolmente curato da un'altra persona, il
"Bambino" in lui considererà tale persona come
"un salvatore". Supponiamo ora che il bambino,
diventato adulto, si senta trascurato dalla moglie. Il
"Bambino" in lui cercherà una soluzione e potrà
generare la sinusite seguendo un ragionamento del tipo
"quando ho la sinusite arriva qualcuno a coccolarmi".
Le situazioni di questo tipo sono tanto più probabili quanto
più, in età infantile, un individuo ha passato dei brutti
momenti con i suoi genitori.
Vi è anche la possibilità che l'individuo di cui sopra incontri
qualcuno che assomiglia all'antico alleato, in questo caso il
"Bambino" in lui potrebbe considerare questa persona
come un "amico prezioso" e considerare valida ogni cosa
che essa dirà o farà.
Anche i messaggi che il salvatore ha pronunciato nel momento in
cui si è svolto il fatto, potranno costituire una guida preziosa
a cui dare il massimo affidamento. Se l'alleato ha detto:
"Devi crederci" la persona tenderà a credere a ciò
che le si dice; se ha detto: "Stai attento", starà
sempre in guardia, e così via.
Questo fenomeno raggiunge il limite quando, sempre
inconsapevolmente, qualcuno sposa una persona che assomiglia al
salvatore di un tempo, anche se altri fattori lo
sconsiglierebbero caldamente.
Caso n. 1
Una signora sposata, e con figli, decide che morirà se non
sposerà una persona che chiameremo Giuseppe. Si scopre che
recentemente la signora ha fatto una cura dimagrante che ha messo
in repentaglio il suo organismo, il "Bambino" in lei si
è perciò messo all'opera per superare il pericolo.
Quando la signora era piccola era caduta malamente ed era stata
aiutata da un signore arrivato in bicicletta (prima conclusione
"uno in bicicletta mi salva"). A 15 anni aveva
conosciuto Giuseppe il suo primo amore (poi lasciato) che, per
puro caso, era in bicicletta pure lui (seconda conclusione
"mi piace uno in bicicletta, lo sposerò").
Dovrebbe apparir chiaro come, per superare il pericolo, il
"Bambino" abbia associato le cose e concluso in
conseguenza "se non sposo Giuseppe non sarò salvata e
morirò".
Caso n. 2
Una ragazza si innamora alla follia di un signore sposato ed
afferma che non potrà più vivere senza di lui. In terapia si
ritrova, bambina, su un taxi che corre verso l'ospedale con la
mamma che dice al guidatore: "Mi raccomando, faccia presto,
la vita di mia figlia è nelle sue mani". La voce del
taxista viene riconosciuta molto simile a quella del signore
sposato.
Decisione presa dal "Bambino" in lei: "chi parla
con questo tipo di voce ha la mia vita nelle sue mani".
Da quanto abbiamo visto più sopra potremmo dire che gli episodi
che abbiamo vissuto, specialmente nei primissimi anni di vita, ci
condizionano alquanto. Fondamentalmente gli effetti dei
condizionamenti si possono riassumere in questo modo:
- 1. Impongono un comportamento che al soggetto "sembra"
una soluzione sicura perché, da bimbo, agendo in quel modo è
riuscito a superare una situazione difficile. In genere tali
azioni possono essere: gridare, ammalarsi, andare in crisi,
svenire, accusare paura o dolore fisico, piagnucolare, ecc.
- 2. Possono causare una malattia di tipo psicosomatico perché da
piccoli quella malattia (o una con effetti similari) ha portato
qualche vantaggio o ha richiamato uno o più
"salvatori".
- 3. Fanno in modo che chi non vuole prendersi la sua parte di
responsabilità affermi che "potrà vivere bene" solo
se i suoi conviventi (o capufficio, o altri) cambiano modo di
agire.
- 4. Producono un comportamento anomalo, si vedano i ruoli di
"vittima" e di "persecutore" (lettera La Pace
della Mente n. 6). Purtroppo i condizionamenti provocano un
comportamento automatico e portano a credere di agire così a
causa del proprio carattere.
- 5. Creano un atteggiamento per cui una persona pensa comunque di
aver ragione e che gli altri hanno torto. Un'impostazione di vita
che tende a favorire la propria sopravvivenza anche a scapito di
quella degli altri.
Questi condizionamenti non aiutano certo a migliorare perché,
per crescere, non bisogna dominare gli altri ma aiutarli a vivere
in un modo migliore. Per far questo non bisogna dire a qualcuno
che agisce in modo sbagliato, ma spiegargli che il suo
comportamento è automatico a causa dei condizionamenti che ha
subito nel tempo. Ciò può essere sufficiente perché diventi
consapevole ed inizi a correggersi.
- 1. Ferruccio Antonelli, Elementi di medicina psicosomatica, pagg. 82-83.
Rizzoli Editore, Milano, 1970.
- 2. dr. Mario Rizzi, Corso base di R.H.M.T. (Right Hemisfer Mental Therapy) - Non pubblicato.