STRUMENTI PER DIAGNOSI E TERAPIA
IL PEDAGOGISTA CLINICO
E LA PSICOMOTRICITÀ CONTEMPORANEA
Tratto da: www.comune.torino.it/infogio/rivista/archivio/06_03/a0603p30.htm
Il pedagogista clinico è un professionista che possiede metodi e tecniche
per affrontare i molteplici bisogni della persona, per dare risposte utili a
soggetti che vivono stati di difficoltà e di disagio (Prof. Dr. Guido Pesci).
Le
origini della psicomotricità contemporanea
Le basi per la psicomotricità contemporanea e per la sua affermazione,
dapprima in Francia e successivamente nel resto d'Europa, si devono a
Julien de Ajuriaguerra, la cui originalità dell'approccio sta
nell'indagine dei diversi aspetti dell'evoluzione motoria e nella
successiva elaborazione di tecniche riabilitative attente alla
relazione. In Italia il termine "psicomotricità" compare nel
contesto pedagogico intorno agli anni Sessanta per indicare un
intervento rivolto alla crescita e all'apprendimento del bambino dalla
nascita sino ai sei-otto anni di età, dunque all'inizio dell'esperienza
scolastica.
In un primo momento la psicomotricità fu praticata soprattutto
dall'insegnante di sostegno, diventando una risposta alternativa alla
"didattica speciale". Dagli anni Settanta l'interesse
crescente nei confronti di questa nuova disciplina accese la richiesta
di formazione e intervento nell'ambito scolastico.
La sua progressiva affermazione ha influenzato notevolmente
l'organizzazione delle iniziative didattiche sino ad allora dominanti
nel mondo educativo, rendendo sempre più evidente la necessità di
riconoscere con chiarezza il ruolo di chi la pratica (l'insegnante di
classe? L'insegnante di sostegno? Con quale preparazione, quale
metodologia e quali obiettivi?), dibattito ancora attuale.
La psicomotricità appare oggi sempre più diffusa, presente in un
numero via via crescente di istituzioni educative e scolastiche,
riabilitative e terapeutiche, tanto da costituire ormai un vero e
proprio fenomeno culturale.
Cos'è:
qualche definizione
L'attività psicomotoria è una disciplina educativa, rieducativa e
terapeutica che considera la globalità della persona ed utilizza il
movimento per interagire con essa. È una modalità di approccio e di
attività a mediazione corporea, che tende a facilitare o a ricostituire
gli aspetti mancanti, interrotti o compromessi della comunicazione della
persona con se stessa, con l'altro e con il mondo circostante.
La "globalità" dell'esperienza psicomotoria durante le prime
tappe dello sviluppo esprime l'unione inscindibile tra il movimento, il
pensiero e la vita affettiva per i quali l'unico luogo possibile è il
proprio corpo. Il corpo diventa dunque la via attraverso cui vengono
sollecitate ed impartite le informazioni che il soggetto è stimolato a
sentire, elaborare e trasformare in idee, esperienze e vissuti. I
movimenti compiuti, le posture, i ritmi adottati, il tono muscolare,
raccontano di emozioni, blocchi, frustrazioni, inibizioni.
Nella seduta di psicomotricità ci si propone di stimolare il bambino ad
agire e provare piacere nel far ciò che gli interessa, favorendo uno
sviluppo più armonico della persona. Viene presa in considerazione la
globalità dell'essere umano, unione della struttura somatica, affettiva
e cognitiva; e preferita la modalità tonico-emozionale di essere al
mondo, dove, nell'espressione di se stessi, il gesto anticipa ed integra
il linguaggio.
Durante la seduta psicomotoria, al fine di creare una situazione di
benessere, fiducia e sicurezza per i partecipanti, lo psicomotricista
propone attività motorie basate su giochi da vivere insieme.
Cosa
accade durante una seduta?
Durante la seduta il conduttore psicomotricista struttura gradatamente
gli spazi, definisce una sequenza di attività ed una logica temporale.
Il bambino che partecipa alla seduta si sente rassicurato nel ritrovare
spazi, luoghi, tempi e materiali a lui noti, da dove ripartire nel
percorso di gioco ed apprendimento, evolvendo anche da un punto di vista
cognitivo. Attraverso lo spazio della seduta lo psicomotricista si
propone quindi di accogliere e rispondere adeguatamente alle richieste
profonde del bambino, di favorirne gli aspetti creativi e la formazione
del pensiero.
Tenendo conto che l'attività psicomotoria è qualcosa di unico e
diverso per ogni incontro, si possono comunque distinguere rituali,
regole e tempi definiti:
- un momento iniziale in cui i partecipanti sono raccolti in cerchio,
viene loro annunciato il materiale a disposizione e ricordate le regole
del gioco (legate soprattutto al rispetto degli altri, di se stessi e
del luogo);
- la seduta psicomotoria vera e propria in cui i partecipanti scelgono
il materiale a disposizione per giochi di tipo sensomotorio e simbolico;
- un momento finale di dialogo su quanto avvenuto durante il gioco, di
rappresentazione grafica e manipolativa, al fine di tradurre la propria
emotività in linguaggi diversi e più accessibili.
