STRUMENTI PER DIAGNOSI E TERAPIA
CENNI SULLE ORIGINI, SULLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
E SULLA PSICOTERAPIA IN PSICOSINTESI
Sommario
(...) lo sviluppo attuale
della psicologia analitica (...) pone in primo piano la personalità del medico stesso come
fattore di guarigione o di aggravamento ed esige il perfezionamento interiore
del medico, l'auto-educazione dell'educatore (...) si può dire che ogni cura
alquanto approfondita consiste quasi per metà in auto-esame del medico (Jung).
Articolo a cura del Dott. Alessandro Gambugiati (Psicologo - Iscr. Psicologi Toscana n. 3808).
Tel. 328-5390990 - Sito www.virtualcoach.it
La Psicosintesi nasce dalla volontà e dai contributi personali e
professionali di Roberto Assagioli (1888-1974), medico psichiatra la cui scelta
di studi non limitò gli interessi culturali, che furono e restarono vastissimi:
letterari, filosofici, spirituali, tutti ad orientamento transculturale. A soli
quindici anni Assagioli cominciò a pubblicare scritti: del 1903 sono due
articoli apparsi sul "Giornale di Venezia"; dal 1906 al 1908 fu
bibliotecario della Sezione Psicologica, inserita nell'insegnamento di Filosofia
Teoretica dell'Università di Firenze.
Negli stessi anni collaborò con Papini,
con cui strinse amicizia, alla redazione della rivista "Leonardo". Fu
in relazione con T.Flournoy, con E.Claparede - che pubblicò suoi articoli sulla
rivista "Archives de Psychologie" - e con Prezzolini.
Nel 1907 Assagioli presentò alcuni di quelli che saranno aspetti fondamentali della
Psicosintesi e, due anni dopo, in un articolo intitolato "Per una moderna
psicagogia" ne delineò tutta la traccia anche se sarebbe passato ancora
qualche anno prima che la Psicosintesi prendesse tale nome. Sempre in quegli
anni frequentò in Svizzera l'Ospedale Psichiatrico Burgholzli, dove conobbe
Jung col quale restò in amichevole rapporto per tutta la vita.
Si laureò il 1° luglio del 1910. L'esigenza di creare in Italia un nucleo di interesse e di
ricerche in campo psicologico lo portò a fondare la rivista "Psiche"
e, nel 1913, a Firenze, il "Circolo di Studi Psicologici". Nel 1926, a
Roma dove si era trasferito, fondò l'"Istituto di cultura psichica",
che nel 1933 prese il nome attuale di Istituto di Psicosintesi, eretto in Ente
Morale dello St ato nel 1965 (www.Psicosintesi.it/istituto/index.htm).
L'anno prima di morire egli favorì la costituzione di una associazione
finalizzata alla preparazione di psicoterapeuti: la S.I.P.T., la Società
Italiana di Psicosintesi Terapeutica (http://www.scuolaPsicosintesi.com/)
fondata dai suoi più stretti collaboratori. Il 23 agosto 1974 morì a Capolona
d'Arezzo.
Per volontà dello stesso Assagioli - che
evidentemente intendeva condividere le sue scoperte con il maggior numero di
persone possibile - la Psicosintesi viene praticata ed insegnata sia
all'Istituto di Psicosintesi (una scuola aperta a tutti), che alla S.I.P.T., la
Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, la scuola per psicologi e medici
per la formazione quadriennale in psicoterapia ad orientamento psicosintetico.
Alla S.I.P.T. viene data molta importanza all'esperienza personale: impossibile
indicare ad un paziente un percorso che non si conosce in prima persona! Un
motivo in più per accertarsi se il terapeuta che abbiamo scelto di consultare
ha effettuato un percorso personale profondo origina nel fatto che è assai
probabile che il terapeuta in questione abbia scelto una professione di aiuto
per elaborare il proprio vissuto personale. In tal caso la sua scelta
professionale potrebbe essere anche una richiesta di aiuto parziale o mal
formulata (Assagioli: "l'inconscio condiziona le relazioni affettive, le
relazioni educative, il nostro rapporto col corpo e la scelta
professionale").
La necessità di una formazione che coinvolga così
profondamente il terapeuta è urgente soprattutto nelle fasi iniziali della
terapia, quando i fumi della dinamica transfert-controtransfert rischiano di
condizionare negativamente il lavoro terapeutico. Il terapeuta deve pertanto
poter beneficiare degli effetti prodotti da esperienze di trasformazione
sufficientemente profonde, possibilmente sostenendo questi importanti mutamenti
con una adeguata formazione permanente (la pratica transpersonale completa la
triade).
Per formazione in Psicosintesi si intende infatti "una
trasformazione profonda che consente di diventare maggiormente se stessi".
Il valore della Psicosintesi che stiamo effettuando è il fondamento sul quale
viene costruito il valore condivisibile durante le sessioni terapeutiche. E'
infatti necessario che il terapeuta sia consapevole dell'ascendente che può
esercitare sul paziente durante lo svolgimento della sua professione; vi è,
infatti, un coinvolgimento del terapeuta sui piani conscio e inconscio e se
questi contenuti non sono stati sufficientemente elaborati, la terapia potrebbe
oscillare pericolosamente tra gli estremi psiche che cura e psiche che infetta
(vedi concetto assagioliano di "ecologia della mente").
Questa dinamica ha origine dalla esposizione dell'inconscio del terapeuta all'inconscio
del paziente, che probabilmente contiene anche "oggetti di sofferenza"
(es. memorie non totalmente elaborate). Lo strumento di lavoro del terapeuta è
la sua psiche, uno strumento che, oltre ad essere sufficientemente libero da
blocchi e rimozioni, deve essere ben equipaggiato e contenere un gran numero di
componenti altamente funzionali.
La professione dello psicoterapeuta è un'arte,
una conquista personale che non è possibile trasmettere più di tanto. Per
affinare questa particolare disciplina occorre frequentare la bottega
dell'artigiano con grande umiltà, beneficiare dell'insegnamento di un maestro
sufficientemente buono, possedere buone capacità di apprendimento ed esercitare
la professione allo scopo di affinare gli strumenti.
In un suo scritto Assagioli riporta le parole di Jung: "(...) lo sviluppo attuale
della psicologia analitica (...) pone in primo piano la personalità del medico stesso come
fattore di guarigione o di aggravamento ed esige il perfezionamento interiore
del medico, l'auto-educazione dell'educatore (...) si può dire che ogni cura
alquanto approfondita consiste quasi per metà in auto-esame del medico". E
ancora: "il medico non vedrà nel malato quello che non vede in se stesso,
oppure ne sarà influenzato in modo esagerato".
Nel lavoro terapeutico Assagioli promuoveva
l'autonomia nel più breve tempo possibile e la costruzione di un rapporto alla
pari col paziente. La maturazione del nostro paziente si misura col passare
dalla dipendenza (rapporto) al libero incontro (relazione): più diminuisce il
rapporto di dipendenza, più si creano i presupposti per una relazione tra pari
(interdipendenza). Dalla relazione genitoriale (transferale) alla relazione tra
pari (interdipendenza), fino alla soluzione del rapporto terapeutico: se la
terapia non termina probabilmente qualcosa non ha funzionato (nei casi più
gravi il terapeuta funge da io ausiliario per tutta la vita).
Una delle conquiste promosse nella terapia psicosintetica consiste nell'entrare
maggiormente nel corpo, nel diventarne maggiormente padroni (concetto di
incarnazione): si comprende così che la conoscenza razionale non è la stessa
cosa che percepire il messaggio con tutto il nostro corpo.
Una psicoterapia ben
condotta può essere definita come l'arte dell'essere presenti e quindi del
promuovere la presenza nell'altro. Presenza e ascolto autentici sono competenze
fondamentali dello psicoterapeuta. La presenza è uno stato di coscienza molto
particolare: serve a cogliere l'attimo trascendendo il tempo ed è il dono più
grande che possiamo fare a noi stessi e agli altri! Durante la seduta si entra
in una dimensione spazio-temporale molto speciale: talvolta è proprio in questa
circostanza che il nostro paziente sperimenta per la prima volta alcune parti
del corpo meno vitali o la differenza tra tempo goduto e non goduto (il tempo
non goduto non passa mai..) e, talvolta, la differenza tra amore pensato a
livello razionale e amore sentito a livello emotivo e oltre (vedi dimensione
transpersonale).
Il nostro corpo è uno strumento estremamente sofisticato. Per
utilizzare al meglio la sua sensibilità occorre lavorare sul nostro rapporto
con esso. Quanto siamo in contatto con il nostro corpo? Quanto siamo riusciti ad
incarnare noi stessi nel corpo? Quanto stiamo utilizzando di questo meraviglioso
strumento? Il lavoro sul corpo è molto importante in Psicosintesi: il corpo del
nostro paziente potrebbe addirittura essere divenuto insensibile per essere
stato costretto ad anestetizzare se stesso per sopravvivere al dolore provato in
tenera età.
E' probabile che il nostro paziente abbia dovuto imparare
velocemente a tenere ben lontani i sentimenti dal suo corpo e questo potrebbe
avergli impedito la normale incarnazione nel corpo e il conseguente sviluppo
degli strumenti sensibili di cui il corpo è normalmente dotato. Le emozioni e i
sentimenti potrebbero essere affievoliti o distorti; in questo caso il lavoro
del terapeuta consiste nell'agevolare nel paziente la ristrutturazione di
atteggiamenti e comportamenti, incarnando il ruolo della guida, del facilitatore,
ma senza proporre ricette, manipolare o limitare la libertà del paziente!