La
sala di psicomotricità
Solitamente si tratta di una palestra. Prima di accedere alla sala ci si
prepara, indossando un abbigliamento comodo e togliendosi le scarpe.
Tale abitudine consente di separare, anche attraverso i gesti, il
"fuori" (la vita all'esterno, regolata da tempi e leggi
proprie) ed il "dentro", lo spazio cioè in cui il piacere
dell'individuo viene riconosciuto e trova la sua massima espressione
nello sperimentare, creare, agire, comunicare.
La sala di psicomotricità si presenta ordinata, con gli oggetti
presenti ben distribuiti: cuscini di stoffa colorata dalle varie forme e
grandezze, magari impilati in alte torri; materassi capienti e morbidi,
dagli spessori variabili; tessuti di svariate tonalità, raccolti,
disposti in una cesta oppure aperti sul pavimento; cerchi di differenti
grandezze; palloni, palline di spugna o plastica, maxi palloni ideali
per il dondolio; spalliere o plance adatte per compiere salti e per
stimolare la ricerca della verticalità, bastoni, moduli in legno per
costruire torri, case ed altro ancora, un grande specchio dove
incontrare la propria immagine e quella degli altri partecipanti; carta,
colori, plastilina, argilla… tutto ciò che consente di esprimere le
emozioni vissute durante l'attività, con un linguaggio anche non
verbale. È dunque il luogo in cui esprimersi attraverso proprie modalità,
da quelle più inibite a quelle meno controllate, accettando e
canalizzando la pulsionalità.
La seduta psicomotoria si svolge in uno spazio e in un tempo costanti,
è cadenzata da un rito iniziale, da uno finale e dalla presenza
costante dei materiali proposti e delle persone che conducono il
percorso; è il luogo della spontaneità e della libertà d'azione del
bambino, che deve essere lasciato libero nel gioco.
La
formazione
La formazione dello psicomotricista, in Italia, è stata svolta dalle
sole scuole private sino al 1997, quando il decreto Bindi ne accreditava
un parziale riconoscimento individuando l'università come ambito
formativo del "terapista della neuro e psicomotricità dell'età
evolutiva". La formazione di base dello psicomotricista, di durata
triennale, si sviluppa all'interno di tre settori: teorico, pratico e
personale.
La formazione teorica fornisce conoscenze in merito allo sviluppo
infantile, alla clinica della psicomotricità e al corpo, sia da un
punto di vista anatomico che fisiologico; la formazione pratica consente
agli allievi di confrontarsi con i modelli di osservazione, con il
quadro di riferimento metodologico, con le sedute di tirocinio didattico
supervisionate dal formatore psicomotricista; la formazione corporea
personale fa emergere le attitudini naturali e spontanee dell'allievo,
il suo modo peculiare soggettivo di percepire la realtà, così da
poterne prendere una certa distanza affinché l'interpretazione della
realtà non venga sentita come universale.
La psicomotricità riveste un ruolo importante nell'ambito della
prevenzione, sia nelle strutture sanitarie che in quelle educative, e
scolastiche. Un'altra importante collocazione è in ambito sanitario: è
una terapia che si rivolge prevalentemente ai bambini con disturbi
psicomotori e degli apprendimenti scolastici.
Diversi psicomotricisti operano poi con l'adulto in ambito psichiatrico
e con le persone anziane; alcuni intervengono in settori particolari
specifici, come quello delle tossicodipendenze.
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Libri
Ambrosiani, De Panfilis, Wille, La psicomotricità. Corporeità
e azione nella costruzione dell'identità, Xenia Ed.
Ivano Gamelli, Pedagogia del corpo, Meltemi
Boscaini F., Approccio psicomotorio ed intervento educativo
rieducativi, Libreria Universitaria Ed.
Siti
www.anupi.it: sito
dell'associazione nazionale psicomotricisti italiani: fornisce
notizie sulla formazione professionale, articoli, notizie di
convegni e seminari
www.cfptorino.it: sito del
centro di formazione permanente di Torino, scuola di formazione
psicomotoria della città di Torino
www.unito.it: sito
dell'università di Torino al quale accedere per avere info sul
corso universitario di "terapista della neuro e
psicomotricità dell'età evolutiva"
www.torinobimbi.it:
fornisce informazioni sui corsi per bambini in Torino e
provincia, compresi corsi di psicomotricità
www.comune.torino.it/biblioteche:
il calendario delle biblioteche torinesi presenta anche
l'attività psicomotoria integrata a quella di lettura
Corso
di laurea in terapista della Neuro e psicomotricità dell'età
evolutiva:
Facoltà di medicina e chirurgia segreteria degli studenti
Corso Massimo D'Azeglio 60
10126 Torino, tel. 011/6707878
e-mail: zaccagnino@rettorato.unito.it
Centro di formazione Permanente
via Brione 40, Torino
tel/fax 011/7412840
e-mail: cforper1@virgilio.it
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