Quando siamo sulla buona strada il nostro corpo ci da delle indicazioni (es.
gioia interna); la sofferenza precoce ci consente di sviluppare una sensibilità
particolare nei confronti dei segnali inconsci dell'altro.
Occorre fare molta attenzione alle manipolazioni inconsce che il terapeuta potrebbe esercitare sul
suo paziente: potrebbero essere riedizioni del trattamento da lui ricevuto nel
passato.. La psicoterapia psicosintetica è relazione che cura: lo
psicoterapeuta che pratica la Psicosintesi non realizza un vestito ideologico
nel quale cercare di far entrare il paziente, ma si limita a condividere con lui
gli strumenti del sarto, in modo che egli possa realizzare l'abito che
preferisce.
Con una buona psicoterapia è possibile lavorare anche sulla
coazione a ripetere, che è quel fenomeno che si esprime attraverso la
riedizione di vecchi copioni strutturati durante le relazioni primarie (es.
vivere in un contesto familiare violento può esporre una giovane donna
all'esperienza di stupro (vedi dinamica vittima-carnefice); un altro esempio di
coazione a ripetere consiste nel ripetere coi nostri figli gli errori commessi
dai nostri genitori.
Se osserviamo bene scopriamo che vi sono persone che ne
trovano altre con caratteristiche costanti. Perché la cosa si ripete? Perché
siamo condannati alla ripetizione di copioni originali? Ripetere è forse un
modo per imparare davvero? E se l'inconscio fosse effettivamente un progetto
evolutivo?
Assagioli propone la ripetizione come una tecnica per esercitare la
volontà: la differenza tra ripetizione attiva e l'obbligo della ripetizione
(coazione a ripetere) sta nel fatto che la prima è una scelta, mentre la
seconda si esprime indipendentemente dalla volontà della persona. Per Jung la
coazione a ripetere ha il ruolo inconscio di riproporre all'individuo delle
circostanze simili, in modo che possano essere completamente superati eventuali
blocchi emotivi. Sarebbe questo il motivo per il quale ogni persona cerca
esattamente quel tipo di rapporto e quel tipo di partner (inconscio come
progetto evolutivo dotato di senso e di fine).
In questa prospettiva non è
detto che l'identificazione del trauma debba coincidere con l'eliminazione del
disturbo; è assai probabile, però, che una maggiore consapevolezza circa gli
eventi che possono aver originato il disagio può offrire al paziente nuove
chiavi di lettura della sua storia! Nella prospettiva psicosintetica l'uomo si
ammala sia quando rimuove nell'inconscio i conflitti passati, sia quando reprime
un futuro conflittuale, ovvero quando rimuove le tendenze future che si stanno
risvegliando in lui (es. slanci transpersonali).
Quale nuovo equilibrio psichico mi consentirà di conquistare? Le
rimozioni vengono infatti passate di generazione in generazione, come eredità
emotiva, e tendono a migliorare o peggiorare in modo consistente la qualità
della nostra vita. Da dove viene questa sofferenza? In quanto a manipolazioni -
siano esse consce o inconsce - l'unica garanzia per il paziente è il lavoro che
il terapeuta ha svolto su di sé.
Qualora la gravità del disagio sofferto dal
paziente ce lo consenta, l'obiettivo deve essere condurlo nel più breve tempo
possibile ad una autonomia sufficientemente buona e alla possibilità di
accedere a sentimenti e desideri in modo non riflesso e spontaneo. Col procedere
della terapia la personalità incagliata, fissata ad una certa epoca - magari in
seguito ad un trauma - inizierà a disincagliarsi sempre più e a maturare di
nuovo.
Se la terapia è ben guidata, il paziente avrà la possibilità di
liberarsi gradualmente dai fantasmi del passato, rendendo disponibile a se
stesso un gran quantità di energia che fino a poco tempo prima era intrappolata
proprio nel suo corpo! La stessa aria del mattino che qualche tempo prima ci
toglieva il respiro, inizierà ad essere sempre più piacevole, finché
sboccerà nel nostro cuore una nuova e sempre più rigogliosa vita.
Questo sito nasce dalla volontà del dott. Alessandro Gambugiati
di condividere il proprio percorso professionale (e personale) nel
mondo della psicoanalisi e della psicosintesi.
In particolare, in psicosintesi non si lavora sulla psicopatologia,
bensì sulle risorse, sulla parte sana della persona!
Il lavoro psicologico si fa "insieme al paziente" con l'obiettivo
di promuovere l'espressione delle potenzialità latenti che risiedono in
ognuno e che necessitano soltanto di una occasione per divenire
bellezza, gentilezza e benessere, anziché sofferenza, malattia e disagio.
Se lo desidera può entrare in contatto col dott. Alessandro Gambugiati
personalmente, fissando un incontro presso gli studi professionali di
Prato e Firenze, oppure virtualmente, utilizzando il telefono e
Internet (Messenger e Skype).
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